Sedie di plastica impilate si fondono col caldo. Il sindaco le presenta come opera d’arte contemporanea.

San Foglia la Stretta (CS) – Caldo torrido trasforma sedie di plastica in “scultura” d’arte contemporanea, il sindaco inaugura tra applausi e gelati sciolti

In una piazza assolata di San Foglia la Stretta, località di villeggiatura celebre per il suo spirito innovativo e la capacità di trasformare qualsiasi imprevisto in evento culturale, è andato in scena ieri un episodio destinato a rimanere negli annali dell’arte… o almeno in quelli del caldo record.

Le celebri sedie bianche di plastica, quelle stesse che ogni sera accolgono i cittadini per assistere ai tradizionali spettacoli estivi, sono state vittime di un insospettabile nemico: il sole cocente. Il risultato? Un’unione plastica così profonda e indissolubile da trasformare un semplice ammasso di sedie impilate in un’imponente scultura contemporanea.

Il sindaco, colto dall’ispirazione (o forse dal caldo che gli ha fatto vedere “arte” ovunque), ha deciso di non nascondere l’inaspettato capolavoro sotto il lenzuolo della vergogna, bensì di organizzare un’inaugurazione ufficiale degna dei grandi musei internazionali. L’evento ha visto la partecipazione di tutta la cittadinanza – armata di ventagli, cappelli di paglia e qualche gelato già sciolto – pronta a celebrare la nascita del nuovo simbolo culturale locale.

“Questa è la prova che l’arte contemporanea nasce dalla realtà più pura e autentica,” ha dichiarato il sindaco mentre svelava il lenzuolo con gesti solenni e una spruzzata d’acqua rinfrescante che però ha fatto solo aumentare la colla plastica tra le sedie. “Il caldo ha fuso la plastica, ma non la nostra creatività!”

Per rendere omaggio all’opera, è stata anche indetta una gara di “interpretazione artistica”: i cittadini hanno potuto suggerire titoli, dalla più poetica “Sedie in estasi solare” alla più pragmatica “Il panino appoggiato senza cadere”. Il vincitore, scelto da una giuria improvvisata di anziani con ventagli, riceverà una sedia… di legno.

Nel frattempo, il sindaco ha annunciato l’intenzione di candidare la scultura plastica-fusa a patrimonio dell’umanità UNESCO, giurando che il fenomeno “unisce ecologia, arte e gestione urbana innovativa”.

Infine, per commemorare l’evento, si pensa di lanciare una linea di gadget: mini-sedie bianche in plastica fusa (da non usare assolutamente per sedersi) e t-shirt con la scritta “Io c’ero alla fusione”. Qualcuno ha già proposto di organizzare il prossimo spettacolo sedendosi direttamente sull’opera, trasformandola in un gigantesco “parklet” fuso.

San Foglia la Stretta conferma così la sua vocazione: se non puoi battere il caldo, trasformalo in arte… plastica, ma pur sempre arte!

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P.S. Per quelli che non colgono l’ironia in queste notizie, sappiate che è un post puramente IRONICO (Non me ne vogliano gli altri, sarà l’ingenuità, ma c’è chi non lo percepisce)

Meloni sul Time. La sinistra: “Quando ce la mette Famiglia Cristiana ne riparliamo”.

Roma – La notizia della copertina del Time dedicata a Giorgia Meloni ha mandato in tilt buona parte della sinistra italiana. Tra incredulità e sospetti di fotomontaggio, è partita una lunga catena di telefonate tra circoli progressisti, salotti radical-chic e gruppi WhatsApp dal nome tipo “Resistenza e Spritz”.

La reazione più diffusa? Minimizzare.
“Il Time? Ma dai, lo leggono solo gli americani… noi aspettiamo Famiglia Cristiana”, ha dichiarato un intellettuale di riferimento della sinistra, mentre sistemava il cardigan sulle spalle e la copia di Repubblica sotto l’ascella.

Nel frattempo, alcuni esponenti dell’opposizione hanno chiesto un parere ufficiale al clero. “Se il Papa non twitta nulla, per noi resta una bufala”, ha detto una deputata che preferisce restare anonima, ma assicura di conoscere benissimo Elly “da prima che diventasse mainstream”.

Si segnala infine che in alcune edicole è stato avvistato il Time con Meloni in copertina… nascosto dietro a una pila di Di Più TV. “È una misura preventiva contro il disagio visivo di alcuni clienti affezionati”, ha spiegato un edicolante schierato “da sempre con la Costituzione”.

Il momento più tragico: la segretaria del PD, informata della notizia, ha semplicemente esclamato:
“Io aspetto che la metta l’inserto di Avvenire, quello con i cruciverba”.

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Scoperto finto medico. Prescriveva ricette con calligrafia leggibile in modo chiaro e facilmente comprensibile.

San Foglia la Stretta (VT) – È stato scoperto un finto medico con una particolarità che ha lasciato tutti di stucco: scriveva le ricette con una calligrafia perfettamente leggibile e chiara. Cosa rarissima nel mondo dei dottori, dove spesso le prescrizioni sembrano vere e proprie mappe del tesoro indecifrabili.

Il farmacista del paese, abituato a decifrare scarabocchi incomprensibili, si è subito insospettito. “Questa ricetta si legge da sola, non ci volevo credere!” ha raccontato. Ha così allertato le autorità, pensando di avere davanti un qualche scherzo.

L’uomo, che non aveva alcun titolo medico, si era messo a compilare ricette precise e ordinate, con indicazioni facili da capire. Persino i pazienti si complimentavano: “Finalmente capisco esattamente quando e come prendere le medicine!”

Fermato mentre scriveva altre ricette in modo impeccabile, ha spiegato: “Volevo solo fare il bravo medico, ma senza far impazzire nessuno con la scrittura.” Una risposta che ha lasciato tutti perplessi, considerando che la calligrafia indecifrabile è quasi un segno distintivo dei veri medici.

I professionisti veri, notoriamente abili a scrivere come se stessero tracciando geroglifici, hanno preso la notizia con una certa ironia: “Se uno scrive così bene, allora non è un vero medico!” hanno scherzato.

Ora il falso medico rischia denunce per esercizio abusivo, mentre le sue ricette sono diventate una curiosità locale. I farmacisti si chiedono se rivedranno mai una scrittura così nitida o se dovranno continuare a decifrare scarabocchi ogni giorno.

Morale della storia? Un impostore ha fatto più scalpore per la sua calligrafia chiara che per le medicine che prescriveva. Forse il vero miracolo sarebbe se tutti i medici scrivessero così!

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Milano copia il modello Frattamaggiore sul cemento, ma senza esperienza fa solo danni.

Milano, la metropoli della moda e del design, ha deciso di prendere esempio da Frattamaggiore, la piccola città campana che, nonostante le dimensioni, ha scritto un manuale tutto suo sul “cemento creativo”. Peccato che, a differenza dei nostri esperti di casa, la capitale lombarda abbia dimenticato una cosa fondamentale: l’esperienza.

Mentre a Frattamaggiore si costruisce dove nemmeno il piccione si azzarda a posarsi, trasformando terreni improbabili in quartieri di tutto rispetto, Milano si è fatta prendere un po’ la mano. La differenza? Da noi, palazzi di un solo piano non si limitano a restare così: vengono abbattuti e rimpiazzati da palazzoni di otto piani, perché “più cemento, più felicità” è il motto locale. A Milano, invece, pare abbiano sbagliato il calcolo e hanno fatto un “pasticcio” che ha già messo nei guai il sindaco.

Qui a Fratta, nessuno è stato indagato, e il cemento cresce rigoglioso come erba d’estate — ma con stile, si intende. Ogni metro quadro è una sfida: riuscire a incastrare un palazzo tra due alberi, senza far arrabbiare il vicino, è un’arte locale tramandata da generazioni. A Milano, invece, la voglia di imitare è rimasta solo voglia, perché la burocrazia, i permessi e la troppa attenzione hanno frenato le ambizioni.

Il sindaco di Milano, forse un po’ troppo inesperto in queste “arti del cemento”, ha fatto la figura di chi si presenta a una gara di pizza napoletana con una margherita surgelata: la voglia c’era, il risultato… meno.

I milanesi dovrebbero però prendere nota: a Frattamaggiore il cemento è una religione, una missione, un progetto di vita. E se pure ogni tanto qualche palazzone spunta in un posto assurdo, è solo per dimostrare che qui non si costruisce, si crea. E senza indagini in corso.

In attesa che Milano impari a fare cemento “alla frattese”, a noi resta solo da ridere (e magari aggiungere qualche piano in più).

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Anziano scopre truffatore ma fa finta di niente: lo fa tornare ogni 15 giorni per compagnia e si lascia truffare.

San Foglia la Stretta (VC) Nel tranquillo borgo di provincia dove le notizie vere sembrano sempre un po’ troppo noiose, è successo qualcosa che ha fatto ridere — e pensare — tutto il paese. Un anziano residente ha scoperto che il “poliziotto” che ogni due settimane bussa alla sua porta è in realtà un truffatore. Ma, sorpresa delle sorprese, invece di chiamare i carabinieri, lo lascia entrare, gli prepara il caffè e si fa spillare i risparmi. Tutto per non sentirsi solo.

La routine è ormai collaudata: il truffatore arriva con aria seria, il signore controlla la sua improbabile “divisa” (cappello storto e giacca più grande di due taglie) e fa finta di prendere tutto sul serio. “Almeno qualcuno viene a farmi visita ogni quindici giorni, meglio questo che il silenzio assoluto,” commenta con una rassegnazione da soap opera.

I vicini, abituati ormai a questa strana coppia, si scambiano battute ammirate sul loro “affetto speciale”. “Quando ci sono i figli nessuno si fa vivo, ma questo qua almeno è puntuale come un orologio svizzero,” scherza un residente.

La notizia è emersa in modo decisamente bizzarro: il truffatore, esasperato dalle visite periodiche senza pause o ferie, si è lasciato scappare al bar del paese una lamentela da premio Nobel per la soap opera — “Ma quand’è che me lo tolgo dalle scatole ‘sto vecchietto?” — proprio davanti a un cliente abituale, che non è altri che un nipote dimenticato dell’anziano. Tra un sorso di caffè e uno sguardo sospettoso, il nipote ha allertato le forze dell’ordine, smascherando così la coppia più improbabile del paese.

Il truffatore, ignaro del ruolo tragico-comico che gli è toccato, continua imperterrito a tornare ogni quindici giorni, portando via qualche soldo ma portando anche una compagnia che ormai vale più di qualsiasi tesoretto.

Ma sotto questa sceneggiatura da commedia, c’è un fatto che fa riflettere. Mentre il finto poliziotto prende i soldi, l’anziano prende quel che da tempo i figli non gli danno più: attenzione, presenza, un gesto che non si compra né si frega. E forse è proprio per questo che il “vecchietto di San Foglia la Stretta” ha scelto di farsi truffare, piuttosto che restare davvero solo.

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Milano, Sala sotto inchiesta: ‘Ho firmato col gomito, colpa dell’arredo comunale; la scrivania era storta.

Milano, Sala sotto inchiesta: ‘Ho firmato col gomito, colpa dell’arredo comunale; la scrivania era storta’

Milano — Nelle ultime ore il sindaco Giuseppe Sala è finito sotto i riflettori per una maxi-inchiesta che coinvolge ben 74 indagati, tra amministratori, tecnici e imprenditori. Ma il primo cittadino si difende con un argomento assolutamente inedito e rivoluzionario: la sua firma è stata apposta… col gomito.

“Sì, avete capito bene,” ha dichiarato Sala in conferenza stampa, “la scrivania del Comune era talmente storta che non riuscivo a usare le mani, così ho fatto una firma di emergenza col gomito. Se c’è qualche errore, colpa dell’arredo comunale, non mia.”

Il sindaco ha anche mostrato una serie di prove fotografiche, che ritraggono la famigerata scrivania inclinata, che sembra uscita da un episodio di Mission Impossible. “Sto pensando di far chiamare un geometra anche per la scrivania,” ha ironizzato Sala, “magari scopriamo che è un cantiere abusivo.”

Ma non finisce qui. In una mossa degna di un thriller, l’assessore all’urbanistica ha confessato di aver perso la chiave dell’ufficio per tre giorni, causando ritardi nelle pratiche che, secondo gli inquirenti, avrebbero aperto la strada alle irregolarità. “La chiave? Credo sia finita nella lavastoviglie,” ha spiegato, “forse si è sciolta insieme a qualche foglio di carta.”

Nel frattempo, in Comune si è deciso di attivare un servizio di “supporto ergonomico” per tutti gli impiegati, che prevede scrivanie regolabili, sedie con massaggi integrati e – per i casi più estremi – tute anti-gravità. “Non vogliamo più vedere firme fatte col gomito o con il piede,” ha annunciato il capo dell’ufficio tecnico.

Mentre la città si divide tra chi chiede le dimissioni e chi suggerisce di chiamare un arredatore d’interni, il sindaco Sala ha promesso di portare la questione in Consiglio Comunale con un emendamento speciale: “Scrivanie Orizzontali e Mani Libere”. Insomma, la battaglia per la pulizia delle mani potrebbe passare prima da un restyling dell’arredo urbano.

Non resta che attendere nuovi sviluppi, magari con firme apposte con il naso o i gomiti degli assessori. Nel frattempo, Milano continua a sognare una città dove, almeno, le scrivanie siano dritte.

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A Napoli arriva l’odore di caffè servito in tazza vuota: perfetto per chi è dipendente ma ha l’ulcera.

A Napoli arriva l’odore di caffè in tazza vuota: il miracolo per chi ha l’ulcera

A Napoli, città dove il caffè è religione, stile di vita e soprattutto modo per dire “ti voglio bene”, nasce l’ultima invenzione che promette di salvare chi non può bere la bevanda più amata: l’odore di caffè servito in tazza vuota.

Perché a Napoli senza caffè non si vive. Non è solo una frase fatta, è una verità che scorre nelle vene dei napoletani, insieme al caldo e alla passione. Il caffè è quello che ti sveglia, ti consola, ti fa chiacchierare con gli amici e soprattutto è il modo più immediato per far capire a qualcuno che gli vuoi bene. Offrire un caffè è quasi come offrire un abbraccio, un segno di amicizia e fiducia.

Ma cosa succede se il medico ti dice “Niente caffè, hai l’ulcera allo stomaco”? È come se a un napoletano gli togliessero il respiro. È come se gli dicessero “Scordati il sole e il mare, ora ti toccherà solo acqua e tristezza”. Ecco perché i nostri geni della tazzina hanno inventato una soluzione geniale: l’odore di caffè in tazza vuota. Un miracolo tutto partenopeo.

Non si beve, non si gusta, non ti scalda il cuore, ma almeno senti l’aroma. E l’aroma, si sa, a Napoli è quasi tutto. Perché il profumo di caffè è capace di far partire una giornata, di fermare un litigio e perfino di far sorridere anche chi ha appena perso il treno.

I napoletani sanno bene che il caffè è molto più di una bevanda: è un rituale sacro, un modo per stare insieme. E se non puoi berlo, almeno puoi “sentirlo”. La tazza vuota non fa il miracolo, ma ti fa sentire parte della famiglia.

Quindi, se conosci qualcuno che ha l’ulcera ma non vuole rinunciare al suo amato rito del caffè, regalagli una tazza vuota con l’odore di caffè. Sarà come dirgli: “Non sei solo, siamo con te… anche se senza la tazzina piena.”

Napoli, terra di passione e creatività, non smette mai di stupire. E anche quando la vita ti toglie il caffè, ti regala almeno il suo profumo.

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In 10 anni, l’unica cosa che aveva messo tutti d’accordo… è svanita: ritirate le dimissioni del Sindaco.

FRATTAMAGGIORE – Il miracolo era avvenuto. Per la prima volta in dieci anni, i frattesi di ogni età, credo politico, gruppo WhatsApp, salone di parrucchiere e circoli ricreativi della Madonna dell’Arco avevano gioito insieme: il sindaco si era dimesso.

Ma la gioia è durata meno di una promozione alla Conad: dopo pochi giorni, il primo cittadino ha ritirato le dimissioni. Panico nei vicoli, svenimenti in salumeria, urla di disperazione al bar. “Ce l’eravamo creduto!” è stato il commento più pacato.

“Era la prima cosa buona che aveva fatto in 10 anni… ma si è pentito pure di quella”, dice un anziano mentre accarezza il fantasma di un pino che non c’è più. Sì, perché i pini sono stati tagliati quasi tutti, uno ad uno, come in un reality show chiamato “Taglia il Verde e Vinci”, e ovviamente non sostituiti.

Nel frattempo, le aiuole che prima dividevano le carreggiate sono state riempite di cemento e palazzi. Dove prima c’erano fiori, ora c’è un condominio da 12 piani con vista traffico.

C’è chi ricorda con nostalgia quando, all’inizio del mandato, il sindaco fece disegnare qualche pista ciclabile, solo per poi cancellarla pochi mesi dopo e farci i parcheggi. “C’era troppa bellezza, bisognava intervenire”, dicono alcuni.

Le inaugurazioni? Più numerose dei sacchetti di immondizia sulla salita dell’asse mediano. Statue, strade, rotonde, supermercati. Ha inaugurato perfino un angolo di marciapiede appena asfaltato, con tanto di fascia tricolore e foto su Facebook. “Se non inaugura almeno tre cose a settimana, gli viene l’ansia”, sostiene un consigliere.

E ora, dopo il ritiro delle dimissioni, si vocifera che stia preparando una nuova grande opera: un “bosco verticale frattese”, come quello di Milano, ma senza alberi ne verde, in suo onore, con cartellone gigante: “Bentornato Sindaco, “.

Tra la popolazione, l’umore è nero come l’asfalto fresco delle strade rifatte tre volte in una settimana. Una signora in fila al panificio confessa: “Avevo fatto una torta… ora la tengo in frigo e ogni volta che apro la porta del frigo, vedo piangere la panna sopra che ci aveva creduto “.

Infine, un gruppo di bambini, inconsapevoli e felici, ha scritto un messaggio con il gesso sull’asfalto davanti al municipio: “Sindaco, ma perché? Noi stavamo imparando a essere felici”.

Ma niente. Frattamaggiore, ancora una volta, ci ricorda una cosa: mai una cosa buona. Nemmeno quando sembra fatta.

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Lancio del riso agli sposi in estate a rischio. Introvabile per le insalate preparate in massa dagli italiani.

Il Ministero delle Cerimonie smentisce: “Non è vero che gli invitati dovranno lanciare cous cous”

Roma — È allarme tra wedding planner, nonne in lacrime e fotografi con l’obiettivo appannato: il tradizionale lancio del riso agli sposi rischia di scomparire. A rivelarlo è l’ultimo report del Centro Nazionale Insalate di Riso e Derivati, secondo cui il 93% del riso prodotto tra giugno e settembre finisce direttamente in tupperware tristi, destinati a spiagge, terrazze e tavole da pranzo con ventilatore a soffitto.

“Abbiamo sottovalutato la potenza dell’italiano medio armato di cucchiaio di plastica e fantasia repressa,” spiega il sociologo Alfredo Piselli, autore dello studio ‘Identità nazionale e wurstel a cubetti’. “Il boom di insalate di riso ha svuotato i sacchi destinati ai matrimoni. In alcune regioni, come l’Abruzzo, gli sposi vengono ormai accolti da piogge di quinoa o penne rigate”.

Il Ministero delle Cerimonie, istituito nel 2024 per errore durante una riunione confusa sul PNRR, ha cercato di rassicurare: “Non sostituiremo il riso con cous cous. L’idea era solo un’ipotesi tecnica, poi ci siamo ricordati che vola malissimo”.

Nel frattempo, alcune coppie si sono già attrezzate. A Bari, due sposi sono usciti dalla chiesa tra lanci di chicchi di mais e fettine di cetriolino, mentre a Napoli un testimone ha rovesciato una vaschetta intera di insalata direttamente sugli sposi “per risparmiare tempo e piatti”.

Gli agricoltori intanto lanciano l’allarme: “Se va avanti così, a settembre dovremo scegliere se sfamare le famiglie o i matrimoni. E i matrimoni non fanno la scarpetta”.

Secondo gli esperti, la situazione potrebbe peggiorare: “Se la moda continua, a ottobre potremmo ritrovarci con panettoni di riso e presepi a base di olive e tonno sgocciolato”.

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Chi ha figli sotto i 3 anni può detrarre anche le notti insonni, fino a un massimo di 8.000 euro.

ROMA – Con l’ultima circolare interpretativa dell’Agenzia delle Entrate, entra ufficialmente in vigore la cosiddetta “detrazione per stress genitoriale notturno”, una misura rivolta ai neo-genitori con figli sotto i 36 mesi.

Il provvedimento, inserito in via sperimentale nel pacchetto “Famiglia & Fisco 2025”, prevede che i genitori possano scaricare fiscalmente le notti insonni causate dal pianto del neonato, a condizione che siano regolarmente documentate con una dichiarazione sostitutiva di sonno non goduto (DSNG).

Secondo quanto riportato, il beneficio può arrivare fino a 8.000 euro annui in base al numero medio di risvegli notturni, al tipo di pianto (acuto, intermittente, da fame o da dispetto) e all’orario (con maggiorazione dalle 2 alle 4 di notte).

“Finalmente si riconosce il valore del sonno perso come investimento affettivo e contributivo”, ha dichiarato il viceministro al Fisco Relazionale, applaudito da una platea di genitori con le occhiaie in fascia rossa.

Per accedere alla misura, sarà sufficiente allegare:

  • una copia del certificato di nascita del figlio;
  • un diario sonno-emotivo timbrato dal pediatra;
  • eventuali screenshot delle chat notturne col pediatra, la nonna o il gruppo WhatsApp “MammeDisperate”.

La misura potrebbe estendersi, in futuro, anche a chi convive con cani cuccioli o suocere rumorose.

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