Due fratelli ereditano dai nonni un vascio in via Tripoli: lo vendono e con il ricavato comprano due ville a Capri.

Frattamaggiore – C’è stato un tempo in cui ereditare un piccolo vascio dai nonni rappresentava più che altro un problema. Bisognava decidere se ristrutturarlo, affittarlo o venderlo. Oggi, evidentemente, dipende soprattutto dalla città in cui quel vascio si trova. Due fratelli, che per ragioni di privacy chiameremo Sossio e Pasquale C., nomi di fantasia, avrebbero infatti ereditato dai nonni un piccolo vascio in via Tripoli. Una normale abitazione a piano terra, di quelle che per decenni hanno fatto parte del patrimonio immobiliare delle vecchie famiglie frattesi. Dopo aver chiesto una valutazione, però, i due avrebbero scoperto che quel piccolo immobile non era semplicemente la casa dei nonni. Era praticamente un investimento immobiliare di livello internazionale. La decisione sarebbe stata immediata: vendere. Con il ricavato, secondo indiscrezioni rigorosamente non confermate, i due fratelli avrebbero acquistato due ville a Capri. Una a testa. Naturalmente entrambe con piscina. Una delle due sarebbe addirittura dotata di un piccolo eliporto privato. La vicenda riporta inevitabilmente l’attenzione sul mercato immobiliare frattese. Perché i prezzi delle case continuano a crescere e, soprattutto per le nuove costruzioni, sembrano ormai aver imboccato una strada tutta loro. Alcuni nuovi appartamenti in costruzione a Frattamaggiore avrebbero prezzi soltanto leggermente superiori a quelli necessari per acquistare un piccolo appartamento di due stanze al celebre Bosco Verticale di Milano. Con una differenza non proprio trascurabile. A Milano abiti in uno degli edifici residenziali più famosi del mondo, circondato da terrazze, piante e alberi. A Frattamaggiore puoi dire di aver comprato casa a Frattamaggiore. Ed è proprio qui che nasce il dubbio. Perché è vero che Frattamaggiore, rispetto a molti comuni vicini, è probabilmente una delle città più ambite della zona. Più commerciale, più conosciuta e con una posizione certamente strategica. Ma forse qualcuno, nel frattempo, deve aver alzato leggermente troppo il livello delle ambizioni immobiliari. Perché una volta acquistato l’appartamento a prezzo da località esclusiva, restano comunque il traffico, lo smog, il cemento, la difficoltà di trovare verde e alberi e tutte quelle caratteristiche che rendono Frattamaggiore una città sicuramente vivace, ma non necessariamente una località turistica di lusso. Insomma, nessuno mette in discussione il valore di Frattamaggiore. Ma forse, prima di stabilire il prezzo al metro quadro, sarebbe opportuno ricordarsi dove ci troviamo. Perché se davvero un piccolo vascio in via Tripoli può trasformarsi in due ville con piscina a Capri, allora il problema non è più il mercato immobiliare. È che a Frattamaggiore qualcuno ha cominciato seriamente a credere di vivere a Montecarlo.

P.S. Per quelli che non colgono l’ironia in queste notizie, sappiate che è un post puramente IRONICO (Non me ne vogliano gli altri, sarà l’ingenuità, ma c’è chi non lo percepisce)

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Emergenza caldo nelle scuole: apriranno prima quelle con i banchi a rotelle, così gli alunni potranno seguire l’ombra durante la giornata.

Dopo anni di polemiche, critiche e interrogativi rimasti senza risposta, finalmente potrebbe essere arrivato il momento della rivincita dei famosi banchi a rotelle, quelli acquistati durante l’emergenza Covid, quelli che avrebbero dovuto rappresentare una piccola rivoluzione nella scuola italiana e che, alla fine, hanno rivoluzionato soprattutto il modo di fare spazio nei depositi.
Oggi, con settembre appena iniziato e temperature che sfiorano i 40 gradi, mentre molte scuole si preparano a riaprire senza un climatizzatore degno di questo nome, qualcuno avrebbe finalmente trovato una possibile utilità alle celebri sedute mobili. Non per il Covid, non per il distanziamento e nemmeno per migliorare la didattica, ma per rincorrere l’ombra.
Secondo le prime indiscrezioni, le scuole ancora in possesso dei banchi a rotelle potrebbero essere favorite nella riapertura. Il motivo sarebbe semplice: grazie alle ruote, gli alunni potranno spostarsi durante la giornata seguendo le zone d’ombra, evitando così di rimanere troppo a lungo sotto il sole. Alle otto tutti sistemati sul lato fresco, alle dieci lenta traslazione verso la zona meno esposta e a mezzogiorno, quando il sole avrà conquistato definitivamente l’edificio, trasferimento generale verso l’ultimo metro quadrato di ombra disponibile.
«Finalmente abbiamo capito a cosa servivano», avrebbe dichiarato un esperto del nuovo piano. «Per anni abbiamo creduto fossero stati acquistati per fronteggiare una pandemia. In realtà erano semplicemente in anticipo sui cambiamenti climatici».
L’idea sarebbe stata accolta con entusiasmo soprattutto negli istituti privi di climatizzazione, dove fino a oggi il principale sistema di raffreddamento è stato affidato alla buona volontà: finestre aperte, porte spalancate, tende abbassate e qualche docente che ogni tanto invita gli alunni a non respirare tutti insieme.
Ma la vera domanda resta un’altra: che fine hanno fatto tutti quei banchi? Perché, dopo essere stati presentati come una delle grandi innovazioni dell’epoca Covid, nella maggior parte dei casi sarebbero risultati poco pratici, ingombranti e decisamente meno rivoluzionari di quanto annunciato. Così, dopo aver percorso qualche metro nei corridoi della storia, molti avrebbero concluso la loro corsa nei depositi.
Ed è proprio qui che nasce il grande rimpianto nazionale. Con una parte di quei soldi, forse, sarebbe stato possibile fare qualcosa di estremamente meno innovativo, meno futuristico e terribilmente banale: mettere dei condizionatori. Nelle aule, nei corridoi, nelle palestre e, già che c’eravamo, perfino nei bagni.
Ma evidentemente installare un normale climatizzatore sarebbe sembrato troppo semplice. Vuoi mettere invece la soddisfazione di poter dire: «Niente aria condizionata, però se senti caldo puoi spostarti».
Il Ministero starebbe ora valutando il recupero dei pochi esemplari superstiti per inserirli nel nuovo Piano Nazionale Anti-Caldo. Dopo anni trascorsi a chiedersi quale fosse la loro funzione, i banchi a rotelle potrebbero finalmente aver trovato la loro emergenza. Non quella per cui erano stati comprati, naturalmente, ma almeno una per cui le ruote potrebbero avere finalmente un senso.
Intanto, per le scuole che quei banchi non li hanno più, resta il tradizionale piano B della scuola italiana contro le alte temperature: sudare con dignità e sperare che il sole tramonti prima della campanella.
E mentre gli studenti attendono ancora l’invenzione rivoluzionaria chiamata «climatizzatore», qualcuno propone di non buttare via definitivamente i vecchi banchi a rotelle. Dopotutto, dopo averli acquistati per combattere il Covid e aver scoperto che non servivano a quello, sarebbe davvero un peccato non riuscire a inventarsi almeno un’altra emergenza per giustificarli.
«Non erano inutili», assicurano. «Erano semplicemente stati comprati con qualche emergenza di anticipo».

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Scienziati sbalorditi: castoro batte il record, rosica da 1.413 giorni senza interruzioni.

Zoo di San Foglia la Stretta — È uno dei fenomeni più singolari mai registrati dagli studiosi del comportamento animale. Un esemplare di castoro ha infatti stabilito un nuovo, incredibile record: 1.413 giorni consecutivi di rosicamento ininterrotto.

La scoperta è stata fatta quasi per caso. Quando i ricercatori hanno iniziato a osservare l’animale, nell’autunno del 2022, il suo comportamento sembrava del tutto normale.

«Era un castoro come tanti», racconta il responsabile del reparto zoologico. «Rosicchiava qualche ramo, qualche tronco. Nulla che potesse far pensare a un fenomeno di rilevanza scientifica».

Poi, però, qualcosa è cambiato.

Il castoro ha continuato a rosicare.

Il giorno dopo, ancora.

E anche quello successivo.

Dopo qualche settimana gli zoologi hanno cominciato a prendere appunti. Dopo qualche mese hanno installato delle telecamere. Dopo un anno hanno smesso di chiedersi quando avrebbe finito e hanno iniziato a chiedersi perché non avesse ancora smesso.

Oggi il contatore segna 1.413 giorni consecutivi.

Un risultato che, secondo gli esperti, potrebbe rappresentare il più lungo episodio di rosicamento mai osservato in un esemplare della specie.

Nel frattempo, lo zoo è stato costretto a correre ai ripari. Le scorte di legname, inizialmente considerate sufficienti per diversi anni, sono state completamente esaurite.

«Abbiamo dovuto aumentare gli ordini di tronchi, rami e legname da ardere», spiegano dalla direzione. «Ma il problema è che lui non sembra avere intenzione di fermarsi».

I ricercatori hanno anche tentato alcuni esperimenti per interrompere il comportamento.

Gli hanno offerto del cibo.

Niente.

Gli hanno procurato nuovi giochi.

Niente.

Hanno provato persino a mettergli davanti un tronco particolarmente grande, nella speranza che si stancasse.

Ha rosicato anche quello.

A questo punto gli scienziati parlano di un comportamento «eccezionalmente persistente».

«Non abbiamo mai visto un animale così determinato», spiegano. «La cosa più sorprendente è che, dopo quasi quattro anni, non mostra il minimo segno di voler smettere».

Il fenomeno ha attirato l’attenzione della comunità zoologica internazionale, che starebbe valutando l’inserimento dell’esemplare nel Guinness dei Primati, nella categoria dedicata ai roditori.

Resta ora da capire quanto potrà durare ancora il record.

Gli esperti non si sbilanciano.

Ma una cosa, allo Zoo di San Foglia la Stretta, ormai è certa:

il castoro continua a rosicare.

E, stando alle ultime osservazioni, non sembra avere alcuna intenzione di smettere.

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Scuola al via nonostante il caldo torrido: genitori con i guanti da forno all’uscita per tirare fuori i figli dalle aule.

San Foglia la Stretta (CT). Quaranta gradi all’ombra e scuole regolarmente aperte. A San Foglia la Stretta il primo giorno di scuola è iniziato con temperature elevatissime e le aule si sono trasformate in ambienti roventi.
Nessun rinvio dell’apertura è stato possibile. I calendari scolastici seguono una programmazione precisa e spostare l’inizio delle lezioni avrebbe significato recuperare più avanti le giornate perse, con il rischio di trascinare l’anno scolastico fino a giugno inoltrato o addirittura ai primi di luglio.
I bambini sono quindi entrati regolarmente nelle loro aule.
Al momento dell’uscita, davanti ai cancelli si è presentata una situazione del tutto insolita.
Sul gruppo WhatsApp delle mamme è partita immediatamente l’organizzazione per recuperare i bambini dalle aule surriscaldate.
La soluzione individuata è stata semplice: guanti da forno.
Una dopo l’altra, le mamme si sono presentate davanti ai cancelli equipaggiate con guanti imbottiti, presine e protezioni varie.
Qualcuna si è presentata addirittura con una tuta ignifuga, mentre altre hanno utilizzato guanti particolarmente spessi per proteggersi dal contatto con oggetti rimasti per ore sotto temperature elevatissime.
Le maestre hanno iniziato a riconsegnare i bambini uno alla volta, mentre i genitori procedevano al recupero con particolare cautela.
Il caldo aveva infatti già provocato i primi effetti anche sul materiale scolastico.
Gli astucci con i colori a cera sono stati tra i primi a risentire delle temperature: diversi colori si sono completamente sciolti, formando all’interno degli astucci un’unica massa di cera multicolore.
Anche alcune penne e matite con parti in plastica hanno iniziato a deformarsi, mentre altri oggetti presenti negli zaini hanno perso la loro forma originale.
Una mamma, nel tentativo di recuperare il figlio, ha toccato inavvertitamente con il braccio scoperto una fibbia metallica dello zaino, rimasta esposta al calore per diverse ore, riportando una piccola scottatura e il segno della fibbia sulla pelle.
Non è andata meglio con le borracce.
Le borracce in plastica si sono sciolte sotto il caldo rovente, lasciando fuoriuscire l’acqua all’interno degli zaini.
Le altre borracce, quelle metalliche, rimaste per ore nelle aule, hanno invece raggiunto temperature tali che, avvicinandosi, si sentiva chiaramente il borbottio dell’acqua all’interno che stava bollendo.
La situazione ha richiesto particolare attenzione anche durante le operazioni di recupero dei bambini, soprattutto per evitare il contatto con oggetti metallici o superfici rimaste esposte al calore per diverse ore.
Per domani, se le temperature dovessero mantenersi sugli stessi livelli, le misure di sicurezza potrebbero essere ulteriormente rafforzate.
Secondo le prime indiscrezioni, non si esclude persino la presenza dei Vigili del Fuoco all’uscita delle scuole, pronti a intervenire con guanti termici e attrezzatura adeguata per facilitare il recupero dei bambini dalle aule più roventi.
Il primo giorno di scuola si è dunque concluso regolarmente.
I bambini sono entrati con lo zaino e sono usciti con tutte le precauzioni del caso.

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Cittadino protesta per l’arrivo della TARI. Sostiene di non doverla pagare, dimostrando che da un anno smaltisce la sua spazzatura sull’Asse Mediano.

Frattamaggiore – In questi giorni stanno arrivando nelle case dei cittadini frattesi gli avvisi di pagamento della TARI, la tassa sui rifiuti. Un appuntamento che, come ogni anno, non sembra suscitare particolare entusiasmo. Per un cittadino frattese, però, quest’anno l’arrivo dell’avviso avrebbe rappresentato una vera sorpresa. L’uomo, infatti, sarebbe andato in Comune per protestare sostenendo di non dover pagare la TARI perché nell’ultimo anno avrebbe provveduto personalmente allo smaltimento dei propri rifiuti. La decisione sarebbe nata da una semplice considerazione economica. Essendo monoreddito e avendo già ricevuto negli anni precedenti gli avvisi della TARI, il cittadino avrebbe deciso che anche quest’anno non avrebbe potuto permettersi di sostenere quella spesa. Da qui l’idea. Se la raccolta dei rifiuti costa, tanto vale occuparsene personalmente. E così, per tutto l’ultimo anno, avrebbe iniziato a portarsi dietro il sacchetto della spazzatura ogni mattina, salendo in automobile e percorrendo l’Asse Mediano nel tratto che da Frattamaggiore conduce verso Casoria. E proprio durante il tragitto avrebbe provveduto personalmente allo smaltimento. Una volta imboccato l’Asse Mediano, abbassava il finestrino e lanciava il sacchetto lungo i bordi della carreggiata. Un gesto diventato, secondo la sua personale interpretazione, una vera e propria procedura quotidiana di smaltimento autonomo. Tutti i giorni. Sempre lungo lo stesso tratto. Sempre dal finestrino. Il cittadino sarebbe stato talmente convinto della bontà della propria soluzione da considerare praticamente inevitabile una conseguenza: se aveva provveduto da solo a liberarsi della spazzatura per tutto l’anno, il bollettino della TARI non sarebbe mai dovuto arrivare. E invece è arrivato. Ed è proprio questo il motivo della protesta. All’inizio, il cittadino avrebbe cercato persino di rispettare la raccolta differenziata. Plastica da una parte. Umido dall’altra. Vetro separato. Indifferenziato accuratamente distinto. Per alcuni mesi avrebbe seguito il calendario con una precisione quasi esemplare. Il problema sarebbe arrivato quando si sarebbe accorto che l’Asse Mediano non sembrava essere stato progettato proprio per questo tipo di raccolta. Nessuna area di sosta per la plastica. Nessun contenitore per il vetro. Nessuna zona riservata all’umido. Nessun punto specifico per l’indifferenziato. Insomma, un serio problema logistico per chi voleva effettuare correttamente la raccolta differenziata direttamente dall’automobile. A quel punto avrebbe deciso di semplificare. Basta separare. Tutto insieme. Un unico sacchetto. Peraltro, un sacchetto particolarmente adatto allo scopo: la classica busta di plastica della spesa, quelle sottili che ormai dovrebbero essere fuori uso e fuori normativa, ma che continuano misteriosamente a circolare e a riempire i carrelli dei mercatini. Dentro finiva di tutto. Plastica, carta, umido, confezioni, bottiglie e rifiuti vari. Una volta riempita, la busta veniva caricata in automobile e destinata al suo abituale punto di conferimento. Sempre dal finestrino. Il cittadino, inoltre, avrebbe documentato la propria attività con il telefonino. Non tanto per vantarsi del servizio svolto, quanto – secondo la sua ricostruzione – per avere le prove da esibire quando sarebbe arrivato il momento della TARI. Fotografie delle buste. Fotografie dell’Asse Mediano. Fotografie dei punti nei quali avrebbe lasciato i propri rifiuti. Una vera e propria documentazione del servizio di raccolta alternativo. Peccato che lungo quel tratto di strada non risultino telecamere capaci di certificare ogni singola operazione. Ma il cittadino sarebbe comunque pronto a testimoniare personalmente. E, in caso di necessità, potrebbe perfino riconoscere alcune delle buste ancora presenti lungo il percorso. «Quella è la mia.» E magari, guardando dentro, potrebbe anche spiegare cosa conteneva. Una prova praticamente inattaccabile. Sempre secondo la logica del cittadino. A questo punto, però, resterebbe da risolvere un piccolo equivoco. Il fatto di aver gettato autonomamente i propri rifiuti lungo l’Asse Mediano non sembra infatti sostituire il servizio pubblico di raccolta e gestione dei rifiuti. Anzi. Potrebbe essere considerato esattamente il contrario. Ma il cittadino non sembrerebbe intenzionato a mollare. Lui era convinto che, avendo provveduto personalmente per un intero anno, la TARI non gli sarebbe più spettata. E quando invece si è visto recapitare l’avviso, sarebbe rimasto profondamente deluso. Non per l’importo. Ma per il principio. Perché, nella sua personale contabilità, un anno di sacchetti lanciati dal finestrino dovrebbe pur valere qualcosa. A questo punto il Comune potrebbe trovarsi davanti a una richiesta decisamente particolare: trasformare il numero di sacchetti abbandonati sull’Asse Mediano in una sorta di credito fiscale. Una busta, un giorno. Tre buste, una settimana. Un anno intero di smaltimento autonomo. E magari, arrivati a una certa quantità, anche un rimborso. Resta però un dato. Il cittadino aveva trovato il modo di risparmiare sulla TARI. O almeno credeva di averlo trovato. Per un anno ha fatto tutto da solo. Ha raccolto la spazzatura. Ha cercato di differenziarla. Ha abbandonato la differenziata perché l’Asse Mediano non offriva aree dedicate. Ha riunito tutto in un unico sacchetto. Ha documentato le operazioni. E ha persino conservato le prove. Poi è arrivata la TARI. Ed è arrivata anche la scoperta più amara. A quanto pare, per non pagare la tassa sui rifiuti non basta portare la spazzatura sull’Asse Mediano. Bisognerebbe anche trovare qualcuno che, in Comune, riconosca ufficialmente quel servizio come raccolta differenziata.

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Ristorante invita i clienti a non usare il cellulare a tavola: cena saltata, il menù si leggeva solo con il QR Code.

Una serata all’insegna della convivialità, del dialogo e del ritorno ai vecchi valori. O almeno queste erano le intenzioni del noto ristorante che, all’ingresso, aveva affisso un accorato messaggio rivolto ai propri clienti:
“A tavola mettete via i cellulari. Godetevi la compagnia, parlate, sorridete e vivete il momento.”
Un invito che alcuni clienti hanno deciso di prendere estremamente sul serio.
Una volta accomodatisi, infatti, hanno spento gli smartphone, li hanno riposti rigorosamente in tasca e nelle borse e hanno iniziato a guardarsi negli occhi, proprio come suggerito dalla direzione.
Dopo circa venti minuti, però, è arrivato il primo problema.
«Scusate, possiamo avere il menù?», avrebbe chiesto educatamente un cliente.
Il cameriere, indicando il centro del tavolo, avrebbe risposto: «Certamente. Basta inquadrare il QR Code».
A quel punto è calato il silenzio.
I clienti si sono guardati negli occhi. Poi hanno guardato il QR Code. Poi nuovamente il cartello all’ingresso che invitava a non utilizzare il cellulare.
Dopo un’accesa riunione familiare, il gruppo avrebbe deciso di rispettare fino in fondo la filosofia del locale, rinunciando così sia allo smartphone che alla cena.
«Non volevamo contraddire il messaggio del ristorante», ha dichiarato uno dei presenti. «Ci hanno detto di goderci il momento senza cellulare e noi abbiamo obbedito. Peccato che il momento sia durato quattro ore, perché non riuscivamo nemmeno a capire cosa servissero».
La direzione del locale, raggiunta telefonicamente, ha chiarito l’equivoco:
«Noi siamo assolutamente contro l’uso compulsivo dello smartphone a tavola. Il cellulare va utilizzato solo per leggere il menù, scegliere antipasto, primo, secondo, contorno, dolce, vini, birre, amari e, possibilmente, lasciare una recensione a cinque stelle».
Per evitare ulteriori incomprensioni, il ristorante starebbe ora valutando un nuovo cartello:
“A tavola non utilizzate il cellulare. Tranne per leggere il menù, ordinare, pagare il conto, lasciare la recensione e pubblicare la foto dei piatti sui social. Per il resto, godetevi la compagnia.”
La convivialità, insomma, è salva. Basta avere il telefono carico.

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Di Battista riprende conoscenza. Si dissocia dai 5 Stelle: primi segnali di lucidità.

CUBA — Alessandro Di Battista ha ripreso conoscenza dopo il malore che lo ha colpito nei giorni scorsi. Una notizia che ha immediatamente suscitato sollievo e incoraggiamento tra quanti gli sono vicini.
Poi, però, è arrivata la satira.
Perché se “riprendere conoscenza” è già una buona notizia dal punto di vista medico, nel linguaggio della politica può diventare anche un’occasione irresistibile per giocare con le parole.
E così nasce il titolo:
Di Battista riprende conoscenza. Si dissocia dai 5 Stelle: primi segnali di lucidità.
Naturalmente è soltanto una battuta satirica. Nessun bollettino medico ha mai inserito tra i parametri clinici la distanza da un partito.
Ma, visto il lungo rapporto di Di Battista con il Movimento 5 Stelle e le successive prese di distanza politiche, il gioco di parole era praticamente servito.
La “conoscenza” torna, dunque.
Le “conoscenze” politiche, invece, possono cambiare.
E in politica, si sa, a volte basta cambiare idea per scoprire di aver avuto ragione… almeno secondo l’idea del momento.
Del resto, la politica italiana ci ha abituati a tutto: alleanze che nascono, alleanze che finiscono, ritorni, addii e soprattutto dissociazioni a tempo indeterminato.
Quella di Di Battista, per ora, resta una vicenda politica tutta da raccontare.
Ma una cosa è certa:
se riprendere conoscenza significa anche ricordarsi da chi ci si era dissociati, allora i primi segnali di lucidità sono davvero incoraggianti.

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ULTIM’ORA: Denunciata Madre Natura per aver fatto ricrescere l’erba della villetta dopo ben 19 giorni dal taglio.

Clamoroso colpo di scena in paese. Fonti ben informate (da tastiera) confermano che la fotosintesi clorofilliana ha agito indisturbata e con totale arroganza tra il 7 e il 26 agosto, provocando la ricrescita selvaggia di ben qualche centimetro di erba nella villetta comunale.

Secondo gli esperti dei complotti estivi, il piano era diabolico: il Sindaco fa tagliare l’erba il 7 agosto (con tanto di prove), ma Madre Natura, chiaramente d’accordo con l’amministrazione, decide di far piovere e fare sole per farla ricrescere entro il 26 agosto, giusto in tempo per far indignare chi non ha un calendario a casa.

A quanto pare, la cittadinanza è sotto shock per la scoperta di questo bizzarro fenomeno biologico secondo cui le piante crescono se passa il tempo. Si valuta una class action contro l’estate e un’interrogazione parlamentare per chiedere il blocco immediato della crescita vegetale durante i mesi politici.

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Cittadini confusi dalla disinfestazione adulticida associata a disinfezione: Ma invece di tutte queste disposizioni, non si potevano semplicemente ammazzare le blatte?

Frattamaggiore – A Frattamaggiore è arrivato un nuovo importante appuntamento con la terminologia amministrativa. Il Comune ha infatti annunciato gli interventi di derattizzazione e quella che viene definita, testualmente, “disinfestazione adulticida associata a disinfezione”. Una comunicazione che ha immediatamente suscitato grande attenzione tra i cittadini. Non è ancora chiarissimo, infatti, cosa significhi esattamente “disinfestazione adulticida associata a disinfezione”, ma una cosa sembra essere certa: da qualche parte, alla fine di tutto questo procedimento, dovrebbero rimetterci le blatte. Il problema è che, davanti a termini così elaborati, qualcuno avrebbe cominciato a chiedersi se non si trattasse dell’ennesima disposizione comunale, magari di una nuova ordinanza, di un regolamento specifico o di qualche provvedimento particolarmente complesso. E invece no. Si tratta semplicemente di una disinfestazione. In pratica, mentre il Comune parla di adulticida, disinfezione, bonifica igienico-sanitaria e derattizzazione, una parte della cittadinanza avrebbe probabilmente preferito una comunicazione molto più diretta: “Passiamo e facciamo fuori le blatte”. Semplice. Chiaro. Immediatamente comprensibile. Ma la vera sorpresa è arrivata nei commenti al post. Invece di discutere della terminologia utilizzata, i cittadini hanno iniziato a fare qualcosa di molto più concreto: segnalare le proprie strade. “Non dimenticate via Mazzini”. “Non dimenticate via Roma”. “Mi raccomando, anche il vicolo a sinistra di via Roma”. “E via…”. Uno dopo l’altro, sono comparsi i nomi delle strade. Sembrava quasi di assistere alla compilazione dell’elenco dei passeggeri prima della partenza di un autobus. O, ancora meglio, a una raccolta firme per assicurarsi che la disinfestazione passasse davvero sotto casa propria. Il motivo è facilmente comprensibile. Il Comune dice che gli interventi interesseranno il territorio comunale. I cittadini, evidentemente, hanno deciso di collaborare. Ognuno ha indicato personalmente dove abita. Non sia mai che, tra una disinfestazione adulticida e una bonifica igienico-sanitaria, qualcuno si dimentichi proprio della propria strada. E così, nel giro di poche ore, il post comunale si è trasformato in una sorta di mappa partecipata delle blatte frattesi. Il Comune comunica l’intervento. La cittadinanza aggiunge gli indirizzi. Il servizio di bonifica pensa al resto. Alla fine, però, la richiesta dei cittadini sembra essere molto più semplice di quanto lasci intendere il comunicato. Non servono grandi spiegazioni. Non servono nuove disposizioni. Non serve nemmeno un master in entomologia amministrativa. Basta che passiate. E soprattutto che passiate anche da casa nostra. Perché di una cosa, almeno su questo, sembrano essere tutti d’accordo: che si chiamino adulticide, disinfestazioni, bonifiche o operazioni igienico-sanitarie, le blatte hanno già capito perfettamente di cosa si sta parlando.

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Nuove foto contro Casabella: “Colpa della movida”. Peccato che fosse il mercato del sabato.

Frattamaggiore – Ormai sembra diventata una consuetudine. Da quando si è insediata la nuova amministrazione, ogni occasione sembra buona per raccontare una città allo sbando e, soprattutto, per mettere sotto accusa il sindaco Casabella. Foto, segnalazioni, post e ricostruzioni che sembrano avere puntualmente un unico obiettivo: dimostrare che qualcosa non funziona. Peccato che, ogni tanto, siano proprio le fotografie a non collaborare. L’ultimo caso riguarda alcune immagini che mostrerebbero i consueti “segni dell’inciviltà della movida” dopo il fine settimana. Cartacce, residui di verdura e un certo disordine generale. Il quadro sembrerebbe perfetto. Troppo perfetto. Perché quelle fotografie, a quanto pare, non arrivano dalla movida. Arrivano dal mercato del sabato. Precisamente dal piazzale antistante il campo sportivo Ianniello, dove ogni sabato si svolge il mercato. E qui la situazione diventa quasi surreale. Al termine del mercato, infatti, può capitare di trovare cartacce, cassette, residui di ortaggi e tutto ciò che normalmente rimane dopo ore di bancarelle, venditori e centinaia di persone che fanno acquisti. Una scoperta davvero sorprendente. Dopo un mercato c’è il mercato. La buona notizia è che, nel giro di poche ore, l’area viene ripulita e torna alla normalità. Quindi le fotografie erano vere. Il problema era soltanto la didascalia. Ma questa volta, per fortuna, qualcuno dei cosiddetti “Casabella Boys”, invece di partire immediatamente con la rabbia e la difesa d’ufficio del sindaco, avrebbe fatto una cosa ancora più rivoluzionaria: ha guardato le fotografie. E si è accorto che qualcosa non tornava. Niente movida. Niente ragazzi. Niente serata del sabato sera. C’era il mercato. E la cosa diventa ancora più interessante considerando che, in quella zona, la movida di cui tanto si parla non ci va neanche. Insomma, stavolta il tentativo di trovare l’ennesima fotografia utile a raccontare il fallimento dell’amministrazione avrebbe incontrato un piccolo ostacolo: la realtà dei fatti. E così il sindaco Casabella, ancora una volta, si sarebbe ritrovato a dover smentire una ricostruzione che sembrava già pronta. Prima le foto vecchie della villetta di via Siepe Nuova. Adesso le foto del mercato presentate come immagini della movida. A questo punto resta soltanto da chiedersi cosa arriverà la prossima volta. Forse una fotografia di una pozzanghera accompagnata dalla scritta: “Casabella porta il mare a Frattamaggiore”. Ma prima di pubblicarla, un consiglio semplice potrebbe evitare qualche altra smentita: guardare la foto. Magari anche il retro. Non si sa mai. Potrebbe esserci scritto: “Mercato del sabato”.

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