Meloni va al seggio ma non ritira le schede. In molti rifanno la battuta sui social con altri esempi credendosi comici.

Dopo aver dichiarato che “andrà alle urne ma non ritirerà le schede”, Giorgia Meloni ha, suo malgrado, aperto le porte a un nuovo filone comico: la comicità da status condiviso, dove basta cambiare un verbo per sentirsi autori satirici di calibro nazionale.

Nel giro di poche ore, i social si sono trasformati in un laboratorio a cielo aperto del peggior cabaret digitale:
“Vado in palestra ma non mi alleno”,
“Vado al ristorante ma non mangio”,
“Vado a messa ma non prego”,
“Vado al mare ma non prendo il sole né faccio il bagno”,
“Vado a dormire ma non chiudo gli occhi”,
“Vado a lavorare ma non faccio un cazzo” (ok, quest’ultima forse è autobiografica).

Il principio è semplice: prendere la frase della Meloni, cambiare luogo e azione, aggiungere un sorrisino ironico, postare con convinzione e sentirsi un comico di razza.
Non importa se prima della dichiarazione presidenziale nessuno aveva mai manifestato velleità satiriche: ora, grazie a un paradosso diventato virale, chiunque abbia accesso a una tastiera può illudersi di far parte della redazione di Lercio.

C’è chi si è spinto oltre, scrivendo:
“Vado a scuola ma non studio”,
“Vado in chiesa ma non credo”,
“Vado su Tinder ma non matcho”,
e il raffinato “Vado in bagno ma non scarico”, dimostrando che la discesa nell’abisso non ha mai fine quando a guidarla è l’autostima immotivata.

Nel frattempo, veri comici, autori e satirici professionisti si chiedono se valga ancora la pena scrivere battute originali, quando basta un paradosso sminuzzato in 10.000 varianti per ottenere 400 like e il rispetto di un parente che condivide tutto senza leggerlo.

In attesa della prossima uscita virale che dia il via a un nuovo carnevale dell’ovvio, resta una sola certezza:
la comicità italiana non è morta, ma sta facendo una lunga pausa. Su Facebook. Con un verbo diverso ogni volta.

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P.S. Per quelli che non colgono l’ironia in queste notizie, sappiate che è un post puramente IRONICO (Non me ne vogliano gli altri, sarà l’ingenuità, ma c’è chi non lo percepisce)

Troppe lamentele sui servizi e prodotti. Poste Italiane corre ai rimedi e inaugura nuove filiali dedicate solo ai reclami.

Roma – Dopo decenni di lamentele, file chilometriche, pacchi mai arrivati, pensioni consegnate con l’asino e raccomandate evaporate nel nulla quantico, Poste Italiane ha deciso di ascoltare (per finta) i cittadini e inaugurare delle nuove filiali dedicate esclusivamente ai reclami.

“La gente si lamenta ovunque: allo sportello, online, nei sogni e perfino dal barbiere”, spiega il nuovo Direttore della Comunicazione e Depistaggio di Poste. “Così abbiamo pensato: perché non canalizzare tutto questo odio in un unico posto, così da poterlo ignorare in modo più organizzato?”

Le nuove filiali, già ribattezzate dagli utenti come “Uffici dello Scaricabarile”, non risolveranno nulla, ma forniranno al cliente l’illusione di essere ascoltato, con frasi tipo:
– “Mi spiace, ma deve fare la fila allo sportello 7”
– “Per i reclami relativi ai reclami deve compilare il modulo CR18bis in triplice copia e consegnarlo nel 1997”
– “Ha provato a rivolgersi a un sacerdote?”


“Facciamo banca”: il sogno erotico di Poste

Negli ultimi anni, Poste Italiane ha voluto reinventarsi come banca, probabilmente dopo una visione mistica durante un blackout al server. Il risultato?
Un ibrido inquietante tra una cartoleria sovietica e un banchetto di prestiti usurai a Natale.

“Ci piace definirci ‘Banca’ perché dà prestigio,” afferma un impiegato con tre badge e zero competenze. “Peccato che l’unica cosa che sappiamo movimentare siano le scuse.”

Conti bloccati, bonifici partiti ma mai arrivati, e consulenti finanziari convinti che lo spread sia una crema per il pane:
Poste Italiane riesce nell’impresa di non saper fare ciò per cui è nata, e nemmeno ciò in cui vuole reinventarsi.


“Orgogliosi della nostra incompetenza”

Tra i corridoi grigi e i monitor perennemente in manutenzione, regna la presunzione di chi non conosce l’umiltà, ma sa usare bene la stampante solo per le ferie.
Il mantra?
“Io sto allo sportello, mica sono un tecnico”, frase che magicamente si adatta anche a domande come “Dov’è il bagno?” o “Come si compila un bollettino?”

I dipendenti, selezionati dopo duri quiz su “quanto puoi ignorare un cliente prima che imploda”, sfoggiano un’arroganza direttamente proporzionale all’inutilità dell’incarico assegnato.
Un impiegato ci confessa:

“A volte non facciamo nulla per ore, ma lo facciamo con la sicurezza di chi crede di star cambiando il mondo.”


Il futuro: droni per le scuse, robot per sbagliare codice IBAN

Poste Italiane guarda avanti: presto arriveranno i reclami tramite intelligenza artificiale, che potranno essere ignorati con algoritmi più veloci, mentre le scuse verranno recapitate da droni che suoneranno il campanello solo per andarsene un attimo prima che tu apra la porta.

Nel frattempo, i cittadini continuano a sperare che Poste faccia almeno una cosa bene nella vita.

Quale? Nessuno lo sa. Nemmeno Poste.

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L’Inter perde la Champions, a Napoli traffico in tilt: ripartiti i caroselli.

Napoli – 31 maggio 2025

Sembrava una tranquilla serata di fine maggio, e invece… caroselli. Clacson impazziti, motorini impennati, bandiere azzurre che sventolano al grido di “grazie Paris”. Il motivo? L’Inter è uscita dalla Champions con un sonoro 5-0 rifilato dal PSG, e a Napoli si festeggia come se fosse tornato Sarri con Higuain.

Le immagini parlano chiaro: fuochi d’artificio a Secondigliano, panini con la porchetta offerti a Forcella, e un uomo a torso nudo sul cofano di una Panda del ‘92 che urla “Questa è per quando ci avete gufato lo scudetto, maledetti!”.

“Noi non serbiamo rancore,” ha dichiarato un tifoso partenopeo mentre accendeva una torcia fumogena in salotto. “Semplicemente ci ricordiamo tutto. Anche i meme che ci mandavano su WhatsApp. E ora godiamo.”

L’onda emotiva è partita già al terzo gol parigino, ma al quinto si è trasformata in tsunami. Alcuni bar del Vomero hanno proiettato il replay della sconfitta in loop, con audio remixato da Gigi D’Alessio.

“È giusto così,” spiega don Gennaro, parroco e tifoso di lungo corso. “Il Signore disse: ama il prossimo tuo, ma non parlò mai dei tifosi interisti.”

A Milano invece l’umore è sotto zero. “Non capisco perché festeggino,” ha dichiarato un tifoso nerazzurro con l’espressione di chi ha appena scoperto che Lautaro non rinnova. “Noi eravamo solo un po’ ironici l’anno scorso. Si chiama sportività. O karma, se preferite.”

In chiusura, il Comune di Napoli ha invitato la cittadinanza alla calma, ricordando che non è prevista alcuna parata ufficiale, “ma se proprio dovete sgasare, fatelo almeno in seconda.”

Intanto a Parigi si studia una nuova strategia di marketing: vendere magliette del PSG con la scritta “L’abbiamo fatto per voi, Napoli”.

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Ritrovate le giostrine della villetta di Siepe Nuova. Non sono state rubate, sono solo coperte dall’erba alta.

Frattamaggiore (NA) – Colpo di scena alla villetta di via Siepe Nuova: le giostrine non erano sparite, come temevano molti cittadini. Erano semplicemente sommerse dall’erba.

«Giuro che ci portavo mio nipote a fare lo scivolo, poi un giorno sono tornato e non c’era più niente… pensavo le avessero spianate per fare l’ennesimo palazzo», racconta un nonno ancora sotto shock, mentre si asciuga il sudore con il volantino di una propaganda elettorale sui referendum.

Le giostrine – installate solo qualche mese fa, dopo anni di meditazione urbanistica e sondaggi tra amici – comprendevano uno scivolo, due altalene affiancate (per non far litigare i cuginetti), una panca girevole (che ruota solo con la benedizione del vento) e due moto di legno su molle che ricordano un’epoca in cui i bambini giocavano all’aperto e non solo su YouTube.

Ma poi è arrivata lei, l’incontenibile, la rigogliosa, la solita: l’erba alta.

«Non vedevo l’altalena da settimane – racconta una mamma – pensavo fosse stata trasferita a Giugliano per motivi di sicurezza». Altri residenti, invece, più esperti nelle abitudini edilizie del territorio, avevano già fatto il disegno tecnico del futuro palazzo da otto piani con box auto e “ampio verde condominiale” (ossia un’aiuola finta con sassi bianchi e panchina in plastica).

Le teorie si sprecavano: chi diceva che le giostrine erano state smontate per far spazio a un McDonald’s con vista cantieri, chi giurava di averle viste su Subito.it sotto la voce “Stock giochi bimbi per sindaci in campagna elettorale”.

E invece no: stavano solo là sotto, ancora sommerse dall’erba, che ormai è talmente alta che qualcuno ha iniziato a chiamarla “foresta Siepe Nuova”. Le giostrine sono state ritrovate per caso, quando un cittadino, rincorrendo il suo cane, inciampando in una delle moto a molla, ha capito che sotto quei cespugli non c’erano rovi… ma legno colorato.

Le giostrine, quindi, non erano sparite: erano semplicemente lì, ma senza nessun gioco organizzato. Il Comune, colto alla sprovvista, ha dichiarato che «in fondo, è anche un modo creativo per far divertire i bambini: prima cercano le giostre, poi ci giocano».

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Schiaccia scarafaggio durante una caduta: con il nuovo DDL rischia il carcere per omicidio colposo.

Schiaccia scarafaggio durante una caduta: con il nuovo DDL rischia il carcere per omicidio colposo
di Legi

NAPOLI – Doveva essere una semplice caduta con lieve trauma all’orgoglio e al parquet, e invece potrebbe trasformarsi in una tragedia giudiziaria. Un uomo di 47 anni, scivolato ieri sulle mattonelle umide della cucina mentre rincorreva l’ultima fetta di parmigiana, ha inavvertitamente schiacciato un esemplare di Blatta Orientalis (più nota come “scarrafone”) con il tallone destro, provocandone la morte istantanea.

Secondo i primi rilievi, la traiettoria del piede – definita dai RIS come “inevitabile ma sospettosamente precisa” – avrebbe centrato in pieno l’insetto, che al momento dell’impatto era intento a valutare un’eventuale fuga sotto il frigo.

Il problema? Con l’entrata in vigore del nuovo DDL a tutela degli animali senzienti, la scarrafonanza potrebbe ora essere riconosciuta come forma di vita degna di tutela giuridica, in barba ai secoli di “mazzate e Raid” a cui la cultura popolare ci aveva abituati.

Omicidio colposo con aggravanti da parquet

Il caso è finito immediatamente sul tavolo della Procura di Viterbo, che ha competenza nazionale in materia di “reati a sei zampe”. Gli inquirenti stanno valutando l’ipotesi di omicidio colposo aggravato da “assenza di intenti ecologisti” e “presenza di pantofole con suola antiscivolo inutilizzate”.

“Non possiamo più chiudere un occhio di fronte al genocidio entomologico che si consuma ogni estate nelle cucine italiane,” ha dichiarato l’ENPA. “Ogni scarafaggio ha il diritto di vivere, riprodursi, e girare intorno alla lavastoviglie alle tre del mattino in santa pace.”

La difesa: “L’ho ammazzato per legittima difesa alimentare”

L’uomo, visibilmente provato, ha dichiarato:

“Non l’ho visto! Giuro! Stavo solo cercando di non far cadere il piatto. Era lui o la parmigiana!”

La sua legale, l’avvocata Antonella Cucaracha, esperta in bio-diritti degli insetti, si dice pronta a far valere il principio di “autodifesa culinaria”, sostenendo che la caduta dell’imputato era causata “da una cucchiaiata di sugo al basilico fuoriuscita per eccesso di entusiasmo.”

Le conseguenze del DDL: nuove misure cautelari in cucina

Con la nuova legge, rischia fino a 4 anni di carcere e una multa fino a 60.000 euro. Tra le aggravanti, l’essere inciampato in presenza della suocera, testimone oculare della scena: “Ha schiacciato il povero animaletto e poi ha finito la parmigiana come se nulla fosse. Un mostro.”

Si fa largo intanto una proposta per l’installazione obbligatoria di micro-sirene di allarme per insetti domestici e corsi di “Empatia Entomologica” per i residenti di vecchia data.

“È un momento di svolta per la giustizia animale”, dichiara il presidente dell’associazione “Un Blatto per Amico”.
“Da oggi, ogni passo potrebbe essere un reato.”

Il processo inizierà in autunno. Prevista la presenza di testimoni a sei zampe e il supporto psicologico per i sopravvissuti del sottolavello.

Poliziotto si fa colpire dal machete di un extracomunitario per non essere accusato dal Consiglio d’Europa di razzismo.

A San Foglia la Stretta (TN), in un’operazione che può essere definita solo come un “Esercizio di Equilibrio Politico”, un poliziotto italiano ha deciso di non fermare un extracomunitario che brandiva un machete con la stessa disinvoltura con cui si ordina un caffè al bar. Per evitare l’ennesima accusa di razzismo, il nostro eroe ha preferito prendersi il colpo piuttosto che rispondere all’aggressione. Una scelta coraggiosa, certo, ma da un punto di vista politico, perfettamente giustificabile: difendere la propria sicurezza è passato in secondo piano rispetto al rischio di fare una brutta figura con il Consiglio d’Europa.

Nel frattempo, la premier Giorgia Meloni ha rincuorato i poliziotti italiani, dichiarando che “non sono razzisti, ma veri professionisti“. Il che, in pratica, significa che, se sei un poliziotto italiano, oggi per essere professionale devi sapere scegliere con attenzione i tuoi nemici. E se l’extracomunitario con il machete ha il colore della pelle sbagliato, beh, la politica ti impone di guardare altrove. Meglio fermare l’italiano che sporca una striscia bianca pedonale con scarponcino fangoso, giusto per non rischiare di sembrare troppo “attivo”.

Il poliziotto, infatti, si è reso conto in un secondo che, nel momento in cui si accingeva a fermare l’extracomunitario, avrebbe potuto finire su tutti i giornali come “l’ennesimo razzista della polizia”. E così, con un acuto senso del dovere e un occhio sempre vigile alla reputazione, ha preferito semplicemente farsi colpire.

Un’operazione perfetta di non-intervento, che potrebbe fare scuola: “Come non fermare un aggressore per non sembrare razzista 101”. Dopotutto, perché rischiare una denuncia quando puoi semplicemente prendere il colpo e magari uscire con un “poco fortunato” sulla tua fedina penale?

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Spettatore alza il volume della TV durante il concerto de Il Volo: l’acuto fa esplodere il razzo di Musk in Texas.

Texas / Italia – In serata, mentre milioni di italiani si godevano lo show “Il Volo – Tutti per Uno” in onda su Canale 5, un ignaro spettatore di Frosinone ha alzato il volume della TV “per sentire meglio quando Gianluca fa le cose con la gola”.

Quel gesto apparentemente innocuo ha dato il via a una catena di eventi imprevedibili. A migliaia di chilometri di distanza, dalla base Starbase in Texas, partiva infatti il nono test del razzo Starship di SpaceX, l’ultima trovata di Elon Musk per portare l’uomo su Marte, sfuggire al fisco e trovare finalmente una zona senza Wi-Fi dove X (ex Twitter) non funzioni.

Poi, la tragedia aerospaziale.

Durante un acuto finale su Caruso, il subwoofer del signor Gennaro Di Lella – 72 anni, audioleso selettivo, ma solo con la moglie – ha amplificato la voce del trio a livelli ultrasonici.
L’onda acustica, definita dagli esperti “un missile lirico in tonalità di guerra”, ha attraversato l’atmosfera, colpito la base SpaceX e mandato in tilt i motori del razzo, che è esploso in volo come un bottiglione di Coca agitato da un laureato in fisica dell’Università della Vita.


Musk sotto shock: “Avevamo calcolato tutto. Tranne il vibrato di Ignazio in diretta nazionale”


I tecnici della NASA parlano di un fenomeno mai registrato: “Il razzo era perfetto. Poi da un momento all’altro i sensori hanno captato un’esecuzione di O Sole Mio e il sistema ha attivato l’autodistruzione per disperazione”.

Elon Musk, visibilmente turbato, ha convocato una conferenza stampa in cui ha dichiarato:
“Il Volo è un’arma. Dovrebbero cantare solo sott’acqua o in ambienti chiusi con doppi vetri. Questo è terrorismo melodico”.

Intanto SpaceX starebbe lavorando a una nuova versione del razzo, rivestito di lana di roccia e pannelli fonoassorbenti, mentre Musk starebbe valutando di comprare Canale 5 solo per poter tagliare l’audio in tempo reale durante le repliche.


Il Volo si difende: “Noi cantiamo, se i razzi scoppiano è un problema loro”


In una dichiarazione ufficiale, Il Volo ha preso le distanze dall’incidente:
“Siamo artisti, non missili balistici. Se la nostra voce arriva nello spazio è perché la musica è universale, non colpa nostra”, ha detto Piero Barone, mentre Ignazio cercava su Google se Marte ha un pubblico più silenzioso.

Nel frattempo, Mediaset annuncia con orgoglio un’altra serata evento, stavolta trasmessa con ritardo di 7 minuti luce, per evitare altri danni collaterali in orbita bassa.

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Referendum dell’8 giugno a tutela dei lavoratori: manca solo il flop alle urne per capire quanto ci tengano davvero.

Sondaggio esclusivo Legi: gli italiani vogliono più diritti, ma senza alzarsi dal divano

A cura della redazione di Legi – Il giornale di chi non ha voglia ma ha sempre ragione

Manca poco al Referendum dell’8 giugno, appuntamento democratico che potrebbe segnare una svolta epocale per i diritti dei lavoratori. Cinque i quesiti in gioco, di cui quattro — ripetiamo quattro — riguardano direttamente la tutela di chi lavora. E allora Legi, da sempre in prima linea nel denunciare l’ipocrisia nazionale tra un meme e l’altro, ha deciso di fare un sondaggio per capire cosa ne pensino davvero gli italiani.

Il risultato? Siamo un popolo che vuole tutto, ma non vuole fare nulla per ottenerlo.


📊 Ecco i dati emersi dal Sondaggio Legi (metodo scientifico: abbiamo chiesto a un bar e su Instagram)

  • 82% degli intervistati vuole “più diritti per i lavoratori”
  • 76% si dice “pronto a votare Sì”
  • 63% ha chiesto se si vota per posta, perché non ha voglia di uscire
  • 58% ha risposto “Che referendum?”
  • 21% pensa che il quorum sia un robot di Star Wars

🎤 Le dichiarazioni degli italiani

  • “Io sono favorevole a difendere i lavoratori, soprattutto perché sono uno di loro. Però domenica ho la comunione di mio nipote e non posso mancare. Le priorità, eh.”
  • “Ma se non vado a votare e vince il Sì lo stesso, poi vale anche per me, giusto?”
  • “Io ci andrei pure, ma tanto non cambia niente. Quindi non vado. Così sicuramente non cambia niente. Perfetto.”

🚶‍♂️Il paradosso tricolore

Gli italiani vogliono ferie, stipendio dignitoso, orari umani, meno precariato, più tutele. Ma chiedere di alzarsi la domenica e mettere una crocetta sembra troppo.

Perché in fondo siamo un popolo che sogna la rivoluzione… ma solo se parte da un post su Facebook.


✍️ Conclusione (spoiler: non serve il finale, tanto non lo leggono)

L’8 giugno si vota. Il Sì è a favore dei lavoratori. E il quorum è il vero nemico da battere. Ma tra grigliate, mare e indifferenza, il rischio è che a vincere, ancora una volta, sia l’arte tutta italiana di lamentarsi senza muovere un dito.

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Striscia attacca Affari Tuoi per la 1.237ª volta. Anche l’ultimo telespettatore ha cambiato canale per noia.

Canale 5 – Serata come tante: Affari Tuoi annuncia l’ennesima coppia di concorrenti con accento adorabile, un pacco da scegliere e milioni di italiani incollati. Dall’altra parte, su Canale 5, Striscia la Notizia parte con il classico: “Servizio ESCLUSIVO su Affari Tuoi!”. Lo stesso servizio da settimane. Anzi, da 1.237 puntate.

Secondo fonti attendibili (cioè il cugino di un autore Mediaset), l’attacco sarebbe stato così ripetitivo da provocare episodi spontanei di narcolessia, cambio canale istintivo e in un caso estremo, un ritorno al televideo.

“Abbiamo scoperto che nel pacco numero 12 c’era un picco di share”, dichiara l’inviato di Striscia mentre finge di fare il giornalista da vent’anni.
“Ma il vero scandalo è che la gente lo guarda ancora con piacere, senza indignarsi nemmeno un po’. Vergogna.”

Fonti interne rivelano che gli autori di Striscia siano ormai esausti:
“Abbiamo finito i sinonimi di ‘dubbio’, ‘sospetto’ e ‘pacchi truccati’. Stiamo considerando di passare direttamente all’ippica.”

Il pubblico però è spietato:
I dati auditel parlano chiaro: ogni attacco ad Affari Tuoi corrisponde a una picchiata negli ascolti di Striscia. A questo punto, l’unico share rimasto stabile… è quello del sarcasmo popolare.

“Io guardavo Striscia da piccolo”, dice un ex spettatore intervistato, “poi ho capito che era sempre lo stesso episodio in loop. Tipo Beautiful, ma senza la trama.”

Nel frattempo in Rai, l’intero team di Affari Tuoi ringrazia:
“Ogni servizio di Striscia è pubblicità gratuita. Continuate così, ragazzi. Se volete vi mandiamo pure dei pacchi autografati.”

Secondo indiscrezioni, se l’andamento continuerà così, Striscia la Notizia cambierà nome in “Striscia la Nostalgia”, in onore dei tempi in cui faceva ridere davvero.

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Il Napoli in udienza dal Papa: allerta in Vaticano, cresce la preoccupazione per un possibile furto della Papamobile.

CITTÀ DEL VATICANO – Tensione altissima tra le mura vaticane, dove la visita della squadra del Napoli in udienza dal Santo Padre ha innescato un’immediata operazione di sicurezza. Oggetto della preoccupazione: la Papamobile, guardata a vista da 4 guardie svizzere, 2 chierichetti armati di incenso e un meccanico romano.

Il timore è concreto: la Papamobile scoperta e perfetta per un veicolo da festeggiamenti – presenta tutte le caratteristiche ideali per diventare la nuova mascotte del tifo azzurro. A far crescere l’allerta è quanto accaduto pochi giorni fa a Napoli, dove alcune auto sono state rubate, segate, private del tetto, verniciate d’azzurro e trasformate in veicoli da carosello, con tanto di stereo sparato a palla e bandiere issate come in processione.

Nel mirino dei tifosi più intraprendenti, adesso, potrebbe finirci proprio lei: la Papamobile, che per struttura sembra perfetta per i caroselli in occasione dei festeggiamenti dello scudetto per le strade di Napoli.

Il Vaticano ha già predisposto delle contromisure: la Papamobile sarà temporaneamente sostituita con una Fiat Duna color beige nebbia padana, considerata “l’auto più sicura del mondo in caso di furto… perché nessuno la vuole, nemmeno gratis”.

Intanto, indiscrezioni parlano di un gruppo di ultras avvistato ieri nei pressi del colonnato del Bernini con metro alla mano, intenti a verificare se “na bella parata cù ‘e cori” ci starebbe tutta anche in piazza San Pietro.

Il Papa, informato del rischio, avrebbe commentato con un sorriso:

“Figli miei, portate pure la gioia… ma lasciate la macchina.”

Nel dubbio, San Gennaro è stato avvistato anche lui in Vaticano con un lucchetto da bici in mano, pronto a incatenare la Papamobile “prima che qualcuno la trasformi in decappottabile da Fuorigrotta”.

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