Scuola privata aperta 48 ore all’anno per distribuire diplomi facili: per sbaglio diploma anche il ragazzo del bar che porta i caffè alla commissione d’esame.

Frattamaggiore (NA) – Una scuola privata, un’aula vuota per 363 giorni l’anno, e poi… puff! Come per magia, due giorni l’anno la scuola si materializza: sedie, banchi, professori, commissioni, studenti. O presunti tali.

A riportare la notizia ci hanno pensato anche programmi televisivi e tg satirici in prima serata: a Frattamaggiore, ormai, la scuola dell’efficienza è una realtà. Aperta solo per gli esami di Stato, accoglie candidati da tutta Italia. L’obiettivo? Uscire con un diploma fresco fresco, possibilmente senza fare troppa fatica.

Ma stavolta qualcosa è andato storto. O meglio: talmente giusto da sembrare uno sketch. Il ragazzo del bar che portava i caffè alla commissione si è ritrovato – per un errore burocratico o forse per eccesso di zelo – tra i diplomati. Nessuno si è accorto di nulla. Non lui, non i professori, forse nemmeno i caffè.

“Mi hanno detto di firmare qualcosa per la ricevuta – ha raccontato – e tre minuti dopo avevo il diploma in mano. Avevo solo portati tre espressi”.

Nel resto dell’anno, i frattesi si sono sempre chiesti: “Ma che succede in quelle scuole quando non ci sono gli esami?”. E la risposta, per anni, è rimasta sospesa tra leggenda urbana e mistero ministeriale. Nessun alunno, nessuna lezione, nessun registro aperto… e poi, d’improvviso, l’esplosione di vita dei due giorni da maturandi.

Ma in fondo, Frattamaggiore è anche questo: una città dove la realtà ha un senso tutto suo, dove puoi diplomarti per sbaglio e scoprire che sei diventato adulto tra una tazzina e una firma. Alla fine, il ragazzo del bar ha ringraziato. “Vabbè, già che ce l’ho… ora lo metto nel curriculum”.

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P.S. Per quelli che non colgono l’ironia in queste notizie, sappiate che è un post puramente IRONICO (Non me ne vogliano gli altri, sarà l’ingenuità, ma c’è chi non lo percepisce)

Chat GTP invia lo stesso tema su Borsellino, Pasolini e Tomasi di Lampedusa a 524.000 studenti e consiglia: “Firmate col vostro nome per farlo sembrare originale”

Oggi, mentre 524.000 studenti italiani sono impegnati nella prova di Italiano dell’Esame di Stato, una notizia che sembra uscita da un romanzo di fantascienza (ma che forse è più reale di quanto si creda) scuote le aule virtuali e quelle fisiche di tutta Italia.

Pare infatti che Chat GTP, l’intelligenza artificiale più chiacchierata del momento, abbia ricevuto all’unisono 524.000 richieste identiche: scrivere un tema sulle tracce più gettonate di quest’anno, ovvero Borsellino, Pasolini e Tomasi di Lampedusa. La risposta? Un unico, perfetto tema condiviso, fornito a tutti. “Firmate col vostro nome per farlo sembrare originale”, consiglia l’algoritmo in un sussurro elettronico che suona quasi come una presa in giro benevola.

Nel frattempo, nelle aule dove si svolge la prova, gli studenti sono ignari – o forse troppo consapevoli – della massiccia operazione di “copia collettiva” digitale in corso. Qualcuno prova a personalizzare con l’introduzione di una citazione random di Totò o con un aneddoto sulla pizza mangiata a cena, ma alla fine, si sa, la sostanza è quella.

E i professori? Ah, i professori! Come anticipano gli studenti con la solita vena sarcastica che si trasforma in rassegnazione, la correzione di 524.000 temi praticamente identici sarà un’impresa quasi impossibile da smascherare. Perché diciamolo: quando la tecnologia diventa diavoleria incomprensibile e persino un semplice smartphone manda in crisi più di uno di loro, chi è che davvero capirà se i temi sono stati copiati in massa da una IA?

“I professori si credono dei pozzi di scienza”, confida un maturando, “ma poi basta un cellulare che non funziona e li vedi lì, con lo sguardo perso e la faccia da ‘che cosa è questo coso?’”. Dopotutto, molti commissari arrivano da epoche in cui “il copia e incolla” era roba da stregoni, e il loro radar anti-cheating si attiva solo quando trovano un tema scritto in Klingon.

Insomma, in questo spettacolo tragicomico che è la maturità 2025, sembra che la vera sfida non sia tanto il tema da scrivere, quanto riuscire a non far capire a chi corregge che l’IA ha fatto il lavoro per tutti. Se poi qualcuno becca la truffa, niente paura: basterà dire che è un “lavoro collettivo anti-sistema”, come suggerisce il simpatico messaggio finale di Chat GTP.

Intanto, mentre gli studenti schiacciano tasti e sperano in un miracolo, e i professori si arrovellano con penne e fogli che sembrano provenire da un’altra dimensione, la macchina da scrivere del futuro ha già dettato la sua sentenza: la Maturità 2025 sarà ricordata come quella dei temi clonati, firmati a mano e corretti con il cuore… o con molta, molta rassegnazione.

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Pagano 4000 euro per superare la prova costume: indagate due commesse, facevano indossare due taglie in più.

Forte dei Marmi – Volevano l’estate senza sacrifici, la spiaggia senza addominali, il bikini senza dieta. E l’hanno ottenuto. Pagando.
Due commesse di un noto negozio di costumi da bagno sono finite al centro di un’inchiesta per frode motivazionale aggravata: vendevano taglie L con l’etichetta S, specchi truccati che ti riflettevano cinque chili in meno e complimenti inclusi nel prezzo (“Wow, le sta da Dio!” era tariffato a parte, ma con lo sconto amichevole).

Secondo gli inquirenti, il “sistema” era ben rodato: l’acquirente entrava in negozio, provava un costume, piangeva, veniva consolata con una spremuta detox e infine… promossa con pieni voti alla prova costume, dietro versamento di 4000 euro e una promessa di non mangiare pane per 3 anni.

“Abbiamo solo aiutato le persone a sentirsi bene con se stesse”, si difendono le due, “mica è colpa nostra se la società impone canoni assurdi. Noi li rendiamo solo più accessibili… come il mutuo per una seconda taglia”.

Le indagini sono partite dopo che una cliente, fiduciosa di aver superato la prova costume, si è presentata in spiaggia convinta di avere un corpo da copertina. Il telo da mare non ha retto. La verità è venuta a galla come una ciambella gonfiabile troppo carica di illusioni.

Ora si attendono sviluppi, mentre centinaia di clienti si stanno autodenunciando: “Sapevo che quella taglia 38 odorava di truffa”.


In fondo, la vera truffa è quella che ci convince che il valore di una persona si misuri in centimetri di circonferenza e non in chili di autostima. E che d’estate, più che il corpo, andrebbe messo a nudo il giudizio degli altri.

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Gattuso accetta l’incarico da CT: medici e paramedici già in allerta, pronti a ogni evenienza.

Non ha ancora indossato ufficialmente la tuta della Nazionale, ma l’aria è già tesa come un elastico lasciato al sole. Gennaro Gattuso, appena nominato commissario tecnico dell’Italia, ha già fatto scattare l’allerta rossa nello staff medico di Coverciano, che ha richiesto il potenziamento del reparto di primo soccorso e l’acquisto urgente di otto defibrillatori, “non si sa mai”, ha detto il dottore della Nazionale mentre stringeva tra le mani un rosario.

Secondo indiscrezioni, pare che Gattuso abbia avuto il suo primo scontro verbale con il giardiniere del centro sportivo, colpevole — a suo dire — di “tagliare l’erba con poca grinta”. Testimoni oculari riferiscono che l’allenatore avrebbe chiesto:

“Ma ‘sta erba ha personalità o no? Perché se no qua non cresciamo niente, nemmeno il gioco.”

Il giardiniere, sotto shock, avrebbe chiesto il trasferimento alla manutenzione delle aiuole del Vaticano.

Non finisce qui: alla conferenza stampa di presentazione, Gattuso avrebbe risposto con un “ma che domande sono?” a sei giornalisti su sette, il settimo invece ha ricevuto solo un’occhiataccia che, secondo i sismografi INGV, ha fatto tremare leggermente il microfono.

Per motivi precauzionali, i magazzinieri della FIGC hanno sostituito le borracce con sacche da boxe e il preparatore atletico si è già dimesso, dichiarando: “Non reggo lo stress, ieri ho sognato che mi urlava contro pure Alexa”.

Nel frattempo, in tutta Italia si diffonde il nuovo motto federale:
“Con Gattuso CT, più che convocati, servono coraggiosi.”

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Dopo 10 anni di cantieri e palazzi anche sulle aiuole, il nuovo sindaco promette: “Disegneremo gli alberi sui muri!”

Frattamaggiore (NA) Dopo dieci anni di cemento a colazione, pranzo e cena, a Fratta non si trova più nemmeno un’aiuola dove far sedere un cane. Perfino l’ultima striscia di terra accanto alla rotonda è diventata un mini condominio con box auto e terrazzo.

Ora che non c’è più un metro quadrato libero neanche per piantare un prezzemolo, il nuovo candidato sindaco ha avuto l’illuminazione:
“Disegneremo gli alberi direttamente sui palazzi!”
Così Fratta tornerà verde… ma solo a guardarla da lontano. Tipo da Sant’Arpino.

La proposta ha subito convinto molti cittadini, soprattutto quelli che nei primi anni lo avevano votato per “un favore edilizio”, ma ora si lamentano perché non sanno più dove costruire.

“A me m’avevano promesso che ci facevo due piani sopra al garage, mo mi ritrovo circondato da palazzi alti sei metri e niente aria. Voglio il verde!” – dice un ex sostenitore, mentre guarda il sole tramontare alle 11 di mattina perché coperto da un palazzo sorto nottetempo.

Il progetto “verde pittato”

L’idea è semplice: se non si possono piantare alberi veri, li si disegna direttamente sulle facciate dei palazzoni.
Con un po’ di fantasia, anche un muro grigio può sembrare un giardino. Basta che ci metti un albero pittato e magari due uccellini con la faccia triste.

L’assessore ai lavori infiniti assicura:

“Dopo aver tolto ogni zolla di terra per costruire, ora vogliamo dare un segno di speranza. E visto che di terra non ce n’è più… il segno lo facciamo col pennello!”

Il parroco del quartiere, stanco di benedire solo cantieri e inaugurazioni di garage, si è detto disponibile a benedire anche i disegni degli alberi, “purché almeno servano a far pace con la coscienza.”


Fratta, quindi, guarda al futuro: se non c’è più verde vero, si punta tutto sul disegno.
Perché se l’erba non cresce… almeno si può colorare col verde pastello.

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Briatore inaugura il 1° ” all you can eat” con 3500 € mangi margherita a volontà.

Briatore inaugura il 1° “All You Can Eat”: con 3500 € mangi margherita a volontà

“E se hai ancora fame, puoi annusare un trancio di crudo.”

Portofino. Dopo aver spiegato agli italiani che la pizza a 4 euro “è una vergogna”, Flavio Briatore lancia la sua nuova sfida culinaria: il primo All You Can Eat extralusso dove, per la modica cifra di 3.500 euro, potrai mangiare margherita a volontà.
La notizia ha subito suscitato entusiasmo tra le fasce più deboli della popolazione, tipo Elon Musk e Chiara Ferragni.

“Non è per tutti, ovvio. È un’esperienza sensoriale, non una sagra del caciocavallo,” ha dichiarato Briatore, mentre firmava un’autografo su una pizza servita su un piatto di porcellana di Capodimonte.

Il locale si chiamerà “Magnà”, con l’accento su ogni vocale e una tassa d’ingresso chiamata “tassa d’umiltà”, utile a ricordare ai clienti che no, non sono come gli altri.
Nel menù:

  • Margherita al caviale d’oro
  • Margherita servita su lastra di marmo di Carrara
  • Margherita cotta col calore umano di un influencer
  • Margherita invisibile (piatto filosofico, costa 1200 euro)

Ogni cliente riceverà in omaggio un tovagliolo firmato Briatore e un NFT del momento in cui hanno masticato per la prima volta.

“Vogliamo dare alla pizza il valore che merita, come un Rolex. Solo che invece di dire l’ora, ti dice quanto sei povero.”

Secondo alcune indiscrezioni, pare che il prossimo progetto sarà una trattoria popolare dove si potrà sniffare l’odore della carbonara a soli 800 euro, con l’aggiunta facoltativa di una foto del piatto per altri 200.

Intanto, fuori dal locale, un gruppo di napoletani ha organizzato una veglia di preghiera per la dignità gastronomica perduta, mentre un pizzaiolo di Secondigliano è stato visto urlare:

“Con 3500 euro ti faccio mangiare pizza, primo, secondo, dolce, caffè, amaro e ti compro pure la macchina.”


E così, in un mondo dove mangiare diventa un privilegio da collezionisti, la pizza – piatto del popolo per eccellenza – finisce sotto teca, tra un diamante e una Birkin.
Ma forse la vera domanda è:
quanta fame di status dobbiamo ancora avere prima di sentirci sazi?

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Puoi togliere un frattese da Fratta, ma non potrai mai togliere Fratta dal suo cuore. Si tatua il simbolo sul petto.

Milano, Berlino o Amsterdam cambia poco… tanto nel cuore ci resta sempre quel profilo elegante di una gru contro il cielo grigio cemento. È con questo spirito che un giovane frattese emigrato al Nord ha deciso di portarsi Frattamaggiore… addosso. Letteralmente.

Il ragazzo, visibilmente emozionato, ha scelto di tatuarsi una gru edile sul petto, proprio sopra al cuore. «Stavo per farmi la stella nera del Frattamaggiore Calcio… poi ho pensato al volto di San Sossio, ma non volevo sembrare troppo devoto. Ho valutato Lorenzo Insigne, ma mi pareva troppo… di Frattaminore. Ho pensato anche a Francesco Durante, che però nessuno riconosce. Alla fine ho scelto lei: la Gru. L’unico vero simbolo eterno di Fratta».

E come dargli torto? Dove prima c’erano orti, giardinetti, spiazzali e terra vera, oggi sorgono palazzi da dieci piani con vista muro, costruiti al posto di vecchie case di un solo piano che almeno facevano ombra ai gatti.

Frattamaggiore è diventata una delle città più cementificate d’Italia. Alcuni non la chiamano più “La piccola Parigi” come veniva definita un tempo ma la chiamano “la Manhattan del napoletano”, ma senza Central Park e con l’acustica di una betoniera accesa H24. Ogni buco che rimane libero – anche un’aiuola – è visto come un’offesa al PIL locale.

L’urbanista tedesco che ha visto la foto del tatuaggio ha esclamato: “Che senso dell’identità urbana! Da noi si fa il tatuaggio della porta di Brandeburgo, a Fratta la gru edile. Geniale!”

Ora il giovane torna a Fratta solo due volte l’anno, il 31 dicembre per il brindisi al corso e per la festa del Santo Patrono. Giusto il tempo di rivedere mamma, mangiare la pizza con la scarola e contare i nuovi cantieri aperti.
«Fratta cambia, cresce, si alza. Ma nel mio cuore – dice – resterà per sempre uguale: con una gru sempre all’orizzonte».

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Gaza–Frattamaggiore, gemellaggio ufficiale: fuochi d’artificio e morte lenta, ma festosa.

Frattamaggiore (NA) – È ufficiale: siglato lo storico gemellaggio tra Frattamaggiore e Gaza. L’annuncio arriva in piena notte, coperto dal frastuono dei botti illegali e dal suono delicato della plastica bruciata.

“Ci sentiamo molto vicini – ha dichiarato un PRIVOCEFALO in ciabatte – anche là ci sono i boati, l’aria è irrespirabile, e si vive con l’adrenalina. Solo che noi lo facciamo per divertimento, mica per una guerra.”

A suggellare il gemellaggio, una serie di esplosioni a caso, avvenute tra le 2:47 e le 4:15 del mattino, con punte di decibel che hanno aperto finestre, culle e portoni blindati. Il tutto sotto 37 gradi notturni, amplificati da asfalto rovente, cemento lucido e zero alberi (perché “danno noia alle auto in doppia fila”).

La popolazione si è divisa:

  • I PRIVOCEFALI hanno festeggiato con una rissa tra bombette e tric trac industriali.
  • I cittadini normali si sono chiusi in casa a respirare diossina “con dignità”.
  • I bambini piangevano.
  • I cani abbaiano ancora adesso.

E le autorità? Interpellate telefonicamente da cittadini esasperati, la risposta è stata chiara:

“Eh signò, mo è stagione e ‘e primme comunione… che dobbiamo fa’?”

Nel frattempo, l’amministrazione resta vigile e silenziosa, secondo il noto protocollo istituzionale 🙈🙉🙊.

“Non vediamo, non sentiamo, non parliamo. Sennò poi non ci votano più.”

Il programma del gemellaggio prevede:

  • Scambio culturale a base di botti, tra i vicoli di Gaza e i garage abusivi di Frattamaggiore.
  • Laboratori pirotecnici comuni, con materiali tossici condivisi grazie al PNRR (Piano Nazionale Rumore Ripetuto).
  • E il gran finale: la prima edizione del Festival Internazionale del Bòtto Inutile, patrocinato dal Ministero dell’Insofferenza.

Nel frattempo la città, soffocata da smog, caldo, cemento e monnezza artistica sparsa ovunque, si prepara alla prossima notte insonne.
Ma tranquilli: è solo per festeggiare qualcosa. Non si sa cosa, ma si festeggia.

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Stando alle voci di calciomercato, il prossimo anno il Napoli dovrebbe giocare col 7-9-5.

NAPOLI – Se il calcio fosse una partita a Risiko, De Laurentiis avrebbe già occupato tutta l’Asia con centravanti brasiliani. A pochi giorni dall’apertura ufficiale del calciomercato, il Napoli ha già contattato più giocatori di quanti ne abbia conosciuti Maria De Filippi in trent’anni di C’è posta per te.

L’obiettivo? Rivoluzionare il modulo: via il classico 4-3-3, troppo banale. Spazio al 7-9-5, una disposizione mai vista prima, approvata dall’UEFA solo perché pensavano fosse un nuovo piano tariffario di Sky.

“Giocheremo con sette ali, nove punte centrali e cinque trequartisti. Il portiere? Se avanza tempo lo compriamo a gennaio”, ha dichiarato l’allenatore del Napoli, che nel frattempo sta facendo un corso accelerato di logistica per sistemare tutti gli attaccanti in campo senza violare le leggi della fisica.

Secondo indiscrezioni, a Castel Volturno gli allenamenti sono già iniziati: dodici attaccanti a colpire lo stesso pallone contemporaneamente, mentre i difensori – una categoria in via d’estinzione nel golfo – si limitano a fare da pali umani nelle partitelle.

Ma non finisce qui: sembra che il Napoli abbia già prenotato posti extra sulla panchina, trasformando il Maradona in un anfiteatro stile antica Roma, dove ogni panchinaro sarà dotato di tamburello, sciarpa e caffè sospeso.

Fonti vicine alla società riportano che il prossimo passo sarà l’acquisto simbolico della lettera “G”, per avere almeno un “Giochi senza frontiere” completo, dato che la formazione titolare assomiglierà più a una parata di carnevale che a una squadra di calcio.

Nel frattempo, i tifosi azzurri sono divisi: c’è chi sogna valanghe di gol e chi teme che alla prima azione offensiva si formi un ingorgo tale da bloccare il VAR per ore.

Una cosa è certa: al Napoli la parola “equilibrio” fa rima solo con “colpo di mercato”.

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Taser troppo letale: alla Polizia solo pistole ad acqua tiepida. Oltre i 37 gradi, è lesione aggravata.

Polizia sotto accusa: vietati inseguimenti, taser e sguardi giudicanti. Arruolati solo se empatici e con diploma in counseling.

Roma – La nuova direttiva è chiara: agli agenti non sarà più consentito rincorrere chi fugge a un posto di blocco. Non per pigrizia, ma per sensibilità. “Metti che il sospetto si spaventa, si distrae e tampona un marciapiede: chi lo spiega poi a Amnesty International?”, commenta un funzionario con la voce tremante dalla paura di dire qualcosa di sbagliato.

Il taser, poi, è stato ufficialmente dichiarato “strumento colonialista”, pericoloso per il sistema nervoso dei cittadini già stressati dal costo della vita. L’ultima alternativa? Pistole ad acqua, purché tiepide, con certificato medico che ne attesti la temperatura inferiore ai 37 gradi. Sopra quella soglia, è violenza aggravata con dolo termico.

In fase di sperimentazione anche manganelli biodegradabili in tofu e manette in lana merinos per non traumatizzare gli arti degli arrestati.

“La forza va usata solo col consenso dell’aggressore”, ha dichiarato un portavoce progressista con in mano una copia della Costituzione e un peluche.

Secondo un recente emendamento proposto da un partito di sinistra dal nome impronunciabile, gli agenti potranno interrogare un sospetto solo dopo avergli chiesto se si sente emotivamente al sicuro. In caso di risposta negativa, l’indagine dovrà essere interrotta e il poliziotto, ovviamente, sospeso.

La proposta più discussa? La sostituzione del “fermo di polizia” con il “momento di ascolto attivo”. Il sospetto potrà esprimere le sue emozioni mentre l’agente, armato di empatia e camomilla, prenderà appunti su un taccuino di carta riciclata.

Intanto nelle piazze italiane cresce la protesta delle forze dell’ordine, sempre più simili a mediatori familiari che a tutori della sicurezza. “Siamo pronti a difendere i cittadini, ma solo se non offendiamo nessuno, non sudiamo troppo, e soprattutto non facciamo rumore”, ha dichiarato un agente mentre faceva un massaggio cervicale a un ladro per evitargli stress da arresto.

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