«Dopo aver conquistato Wimbledon con un braccio dolorante, Jannik Sinner è stato immediatamente ingaggiato come testimonial ufficiale di Olio 31. “L’unica condizione — ha dichiarato Sinner — è poterlo applicare direttamente in campo, tra un punto e l’altro, così il braccio soffre meno e la vittoria arriva lo stesso.” La casa produttrice, entusiasta, ha già lanciato la linea “Sinner Edition”: un tubetto che promette di far vincere partite, ignorare il fisioterapista e convincere anche gli scettici che basti un po’ di unguento per diventare campioni. “Con Sinner testimonial — ha detto il CEO — abbiamo trovato la prova che la vera fatica è solo marketing.”»
P.S. Per quelli che non colgono l’ironia in queste notizie, sappiate che è un post puramente IRONICO (Non me ne vogliano gli altri, sarà l’ingenuità, ma c’è chi non lo percepisce)
San Foglia la Stretta (VR) – Per settimane nessuno ha capito cosa stesse succedendo. Gli animatori del campo estivo comunale rientravano a casa in silenzio, lo sguardo perso nel vuoto, le braccia segnate da laccetti arcobaleno e i capelli impastati di colla vinilica.
“Pensavamo fosse stress da acchiapparella,” racconta la madre di uno degli educatori, “ma poi mio figlio ha iniziato a dormire con la luce accesa e a balbettare ogni volta che sentiva Baby Shark.”
Dopo numerose segnalazioni da parte dei familiari, i Carabinieri hanno deciso di installare telecamere nascoste. Le immagini hanno svelato l’incredibile: due bambini maranza, di 7 e 8 anni, capi indiscussi del gruppo, avevano trasformato il campo in un lager educativo al contrario.
Tra gli abusi documentati:
Animatori legati agli alberi con le corde del tiro alla fune.
Interrogatori sulle scorte di succhi di frutta sotto minaccia di lancio di crocs.
“Giri della vergogna” in cariola per chi osava proporre la tombolata.
Imposizione obbligatoria di ascolto continuo di Tony Effe e Paky su cassa bluetooth a tutto volume, anche durante il laboratorio di decoupage.
“Uno di loro pretendeva di farsi chiamare ‘Don Mimmo lo Zar’ e ci faceva fare flessioni se sbagliavamo il nome di un Pokémon,” racconta un’animatrice, in lacrime.
I genitori degli indagati, convocati in caserma, si sono detti “sorpresi” ma anche “orgogliosi della leadership precoce”. Uno di loro ha chiesto se i domiciliari prevedessero anche una pausa Fortnite.
I due baby-maranza sono ora ai domiciliari, con divieto assoluto di comandare adulti, legare educatori o distribuire punizioni collettive. Dovranno seguire un corso intensivo di “Empatia e rispetto base – Livello principiante” e guardare per intero Melevisione, senza skip.
Il Comune ha promesso che l’anno prossimo il campo sarà protetto da unità cinofile e nonni armati di enigmistica.
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San Foglia la Stretta (VR) – C’è chi, dopo una serata allegra, decide responsabilmente di non mettersi alla guida. E poi c’è chi, dopo aver bevuto abbastanza da dimenticare anche dove si trova, chiama un taxi per tornare a casa… mentre è già a casa propria.
È successo a una coppia di San Foglia la Stretta, che dopo una cena abbondante e ben annaffiata, ha deciso di non rischiare: “Non guidiamo, chiamiamo un taxi.” Scelta ineccepibile, peccato solo che la cena si fosse svolta nel soggiorno di casa loro.
Il tassista, ignaro della situazione, arriva puntuale. La coppia esce dalla porta di casa, sale da un lato dell’auto e scende dall’altro. Nessun tragitto, nessuna svolta, nessuna destinazione: il taxi non si è mai mosso dal marciapiede dove era arrivato.
Un vicino racconta: “Li ho visti uscire come due che stanno per partire per l’aeroporto. Poi rientrare soddisfatti, come se avessero fatto un viaggio intercontinentale. Alla fine si sono pure abbracciati: ‘Ce l’abbiamo fatta!’.”
Il tassista ha commentato: “Pensavo fosse uno scherzo, invece mi hanno ringraziato per la prudenza. Loro erano convinti davvero di aver evitato un rischio.”
Pare che, una volta “rientrati”, abbiano lasciato anche una mancia per la professionalità e chiesto al tassista se potevano “salvare il numero per un ritorno più tardi, nel caso uscissero di nuovo”.
Dal Comune nessun commento ufficiale, ma circola voce che si stia valutando l’istituzione del “servizio taxi statico”, per tutte le persone che bevono e dimenticano di essere già arrivate.
Una storia talmente assurda da sembrare inventata. E invece è solo l’effetto collaterale più tenero (e un po’ costoso) di un bicchiere di troppo.
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Chi l’ha detto che alla maturità bisogna parlare? I maturandi del 2025 hanno deciso di affrontare l’ultima prova con un gesto rivoluzionario: non presentarsi proprio all’orale. Nessuna scena muta, nessuna ansia da interrogazione: semplicemente, spariti. Intere sedie vuote di fronte alle commissioni. E le commissioni, a guardarle bene, sembravano più imbarazzate degli studenti stessi.
“Mi avvalgo della facoltà di non rispondere,” avrebbe dichiarato uno studente, se solo si fosse presentato. In compenso, è stato avvistato al bar sotto scuola con uno spritz e una t-shirt con scritto: “Ho dato tutto nello scritto, ora datemi il diploma e lasciatemi vivere”.
Il Ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha reagito con fermezza: “Chi non sostiene l’orale sarà bocciato”. Peccato che nessuno degli assenti sembrasse preoccupato. “Bocciateci pure,” ha scritto uno su TikTok, “ma poi spiegatelo voi a mamma che ho perso l’aereo per Ibiza per venire a ripetere Dante davanti a un professore mezzo addormentato.”
La cosa curiosa è che molti di questi studenti hanno una media più alta dei membri del Parlamento. Alcuni sono stati comunque ammessi con il massimo dei crediti. Ma la vera maturità, dicono loro, è sapersi sottrarre all’inutile. “Dopo 13 anni di scuola ho perso la voce,” si legge in un cartello lasciato su una cattedra. “E anche la pazienza.”
Sui social, il caso è diventato virale: c’è chi grida alla rivoluzione e chi alla disfatta del sistema educativo. C’è chi li insulta e chi li applaude. Ma loro sono troppo occupati a godersi l’estate per rispondere. Anche perché, come dicono da settimane: “ci siamo avvalsi della facoltà di non farlo.”
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La sentenza è arrivata come un fulmine a ciel sereno, ma senza neanche il temporale: nessuno ha mangiato bambini a Bibbiano. Lo ha stabilito il tribunale, smentendo anni di articoli, dirette, post indignati e meme con forche, catene e madonne piangenti.
Secondo i giudici, i bambini non sono mai stati messi a rosolare, né tantomeno passati in padella con un filo d’olio. Non ci sono tracce di ceci, lenticchie, né testimoni oculari che confermino il famigerato menù “bambino alla contadina”.
Eppure, per anni, Bibbiano era diventata la capitale mondiale dell’Antropofagia Ideologica, un posto dove secondo certi profili fake i comunisti allevavano i figli altrui per poi cuocerli alla brace durante i congressi di partito, tra un’interrogazione parlamentare e un falafel vegano.
Si parlava di “sistema Bibbiano”, come se fosse un software da disinstallare, una lobby invisibile fatta di servizi sociali, giudici, assistenti sociali e demoni travestiti da pediatri. Ma alla fine, alla prova dei fatti, nessuna delle accuse ha retto: né la cottura lenta, né quella a vapore.
Il sindaco? Assolto. Gli assistenti? Assolti. Gli psicologi? Assolti. I ceci? Neanche pervenuti.
Del resto, la bufala era troppo golosa per non farci una scorpacciata: bambini sottratti alle famiglie, affidati per soldi, e poi — nella narrazione più gourmet — fatti sparire con un po’ di rosmarino. Il tutto condito da un’accusa politica con sugo abbondante e fake news in quantità industriale.
Ora, dopo tutto questo, resta solo un grande dubbio: ma allora i bambini chi li ha mangiati davvero?
Risposta del giudice: nessuno. Ma qualcuno ci ha mangiato sopra. Tanto.
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Fratta e l’opposizione “in massa”: due consigliere e un deserto di politici invisibili
A Fratta succede una cosa straordinaria: l’opposizione è un po’ come un gruppo rock con solo due membri, eppure quando si parla di “opposizione in massa” la gente pensa a un intero stadio in delirio. In realtà… la “massa” si ferma a due consigliere. Sì, solo due.
E qui scatta la magia: i frattesi hanno votato in massa (davvero, con entusiasmo!) un sindaco e una maggioranza di consiglieri che, però, alle prime difficoltà spariscono più velocemente di un gelato al sole. Quando il sindaco si dimette, il consiglio comunale si svuota come una piazza dopo un temporale estivo.
Ma ecco il colpo di scena da far impallidire Hollywood: la maggioranza, per giustificare la propria assenza, paragona le dimissioni del sindaco… alle dimissioni di inizio mandato del capo gruppo delle due consigliere d’opposizione! Quel capo gruppo che ha abbandonato il campo pubblicamente, mentre il sindaco ha fatto di tutto per non far sapere nulla a nessuno, lasciando che fosse la rete a scoprirlo, e solo allora “condividendo” il segreto in un video su Facebook con migliaia di visualizzazioni.
Insomma, la maggioranza sparisce, parla di “deja-vu” politici e si rifugia in scuse degne di un copione tragicomico: “Se il sindaco ha fatto così, allora anche noi possiamo fare finta di non esserci.” E così si perde il conto di chi è davvero in carica e chi invece è diventato spettatore non pagante.
E i cittadini? Loro, tra un post indignato e un commento sarcastico sui social, continuano a guardare a quelle due consigliere come fossero una squadra di supereroine che dovrebbero salvare Fratta da sé stessa. Una città cementificata, senza alberi, con piste ciclabili fantasma e inaugurazioni di statue che nessuno ricorda più.
Fratta, la città dove la maggioranza è talmente “in massa” che non si vede nemmeno con il binocolo, e l’opposizione è solo una “massa” di due donne che devono rispondere a tutte le domande del popolo… come se fossero loro il governo mondiale.
Morale? A Fratta la politica è un gioco a nascondino dove in due fanno quasi tutto, e gli altri? Gli altri fanno… il mistero!
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Sindaco si dimette a sorpresa a Frattamaggiore: consiglio comunale deserto tranne due consiglieri, gli altri impegnati a raccogliere voti per le prossime elezioni
Frattamaggiore(NA) – Quando a pochi mesi dalla naturale scadenza del suo secondo mandato, un sindaco decide di lasciare senza preavviso, qualcosa non va. Se poi quel sindaco è stato capace in questi anni di trasformare ogni angolo verde della città in cemento armato, tagliare alberi come se fossero carote e montare piste ciclabili per poi toglierle come se fosse un gioco di prestigio, la situazione si fa decisamente interessante.
Ecco che il sindaco in questione, dopo aver inaugurato statue, vie, negozi e persino il capannone INPS con una frequenza degna di un taglia e cuci di nastro professionista, decide di abbandonare la nave per tentare la scalata alla Regione. Ma, come ogni buon politico che si rispetti, presenta le dimissioni in gran segreto, sperando forse che nessuno se ne accorga.
Peccato che qualcuno sui social l’abbia scoperto, e così il sindaco si è visto costretto a pubblicare un video su Facebook – giusto per ribadire che “qualsiasi azione io intraprenda, verrete messi al corrente immediatamente” – frase che, diciamolo, stride parecchio con la scelta di mantenere il silenzio sulle dimissioni fino a quando non sono state scoperte.
Nel frattempo, la seduta del consiglio comunale convocata per annunciare ufficialmente la sua uscita di scena si è trasformata in un’epica disfatta: presenti solo due consiglieri, mentre il resto del consiglio comunale – probabilmente troppo impegnato a inseguire voti per le prossime elezioni – ha preferito disertare la “festa”.
E così Frattamaggiore si ritrova con un’amministrazione assente, una città ormai cementificata fino all’ultimo metro quadrato, alberi caduti come in un film horror, piste ciclabili fantasma e cittadini a testa bassa, in attesa di capire cosa succederà dopo questa fuga improvvisa.
Ma non preoccupatevi: il sindaco promette che per qualsiasi altra mossa… sarete messi al corrente immediatamente. Magari stavolta non in sordina.
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San Foglia la Stretta (CS) – Un tranquillo compleanno di famiglia si è trasformato in una vera e propria sagra paesana, con tanto di banda musicale, bancarelle e fuochi d’artificio, suscitando l’intervento delle autorità locali.
I fatti sono accaduti ieri pomeriggio in via San Giovanni Bosco, quando la famiglia del piccolo Giuseppe ha deciso di festeggiare il suo ottavo compleanno con una semplice torta e qualche amico. Tuttavia, l’entusiasmo dei parenti ha attirato l’attenzione dei vicini, che hanno interpretato l’evento come l’inizio della tradizionale sagra di paese.
“Abbiamo pensato fosse la sagra della ‘Torta di Nonna Carmela’”, ha dichiarato una residente. “Quando ho visto la banda suonare davanti alla casa, ho pensato che fosse l’inizio della processione.”
Nel giro di poche ore, la strada si è riempita di bancarelle improvvisate, venditori di panini con la salsiccia e persino un toro meccanico, noleggiato per errore da un’agenzia locale. La situazione è degenerata quando alcuni turisti, attratti dalla folla, hanno iniziato a scattare foto, credendo di assistere a un evento culturale.
La Pro Loco di San Foglia la Stretta ha prontamente smentito ogni coinvolgimento nell’evento, dichiarando: “Non siamo stati informati di alcuna sagra. La nostra prossima manifestazione è prevista per il mese prossimo.”
Le autorità locali sono intervenute per riportare l’ordine, ma non prima che il piccolo Giuseppe, emozionato, abbia ricevuto una medaglia dal sindaco per “aver organizzato la sagra più grande dell’anno”.
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Scoperta shock: i padri di Elon Musk e Jeff Bezos usavano preservativi immersi nelle lenticchie di Capodanno. “Così avremmo generato figli con i soldi nel DNA”
La notizia ha dell’incredibile, ma sarebbe confermata da fonti vicine ai protagonisti: i padri di Elon Musk e Jeff Bezos avrebbero concepito i due miliardari utilizzando preservativi lasciati in ammollo nelle lenticchie durante la notte di San Silvestro, convinti che questo antico rito della prosperità potesse influenzare geneticamente la fortuna economica dei nascituri.
«Se mangiare lenticchie a Capodanno porta soldi, figurati usarle prima di fare un figlio!» — avrebbe dichiarato il padre di Musk, oggi residente in una casa interamente costruita con azioni Tesla incollate tra loro.
🧪 Un rito “scientifico”, secondo loro
Secondo quanto emerso da un’intervista doppia apparsa su una rivista australiana di economia esoterica, entrambi i padri avrebbero adottato lo stesso metodo in anni e continenti diversi, senza conoscersi e — dettaglio ancora più inquietante — senza sapere l’uno dell’altro.
Il procedimento sarebbe stato semplice ma rigoroso:
Mettere a bagno un preservativo nuovo nelle lenticchie secche la notte del 31 dicembre.
Lasciarlo lì almeno 7 ore, o finché la nonna non dice “è passato il cenone”.
Utilizzarlo nel primo rapporto utile dopo mezzanotte, “per concentrare l’energia del denaro nella genetica”.
«La scienza ci ride, ma i risultati parlano da soli», insiste il padre di Bezos, oggi in pensione dopo una vita passata a vendere enciclopedie porta a porta e a credere che i BitCoin fossero dei cereali.
🗣️ I racconti incrociati dei due padri
▶️ Errol Musk (padre di Elon):
«L’idea me la diede un mio amico astrologo. Disse che Saturno era in sestile con l’euribor, quindi era il momento giusto. Ammollai il preservativo con le lenticchie vicino al termosifone, per accelerare l’effetto economico. Elon è nato nove mesi dopo. Il resto è storia, e anche un po’ fiscalità internazionale.»
▶️ Ted Bezos (padre di Jeff):
«Io invece seguii il consiglio di una zia spiritista. Mi disse: “Metti il futuro in ammollo”. Pensai che parlava di soldi, mica di bambini. Invece nacque Jeff. Quando a 3 anni voleva vendere le bolle di sapone per 1 dollaro a bolla, capii che avevo fatto centro.»
📉 L’esperimento divide l’opinione pubblica
La comunità scientifica è perplessa.
«Non ci sono prove che le lenticchie abbiano un effetto diretto sullo sperma imprenditoriale», ha detto un genetista ridendo, ma prendendo comunque appunti.
Nel frattempo, su TikTok spopola la nuova challenge: 🟩 #LenticchiaFertile, in cui centinaia di utenti mettono preservativi in ammollo accanto al cotechino, sperando in un figlio programmatore entro il 2030.
📌 Conclusione:
Mentre i due miliardari tacciono, i loro padri rivendicano il merito con fierezza. E c’è chi si chiede:
«E se non fosse stata solo fortuna? E se bastassero davvero le lenticchie?»
In attesa di nuove conferme, gli scaffali di Coop e Conad sono stati svuotati di Barilla n.57 e durex extra safe. Il 31 dicembre si avvicina. E questa volta, qualcuno ci crede davvero.
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Dopo dieci anni a Frattamaggiore passati con la motosega sempre pronta, il sindaco si candida in Regione. E a Napoli iniziano a tremare: il celebre Pino della cartolina – quello che tutti conoscono, con il Vesuvio dietro – potrebbe essere il prossimo.
Tutto è cominciato a Fratta con il Pino davanti alla stazione, abbattuto senza pietà e rimpiazzato con un ulivo “giusto per non lasciare il buco”. Poi, uno dopo l’altro, gli altri alberi sono spariti. Alcuni proprio tagliati, altri capitozzati (cioè accorciati in modo brutale), una pratica che gli esperti sconsigliano, ma che da queste parti è stata usata come se fosse una potatura di stagione.
Di nuovi alberi, neanche l’ombra. In compenso sono spuntati palazzi, villette, cemento ovunque e i famosi parklet: panchine con due piante finte a lato che nessuno ha mai chiesto e che nessuno usa.
Il verde a Frattamaggiore è diventato un ricordo. Ora che il sindaco punta alla Regione, i napoletani – conoscendo la sua fama – temono per il Pino della cartolina. C’è chi lo guarda con malinconia, chi ha già stampato la cartolina “per ricordo” e chi propone di circondarlo con una cancellata e una guardia armata giorno e notte.
“Se arriva lui, addio al Pino”, commenta un passante. E in effetti, visti i precedenti, la paura è più che giustificata.
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