Referendum 2025. Si prevede un’affluenza altissima. Scrutatori e presidenti già ai seggi: Mancano solo 49 milioni di persone.

Si prevede un’affluenza altissima. Scrutatori e presidenti già ai seggi. Mancano solo 49 milioni di persone.

di Legi

Alle ore 7:00 di questa mattina i seggi hanno ufficialmente aperto le porte agli elettori italiani.
Ad accoglierli, un clima sereno, urne lucidate con amore, schede perfettamente allineate e uno scrutatore che, con lo sguardo già spento, si stava chiedendo se fosse più dignitoso morire di noia o di caffè annacquato.

Le previsioni parlano chiaro: affluenza altissima, almeno tra i membri del seggio. Un trionfo di presenze tra presidenti, scrutatori e carabinieri annoiati. Il popolo, invece, sembra aver scelto la democrazia orizzontale. Letteralmente: a letto, in pigiama.

Secondo dati non ufficiali (ma molto attendibili), entro le 10 di stamattina l’affluenza aveva raggiunto lo 0,0003%. Un exploit che ha fatto tremare le fondamenta della scuola media “Vincenzo Bellini”, sede di seggio numero 27.
“Abbiamo sentito dei passi nel corridoio, ci siamo emozionati. Poi era il bidello” racconta in lacrime uno scrutatore di 21 anni, al suo primo trauma elettorale.

Nel frattempo, sui social, si è acceso il solito dibattito acceso: “Io non voto perché tanto non cambia niente”, “Io invece voto, ma non so cosa”, “Io voto scheda bianca perché mi fa sentire indipendente”.
Nel dubbio, però, restano tutti a casa. Ma molto indignati.

L’Italia si conferma ancora una volta una nazione appassionata di lamentele, discussioni infinite su WhatsApp e battaglie ideologiche in fila al supermercato, ma timida quando c’è da fare una croce su una scheda.

A metà giornata, i presidenti di seggio hanno cominciato a intrattenersi leggendo ad alta voce i manuali delle istruzioni per lo spoglio, come se fossero romanzi brevi. Qualcuno ha persino proposto di organizzare un torneo di briscola col timbro del Ministero dell’Interno come premio simbolico.

Ma attenzione: il vero picco è previsto nel pomeriggio, intorno alle 17:30, quando tre pensionati si presenteranno contemporaneamente ai seggi e verranno fotografati da tutti i giornali come simbolo di speranza e impegno civile.
Salvo poi scoprire che uno cercava la sala da ballo.

Nel frattempo, la democrazia osserva, paziente. Sa che l’italiano è fatto così: si infiamma su TikTok, si indigna a tavola, ma quando c’è da partecipare davvero… manda avanti gli altri. O meglio, non manda proprio nessuno.

https://www.facebook.com/giginogaudino/

P.S. Per quelli che non colgono l’ironia in queste notizie, sappiate che è un post puramente IRONICO (Non me ne vogliano gli altri, sarà l’ingenuità, ma c’è chi non lo percepisce)

1978: Bambino spegne la TV con un tasto sbagliato, padre perde il goal al 90’. Da allora è in punizione per un telecomando.

PALERMO – Era il 1978 quando un bimbo di 5 anni, nel tentativo ingenuo di alzare il volume per far sentire meglio al papà l’emozione degli ultimi minuti di un decisivo Italia-Inghilterra, premette il tasto sbagliato. Non “volume +”, ma “off”. La TV si spense. Al 90°, come nelle migliori tragedie greche, Paolo Rossi segnava. Ma il padre non vide nulla.

“Sei in castigo a vita,” furono le parole pronunciate a caldo dal genitore. E così fu. Da allora, il bambino, oggi 51enne, non ha più avuto diritto al telecomando. Neanche durante la pandemia. Neanche per vedere il meteo. Neanche per cambiare canale quando c’è Barbara D’Urso.

Nel frattempo, nella realtà parallela dello Stato italiano, accadeva altro. Giovanni Brusca, l’uomo che nel 1992 premette un altro tipo di telecomando – quello che fece saltare in aria Giovanni Falcone, sua moglie e tre uomini della scorta – è oggi un uomo libero. Libero di camminare. Libero di scegliere. Libero, presumibilmente, anche di cambiare canale.

Il bambino invece no. Lui no. Ogni volta che il telecomando passa da una mano all’altra in casa, si volta a guardare il padre, che ancora oggi, con sguardo implacabile, lo redarguisce:
“Hai spento la TV al 90esimo.”

Doppia morale: in Italia si perdona tutto, tranne le partite perse.

Fonti vicine alla famiglia rivelano che, nonostante mezzo secolo di buona condotta, l’uomo continua a vivere con la colpa addosso.
“Una volta,” racconta la sorella, “ha provato a premere il tasto ‘Netflix’. Mio padre ha alzato un sopracciglio. Non si è più ripreso.”

Mentre Brusca ottiene reinserimenti, corsi, forse pure cashback e punti fragola, il nostro protagonista continua a vivere nella zona grigia della vendetta casalinga.

In un Paese in cui la giustizia è spesso lenta o confusa, resta inflessibile solo quella del salotto.
Dove premere un bottone sbagliato vale più di un telecomando esplosivo.

https://www.facebook.com/giginogaudino/

P.S. Per quelli che non colgono l’ironia in queste notizie, sappiate che è un post puramente IRONICO (Non me ne vogliano gli altri, sarà l’ingenuità, ma c’è chi non lo percepisce)

Riceve multa da autovelox svizzero di 187,66 CHF per aver superato 1,5 cm/h il limite con tolleranza di 0,5 cm/h.

In Svizzera, la velocità non si misura in chilometri orari. No, amici. Si misura in millimetri, e se superi anche solo un centesimo di millimetro, ti trovi con una multa che potrebbe farti piangere più della neve che scende lenta sulle Alpi. È questa la magia dell’ordine svizzero: se per caso ti azzardi a superare di 1,5 cm/h il limite di velocità in una zona dove la tolleranza è di 0,5 cm/h, ti becchi un salatissimo conto da 187,66 CHF. Un colpo al cuore, più che al portafoglio.

Quindi, la domanda sorge spontanea: dove si trova il confine tra essere cittadini di un paese civile e essere gli eroi di una prova di precisione millimetrica? In Svizzera, probabilmente, il confine è a 0,5 cm/h, o anche un po’ meno. E sì, se fuori c’è 2 mm di pioggia, come nel caso in questione, la legge non solo è uguale per tutti, ma è anche precisa come un orologio svizzero. Sospetto che ogni autovelox in Svizzera abbia un piccolo comitato di esperti pronto a calcolare le tolleranze con un righello da gioielliere, in modo che ogni eccesso, anche il più microscopico, possa essere punito con la severità di un generale.

Che poi, il vero colpo di genio della Svizzera non è solo la multa, ma il calcolo perfetto che ti porta a pagare esattamente quella cifra: 187,66 CHF. Non una moneta in più, non una moneta in meno. Un po’ come se avessero preso il costo della multa e l’avessero sottratto con la stessa precisione chirurgica con cui tagliano i formaggi. Un taglio netto, per così dire.

Forse, in un’altra parte del mondo, l’automobilista avrebbe avuto una piccola tolleranza umana. Magari una voce dall’alto che ti dice: «Va bene, ti sei preso qualche centimetro in più, ma che sarà mai?» Ma no, in Svizzera la tolleranza si applica solo a condizioni atmosferiche e precisione oraria, non alla velocità.

In fondo, è tutto un grande omaggio alla precisione e all’efficienza. “Tutto è calcolato, tutto è perfetto”, sembra dirci la Svizzera con questo autovelox che non lascia niente al caso. E mentre ti prepari a pagare la multa con un sorriso tra l’ironico e il rassegnato, magari potresti considerare l’idea di comprare una bilancia digitale per misurare la velocità prima di metterti in viaggio. Perché, a quanto pare, non si sa mai dove potrebbe celarsi l’errore di un millimetro. https://www.facebook.com/giginogaudino/

P.S. Per quelli che non colgono l’ironia in queste notizie, sappiate che è un post puramente IRONICO (Non me ne vogliano gli altri, sarà l’ingenuità, ma c’è chi non lo percepisce)

Attacca la dentiera con colla vinilica, assaggia il sugo e la cucchiarella resta incollata ai denti: corsa al pronto soccorso.

San Foglia la Stretta (SA). Attimi di tensione ieri a San Foglia la Stretta, piccolo comune in provincia di Salerno, dove un pensionato di 82 anni è finito al pronto soccorso con una cucchiarella di legno saldamente incollata alla dentiera.

Secondo una prima ricostruzione, l’uomo avrebbe utilizzato della colla vinilica – normalmente impiegata per falegnameria e lavoretti scolastici – per fissare la propria dentiera, lamentando da giorni “un certo gioco tra molare e incisivo”.

Poco dopo aver effettuato l’operazione fai-da-te, l’anziano avrebbe deciso di “dare una girata al sugo” con la storica cucchiarella di famiglia, in attività dal 1986. È bastato un piccolo assaggio per far scattare l’incidente: il mestolo di legno si è incollato saldamente ai denti superiori, rendendo impossibile la rimozione con mezzi domestici, tra cui un tentativo fallito con acqua calda e schiaffetti leggeri.

I familiari, allarmati dal fatto che il nonno non riuscisse più a parlare “se non a cucchiaiate”, hanno contattato il 118. L’uomo è stato trasportato in codice verde all’ospedale di San Cottolengo a Mare, dove il personale medico ha richiesto l’intervento congiunto di un odontoiatra e di un falegname del posto.

Dopo circa due ore e l’uso combinato di spatola, pinza e pazienza, la cucchiarella è stata rimossa senza danni permanenti.

“Pensavo fosse una buona idea,” avrebbe dichiarato il protagonista dell’episodio, “la dentiera adesso regge, ma il sugo l’ho lasciato indietro.”

Il sindaco ha invitato la cittadinanza a evitare “metodi alternativi” per la manutenzione orale e ha annunciato la creazione di un corso gratuito: “Colla sì, ma quella giusta.”

https://www.facebook.com/giginogaudino/

P.S. Per quelli che non colgono l’ironia in queste notizie, sappiate che è un post puramente IRONICO (Non me ne vogliano gli altri, sarà l’ingenuità, ma c’è chi non lo percepisce)

Trump e Musk litigano, Tesla perde gli incentivi: finalmente una scusa per le scarse vendite.

PALO ALTO (California) – Dopo settimane di tensione digitale, blocchi reciproci su X (ex Twitter, ora ex tutto), e meme passivo-aggressivi lanciati in orbita, è ufficiale: Donald Trump e Elon Musk hanno litigato per davvero. Il risultato? La Casa Bianca ha deciso di togliere gli incentivi fiscali alle auto Tesla.

Un portavoce dell’amministrazione americana, travestito da cappello da cowboy con la cravatta di Trump, ha dichiarato:

“Abbiamo deciso di punire Musk nel suo punto più debole: il portafoglio degli altri.”

Il miliardario sudafricano, interrotto mentre stava lanciando un razzo pieno di NFT verso Marte, ha commentato:

“Tesla è un simbolo di libertà. E anche di indecisione, silenzio e spie USB rotte. Ma soprattutto, non è colpa mia se la Model 3 si guida da sola verso la depressione economica.”

“Così almeno possiamo dare la colpa a qualcosa”

Nei concessionari Tesla, intanto, grandi sorrisi e brindisi con acqua frizzante. Un venditore anonimo racconta:

“Finalmente possiamo smettere di dare la colpa alla crisi, ai chip, ai cinesi, al meteo e ai clienti poveri. Ora possiamo semplicemente dire: ‘Ci hanno tolto gli incentivi’ e tutti annuiscono. È liberatorio.”

Trump: “Non mi piace chi fa auto che non fanno rumore”

Fonti vicine a Mar-a-Lago riferiscono che il vero motivo della lite sarebbe il fatto che Musk ha rifiutato di produrre una Tesla che suona l’inno americano ogni volta che freni. Trump avrebbe detto:

“Un’auto che non puzza, non fa rumore e non ha un motore da 8 litri è un affronto alla libertà.”

In risposta, Musk ha twittato: “Donald è geloso perché Tesla ha un’autonomia di 600 km, mentre lui si stanca dopo 6 tweet.”

Intanto in Italia…

Il Governo italiano, colto da un attacco di entusiasmo fuori luogo, avrebbe proposto di togliere gli incentivi anche alla Fiat Panda, “per solidarietà con Musk”.

Conclusione

Le vendite di Tesla, che già arrancavano più della modalità “Eco” in salita, ora hanno una narrazione perfetta. Non è il prezzo, né il design da tostapane spaziale, né l’ansia da ricarica. È Trump.
E Musk ringrazia:

“Quando i numeri non tornano, meglio dare la colpa a qualcuno che ha più follower.”

https://www.facebook.com/giginogaudino/

P.S. Per quelli che non colgono l’ironia in queste notizie, sappiate che è un post puramente IRONICO (Non me ne vogliano gli altri, sarà l’ingenuità, ma c’è chi non lo percepisce)

Prima vittima del caldo: si porta a casa la sedia del bar attaccata al culo, denunciato per furto da sudore.

SAN FOGLIA LA STRETTA (RC) – Prima vera ondata di caldo nel meridione e primi episodi di criminalità epidermica. Protagonista, suo malgrado, Pasquale A., 54 anni, noto frequentatore del bar “Al Caffè Brillo”, che ieri pomeriggio si è alzato dal tavolino portandosi via – incastrata saldamente tra glutei e umiliazione – l’intera sedia di plastica.

Secondo quanto ricostruito dalle telecamere (e dai racconti indignati di almeno tre comari e un gelataio), l’uomo, dopo aver trascorso “solo sei ore seduto” a sorseggiare granite e sparare sentenze, ha tentato di rialzarsi. Ma la sedia non era d’accordo.

“Gliela ha proprio suggata ‘ncuorpo,” racconta Concetta, barista e testimone oculare, “pareva che se la portasse come protesi. Si è trascinato fino al motorino come niente fosse.”

Pasquale, inconsapevole del colpo messo a segno dal suo stesso deretano, è tornato a casa con la sedia ancora perfettamente incollata, al punto da dover chiedere aiuto alla moglie per liberarsi. Ma nel frattempo il titolare del bar, credendo a un furto premeditato, ha sporto denuncia ai Carabinieri per furto aggravato da calore e adesività glutea.

“Non è la prima volta che succede,” afferma il comandante della locale stazione, “ma è la prima volta che qualcuno si porta via una sedia per osmosi.”

Il sindaco del paese ha annunciato l’istituzione di una task force contro il “furnò scivolante”, il fenomeno estivo in cui plastica e carne diventano un tutt’uno sotto i 40 gradi.

Pasquale ora rischia fino a 3 anni di reclusione o, in alternativa, di essere condannato a pulire tutte le sedie del bar con lo sgrassatore.

https://www.facebook.com/giginogaudino/

P.S. Per quelli che non colgono l’ironia in queste notizie, sappiate che è un post puramente IRONICO (Non me ne vogliano gli altri, sarà l’ingenuità, ma c’è chi non lo percepisce)

Via Don Minzoni, abbattuti i muri del parcheggio: era necessario bilanciare i 400 che stanno nascendo intorno.

Frattamaggiore – La città che non dorme mai… perché c’è sempre un cantiere sotto casa.

Dopo anni di onorato servizio come muro inutilmente alto, il parcheggio di Via Don Minzoni si rifà il look: via le barriere, dentro alberelli e aiuole, in quello che viene presentato come un “respiro urbano”.
Un respiro che serve più che altro a ossigenare il senso di colpa per i 400 palazzi che stanno sorgendo ovunque con la grazia di un attacco epilettico di cemento armato.

Frattamaggiore ormai è un agglomerato di case dentro altre case. Dove c’era una piazzetta, ora ci sono 12 appartamenti; dove c’era un’aiuola, ora c’è un attico. L’unico polmone verde della città è un disegno su Google Maps.

Nel frattempo, i pochi alberi superstiti sono stati brutalmente abbattuti con la scusa della “malattia”. Pare soffrissero di intolleranza al cemento.

Il traffico? Una discoteca motorizzata. Non si capisce più se siamo in città o nel livello finale di Mario Kart.
I vasci, un tempo rifugio di nonne col grembiule e vasi di gerani, oggi sono pub, pizzerie, vinerie, bistrot, poké bar e sushi express. Ogni 5 metri c’è una lavagna con su scritto “APERITIVO A SOLI 8€” e un tizio con barba, gilet e birra artigianale.

E se vi chiedete perché sul corso si cammina in fila indiana, è per via dei parklet: micro-aree con panchine e vasi di fiori, messe lì a caso come se avessero sbagliato città.
In compenso, la carreggiata è talmente stretta che le auto devono transitare con gli specchietti chiusi per non strisciare sul cemento dei parklet.

Ma ehi, Via Don Minzoni ha finalmente un parcheggio col prato.
E in fondo, Fratta non è mai stata così green… almeno nelle intenzioni del rendering.

https://www.facebook.com/giginogaudino/

P.S. Per quelli che non colgono l’ironia in queste notizie, sappiate che è un post puramente IRONICO (Non me ne vogliano gli altri, sarà l’ingenuità, ma c’è chi non lo percepisce)

Putin chiama il Papa per la pace: “Si prega di non bombardare per non perdere la priorità acquisita”.

🕊️ Putin chiama il Papa per la pace, ma resta in attesa: “Si prega di non bombardare per non perdere la priorità acquisita”

Città del Vaticano — Momenti di alta diplomazia e bassissimo segnale stamattina, quando Vladimir Putin ha deciso di telefonare a Papa Leone XIV per avviare un “dialogo sincero e costruttivo per la pace in Ucraina”. Ma il leader russo, abituato a tempi rapidi e invasioni lampo, si è trovato di fronte al peggior nemico della geopolitica: l’attesa con musica di sottofondo.

Secondo indiscrezioni trapelate dal Cremlino, la chiamata è partita alle ore 10:00 in punto. Alle 10:01, una voce registrata vaticana ha risposto con tono rassicurante:

“Grazie per aver contattato la Santa Sede. Si prega di non bombardare per non perdere la priorità acquisita.”

Segue musica d’attesa: “Resta con noi Signore, la sera, resta con noi e avremo la pace”.

A quanto pare, Putin avrebbe provato a premere i tasti per accelerare il processo:

  • Tasto 1: Confessione
  • Tasto 2: Benedizione preventiva dei missili
  • Tasto 3: Giubileo anticipato per crimini geopolitici

Nessuna opzione utile per la pace immediata.

Intorno alle 10:38, pare che lo Zar abbia sbottato: “Ma che è, il CUP dell’anima?” e abbia minacciato di rivolgersi direttamente a Giuda per una trattativa più snella. Fonti vicine al patriarca Kirill avrebbero già avviato la redazione di un piano B: santa invasione con indulgenza plenaria.

Nel frattempo, il Papa, ignaro della chiamata, era impegnato a benedire un piccione viaggiatore finito per sbaglio su Telegram.


Dal Vaticano non è ancora arrivata una risposta ufficiale, ma pare che il centralino sia in tilt: da ieri, milioni di richieste di pace giacciono in coda, accanto a 300.000 Padre Nostro non ancora elaborati.

Intanto in Ucraina, il conflitto continua. Ma con priorità decrescente.

https://www.facebook.com/giginogaudino/

P.S. Per quelli che non colgono l’ironia in queste notizie, sappiate che è un post puramente IRONICO (Non me ne vogliano gli altri, sarà l’ingenuità, ma c’è chi non lo percepisce)

Influencer l’8 e 9 giugno va al mare con due wurstel ma non fa la foto che sembrano le gambe.

Domenica 8 e lunedì 9 giugno, mentre l’Italia sarà chiamata alle urne per una serie di referendum e votazioni, l’influencer SabrinonaFit&Fake, 312k follower e 11 cani in casa, ha annunciato che si recherà al mare ma non scatterà la foto dei wurstel come se fossero le sue gambe.

“Non voglio influenzare nessuno con immagini fuorvianti – ha dichiarato – sarò sulla sdraio, sì, i wurstel ci saranno, ma rimarranno nel Tupperware. È una scelta personale. Non voglio contribuire alla polarizzazione dello storytelling gastronomico da spiaggia.”

La decisione, che ha già ricevuto 14.000 like e 3.000 commenti del tipo “Sei un esempio”, “Anche io porto i wurstel ma li mangio e basta” e “Finalmente qualcuno che dissocia il picnic dalla pornografia culinaria”, sembra essere un chiaro riferimento – nemmeno troppo velato – alla recente dichiarazione della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha annunciato che si recherà alle urne, ma non ritirerà le schede.

“Sono cose diverse ma uguali – ha spiegato l’influencer in una diretta Instagram mentre faceva yoga su un kayak – andare al mare è importante, ma non devo per forza partecipare all’estetica delle cosce alimentari. Così come andare a votare è importante, ma non per forza devi esprimere un voto. L’importante è esserci, come diceva Confucio, o forse era Chiara Ferragni.”

Nel frattempo, fonti non confermate dicono che un altro influencer, GianluShred, avrebbe annunciato che “andrà al concerto ma non ascolterà la musica”, mentre la pagina Facebook di un certo partito politico ha pubblicato un meme con scritto:
“Vado in pizzeria ma non ordino. Sto lì e guardo il menù con aria istituzionale.”

La democrazia, come sempre, trova nuove forme di espressione. Anche con due wurstel nel borsone frigo.

https://www.facebook.com/giginogaudino/

P.S. Per quelli che non colgono l’ironia in queste notizie, sappiate che è un post puramente IRONICO (Non me ne vogliano gli altri, sarà l’ingenuità, ma c’è chi non lo percepisce)

Meloni va al seggio ma non ritira le schede. In molti rifanno la battuta sui social con altri esempi credendosi comici.

Dopo aver dichiarato che “andrà alle urne ma non ritirerà le schede”, Giorgia Meloni ha, suo malgrado, aperto le porte a un nuovo filone comico: la comicità da status condiviso, dove basta cambiare un verbo per sentirsi autori satirici di calibro nazionale.

Nel giro di poche ore, i social si sono trasformati in un laboratorio a cielo aperto del peggior cabaret digitale:
“Vado in palestra ma non mi alleno”,
“Vado al ristorante ma non mangio”,
“Vado a messa ma non prego”,
“Vado al mare ma non prendo il sole né faccio il bagno”,
“Vado a dormire ma non chiudo gli occhi”,
“Vado a lavorare ma non faccio un cazzo” (ok, quest’ultima forse è autobiografica).

Il principio è semplice: prendere la frase della Meloni, cambiare luogo e azione, aggiungere un sorrisino ironico, postare con convinzione e sentirsi un comico di razza.
Non importa se prima della dichiarazione presidenziale nessuno aveva mai manifestato velleità satiriche: ora, grazie a un paradosso diventato virale, chiunque abbia accesso a una tastiera può illudersi di far parte della redazione di Lercio.

C’è chi si è spinto oltre, scrivendo:
“Vado a scuola ma non studio”,
“Vado in chiesa ma non credo”,
“Vado su Tinder ma non matcho”,
e il raffinato “Vado in bagno ma non scarico”, dimostrando che la discesa nell’abisso non ha mai fine quando a guidarla è l’autostima immotivata.

Nel frattempo, veri comici, autori e satirici professionisti si chiedono se valga ancora la pena scrivere battute originali, quando basta un paradosso sminuzzato in 10.000 varianti per ottenere 400 like e il rispetto di un parente che condivide tutto senza leggerlo.

In attesa della prossima uscita virale che dia il via a un nuovo carnevale dell’ovvio, resta una sola certezza:
la comicità italiana non è morta, ma sta facendo una lunga pausa. Su Facebook. Con un verbo diverso ogni volta.

https://www.facebook.com/giginogaudino/

P.S. Per quelli che non colgono l’ironia in queste notizie, sappiate che è un post puramente IRONICO (Non me ne vogliano gli altri, sarà l’ingenuità, ma c’è chi non lo percepisce)

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora