Campo da basket riconvertito come orto comunale. Prevista l’inaugurazione con la presenza del Ministro dell’Agricoltura.

Frattamaggiore (NA) – Dopo anni di attesa, promesse, mezze verniciature e intere ricrescite di vegetazione spontanea, il campo da basket di Corso Europa cambia definitivamente identità e si reinventa come orto comunale multifunzionale a trazione agricola.

Il parquet, mai calpestato da un atleta ma regolarmente invaso da radici, insetti e piante rampicanti, è stato dichiarato “zona a vocazione agricola” dall’Ufficio Botanico Comunale, un ente istituito appositamente per monitorare i campi sportivi dimenticati.

Nel campo, ormai, cresce di tutto: zucchine, pomodori, cetrioli, cicorie, due piante di basilico nate spontaneamente da una borraccia abbandonata e persino una barbabietola con il volto di Michael Jordan. I tabelloni con i canestri, mai usati per una schiacciata, sono oggi strumenti essenziali per la coltivazione dell’uva asprina, mentre nei pressi della lunetta è comparso un fico che produce direttamente marmellata biologica in vasetto.

Nonostante l’area sia ufficialmente chiusa, alcuni ragazzi del posto riescono regolarmente ad “autoinfiltrarsi” dentro, sfruttando varchi, misteriose brecce quantistiche o semplicemente il fatto che nessuno controlla nulla. Una volta dentro, però, il basket tradizionale è impossibile: le partite si trasformano in sfide ibride tipo “Palleggio tra le Ortiche”, “Schiaccia o ti punge” e “1 vs 1 con lo Spaventapasseri”.

Uno dei giochi più diffusi è il “Canestro in compost”, che consiste nel tirare la palla (quando c’è) direttamente dentro a un mucchio di rucola secca, cercando di evitare le api e i topi coach.

Il Comune, soddisfatto della conversione spontanea, ha annunciato un’inaugurazione in grande stile, con la partecipazione del Ministro dell’Agricoltura, un mini trattore telecomandato e una banda composta solo da galline ammaestrate.

Prevista, per l’occasione, anche una partita dimostrativa tra le Vecchie Glorie del Basket e i Contadini dell’Alto Casertano, con palla di fieno e regole interpretate liberamente dal meteo.

Infine, il progetto prevede una collaborazione con Coldiretti, che installerà sul campo un distributore automatico di insalata. I cittadini, tramite QR code, potranno ordinare un “canestro misto” con rucola, pomodorini e un po’ di parquet grattugiato per dare sapore.

Il basket è ufficialmente passato in secondo piano. A Frattamaggiore, ora si schiaccia solo con le zappe.

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P.S. Per quelli che non colgono l’ironia in queste notizie, sappiate che è un post puramente IRONICO (Non me ne vogliano gli altri, sarà l’ingenuità, ma c’è chi non lo percepisce)

Perde un orecchino e vende l’altro su Vinted. Il marito, ignaro, lo ricompra per farle una sorpresa.

San Foglia la Stretta (NA) – Lei perde un orecchino, si scoccia, e mette l’altro in vendita su Vinted con la descrizione: “singolo, triste ma disponibile”. Dopo 48 ore, l’oggetto viene acquistato da un utente registrato come “Pasquale.78”, che – ironia della sorte – è proprio suo marito.

L’uomo, ignaro, aveva trovato tra i cosmetici della moglie un bigliettino con scritto “orecchino sparito”. Convinto che l’altro fosse andato perso e che la moglie ci tenesse particolarmente, ha deciso di cercarlo online, come si fa con i pezzi di ricambio della lavatrice.

“L’ho trovato a 14,99 con spedizione gratuita. Mi sembrava un segno del destino”, ha dichiarato Pasquale, mentre la moglie, seduta sul divano, fissava il vuoto con un’espressione tra il colpevole e il pentito, ma senza esagerare.

La spedizione è arrivata in due giorni lavorativi, con tanto di biglietto romantico: “Perché niente deve restare incompleto, nemmeno le tue orecchie ”.
Peccato che a venderglielo fosse stata proprio lei.

Secondo quanto emerso, la donna aveva già usato i soldi ricavati dalla vendita (più l’euro di sconto accumulato su Vinted) per acquistare una tazzina da caffè a forma di gatto, “che però non si abbina col servizio buono”, dice ora, tra le lacrime.

Il pacco è arrivato nel pomeriggio tramite corriere che, ironicamente, ha detto: “Firmi qua, signora, questo è l’orecchino del destino”. Lei ha firmato. E ha chiuso la porta.

Pare che ora i due si parlino solo tramite PayPal.
Ma l’orecchino… quello è tornato a casa. Anche se non se n’era mai andato davvero.

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I Frattesi si dividono sui Parklet: 50% dice “na strunzat’”, 50% “na cazzata”, ma su una cosa sono d’accordo: sono anche scomodi come panchine!

Frattamaggiore si è regalata un nuovo spreco: i parklet più brutti e inutili della storia

A Frattamaggiore, da Natale scorso, sono spuntati in Corso Durante dei nuovi “arredi urbani” che più che abbellire sembrano fatti apposta per far arrabbiare la gente: i parklet. Sono panchine giganti con fioriere, costate quasi un milione di euro di soldi pubblici, ma che invece di aiutare i cittadini hanno solo tolto spazio e creato problemi.

Le piante? Secche come il deserto del Sahara, evidentemente troppo esigenti per il clima frattese e troppo ignorate dagli “addetti” all’annaffiatura. Ogni tanto qualcuno le innaffia e poi posta foto e video dell’avvenuta innaffiatura sui social, così da prendersi un bel “bravo” da amici e parenti. Peccato che l’acqua non basti a salvarle.

Le panchine? Roba da far invidia ai peggiori sedili di autobus sgangherati. Scomode al punto che più di qualcuno ha provato a usarle come trampolino per saltare oltre il marciapiede, giusto per fuggire dalla triste realtà.

E se ti distrai un attimo, rischi pure di sbatterci contro con bici, moto o macchina. Già, perché questi parklet sembrano piazzati apposta per trasformare il corso in un percorso a ostacoli degno di una gara di agilità e coraggio.

Quando hanno scoperto che non si potevano mettere dove volevano a causa dei tombini (ma chi controlla queste cose?), li hanno spostati tutti sui marciapiedi, regalando ai pedoni un’esperienza di camminata degna di un percorso a ostacoli: “Schiva la fioriera”, “Salta la panchina”, “Attento al marciapiede”.

Da Natale a oggi, questo pasticcio è diventato uno degli argomenti più chiacchierati in città. I frattesi si sono divisi in due gruppi: metà dice “na strunzat’”, metà dice “na cazzata”, ma su una cosa tutti sono d’accordo: queste panchine sono pure scomode!

Non si sa ancora se qualcuno abbia provato a sedersi per più di due minuti, forse per timore di rimanere incastrato o peggio, di doverci dormire sopra per protesta.

Insomma, un vero spreco di soldi pubblici per un’opera che non serve a niente, né abbellisce né rende più comoda la città.

Forse la prossima volta sarebbe meglio pensare a cose più semplici e utili, come una fontanella, o almeno un cestino della spazzatura che non venga usato come discarica. Oppure prepararsi a vedere altri “monumenti” così brutti e inutili, che tra qualche anno saranno la nuova attrazione turistica di Frattamaggiore: “Vieni a vedere i parklet, la vergogna della città!”

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I Frattesi si dividono sui Parklet: 50% dice “na strunzat’”, 50% “na cazzata”, ma su una cosa sono d’accordo: sono anche scomodi come panchine!

Frattamaggiore si è regalata un nuovo spreco: i parklet più brutti e inutili della storia

A Frattamaggiore, da Natale scorso, sono spuntati in Corso Durante dei nuovi “arredi urbani” che più che abbellire sembrano fatti apposta per far arrabbiare la gente: i parklet. Sono panchine giganti con fioriere, costate quasi un milione di euro di soldi pubblici, ma che invece di aiutare i cittadini hanno solo tolto spazio e creato problemi.

Le piante? Secche come il deserto del Sahara, evidentemente troppo esigenti per il clima frattese e troppo ignorate dagli “addetti” all’annaffiatura. Ogni tanto qualcuno le innaffia e poi posta foto e video dell’avvenuta innaffiatura sui social, così da prendersi un bel “bravo” da amici e parenti. Peccato che l’acqua non basti a salvarle.

Le panchine? Roba da far invidia ai peggiori sedili di autobus sgangherati. Scomode al punto che più di qualcuno ha provato a usarle come trampolino per saltare oltre il marciapiede, giusto per fuggire dalla triste realtà.

E se ti distrai un attimo, rischi pure di sbatterci contro con bici, moto o macchina. Già, perché questi parklet sembrano piazzati apposta per trasformare il corso in un percorso a ostacoli degno di una gara di agilità e coraggio.

Quando hanno scoperto che non si potevano mettere dove volevano a causa dei tombini (ma chi controlla queste cose?), li hanno spostati tutti sui marciapiedi, regalando ai pedoni un’esperienza di camminata degna di un percorso a ostacoli: “Schiva la fioriera”, “Salta la panchina”, “Attento al marciapiede”.

Da Natale a oggi, questo pasticcio è diventato uno degli argomenti più chiacchierati in città. I frattesi si sono divisi in due gruppi: metà dice “na strunzat’”, metà dice “na cazzata”, ma su una cosa tutti sono d’accordo: queste panchine sono pure scomode!

Non si sa ancora se qualcuno abbia provato a sedersi per più di due minuti, forse per timore di rimanere incastrato o peggio, di doverci dormire sopra per protesta.

Insomma, un vero spreco di soldi pubblici per un’opera che non serve a niente, né abbellisce né rende più comoda la città.

Forse la prossima volta sarebbe meglio pensare a cose più semplici e utili, come una fontanella, o almeno un cestino della spazzatura che non venga usato come discarica. Oppure prepararsi a vedere altri “monumenti” così brutti e inutili, che tra qualche anno saranno la nuova attrazione turistica di Frattamaggiore: “Vieni a vedere i parklet, la vergogna della città!”

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Figlio di disoccupato salta la fila al banco salumi: per punizione la madre sarà nominata ministro.

Figlio di disoccupato salta la fila al banco salumi: per punizione la madre sarà nominata ministro
La rivolta dei clienti: “Almeno poteva prendere il numeretto come tutti gli altri”

San Foglia la Stretta (Roma) – Attimi di sconcerto al supermercato “Piglio & Risparmio”, dove ieri mattina un ragazzo di circa 11 anni ha osato saltare la fila al banco salumi, chiedendo “due etti di cotto sgrassato” senza aspettare il suo turno.

“È arrivato col pane in mano, guardava storto, poi ha parlato con tono deciso… abbiamo capito subito che non era uno qualunque,” racconta Teresa, cliente abituale e presidentessa del comitato “Fila è Civiltà”.

La vicenda ha preso una piega grottesca quando, scoperta l’identità del ragazzo – figlio di una disoccupata con terza media e senza conoscenze nemmeno nel consiglio di condominio – si è deciso di ristabilire l’ordine secondo la nuova prassi nazionale: la madre sarà premiata con un ministero.

“Non possiamo permettere che solo i parenti dei ministri saltino le file,” ha dichiarato il direttore del supermercato, “quindi ci siamo adeguati al modello Urso. Se tua moglie, tua cugina o tua zia si intrufolano davanti, è segno che meriti un incarico istituzionale.”

La madre del ragazzo, visibilmente confusa, ha accettato con umiltà il ruolo di Ministra della Semplificazione delle Fette.

La nomina è stata annunciata in diretta dall’aeroporto di San Foglia la Stretta, dove proprio pochi giorni fa una moglie di un noto ministro aveva saltato la fila al check-in, dicendo: “Sa chi sono io?”, ricevendo in risposta un caldo “Sì, ed è per questo che può passare”.

Nel frattempo, il ragazzo è stato inserito in un programma di educazione civica avanzata, dove imparerà a distinguere i numeretti del salumiere dalle boarding pass diplomatiche.

“L’Italia non è una repubblica fondata sul lavoro,” ha dichiarato un cliente infastidito, “ma sulle parentele e sulla mortadella.”

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Veggente chiama il carroattrezzi il giorno prima di partire: “Domani sarò ferma al km 47, col motore fuso”.

San Foglia la Stretta (SA) – Carmela, famosa veggente locale, non si è fatta sorprendere dal destino come i comuni mortali. Prima ancora di mettere in moto la sua vecchia utilitaria, ha chiamato il carroattrezzi annunciando con precisione svizzera dove e quando il suo bolide avrebbe deciso di abbandonarla.

“Domani sarò fermo al km 47, col motore fuso”, ha previsto Carmela, mentre stava per partire per il suo tanto atteso primo giorno di vacanza nella casa a mare a San Foglia la Stretta, meta gettonatissima in provincia di Salerno.

Il carroattrezzi, incredulo ma preparato, ha confermato la prenotazione: “Quando Carmela ci ha chiamati, abbiamo pensato a uno scherzo. Invece, eravamo già lì il giorno dopo, fermi in mezzo alla strada come promesso”.

Testimoni riferiscono di aver visto Carmela seduta sul cofano, tranquilla e con un sorriso beffardo, mentre aspettava il soccorso con una bibita fresca in mano. “Io l’avevo detto”, ha commentato la veggente, “il futuro non mente, e neanche il motore.”

Tra chi la prende come una strega dotata di super poteri e chi pensa solo a una coincidenza ben studiata, Carmela resta intanto la regina indiscussa di San Foglia la Stretta, pronta a vendere oracoli… o forse solo biglietti per il carroattrezzi.

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Dopo 25 anni di matrimonio si decide a sostituire la lampadina fulminata e scopre che non è la moglie quella che vive con lui.

Per 25 anni, Giovanni ha rimandato la sostituzione di una lampadina fulminata nel soggiorno. Come molti uomini, ogni volta che la moglie gli chiedeva di aggiustare qualcosa in casa, lui rispondeva con un classico “Lo faccio domani”… e quel domani non arrivava mai.

Stanca di vivere al buio e con lavori lasciati in sospeso, la moglie ha fatto le valigie e se n’è andata, esasperata. Giovanni, però, è rimasto in casa, convinto che tutto fosse come prima.

Peccato che, nel frattempo, una donna che si è presentata come “solo un’amica di famiglia” si è stabilita in casa sua, prendendo il posto della moglie senza destare sospetti. Giovanni, abituato a non guardare troppo nei dettagli, non si è accorto di nulla per tutti questi anni.

Fino a quando, deciso finalmente a sostituire quella maledetta lampadina, ha scoperto la verità: la donna con cui ha vissuto e che ha mantenuto per 25 anni non era sua moglie.

«Ero convinto fosse la stessa», ha ammesso Giovanni, «ma quando la lampadina si è accesa, anche la verità ha fatto luce».

La moglie, nel frattempo, è volata via… probabilmente per non tornare più. Giovanni ora si chiede se fosse meglio tenersi la lampadina fulminata.

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Un fanatico dei meme anti-Meloni scopre che a far ridere davvero sono quelli con i complimenti… e ora non sa più cosa postare.

Per anni ha vissuto nell’ombra di Photoshop, connesso giorno e notte, pronto a sfornare un meme contro l’operato di Giorgia Meloni anche se la Premier avesse solo starnutito in diretta. Ma ora, all’improvviso, il mondo gli crolla addosso: i meme con i complimenti fanno ridere di più. E non sa come reagire.

“È stato un trauma. Io credevo di avere la battuta pronta, lo screen perfetto, l’ironia tagliente,” confessa con voce tremante il soggetto in questione, noto nei forum col nickname “SatiraEstrema88”. “Poi ho visto un post con scritto ‘Brava Giorgia che almeno non è andata al Billionaire come altri’ e sotto… tremila reaction con la faccina che piange dal ridere. Mi è venuta la febbre.”

Il crollo è cominciato lentamente, già quando il suo meme con scritto “La Meloni è come la pasta scotta: fa schifo eppure te la devi mangiare” ha totalizzato solo due like, di cui uno del cugino che condivide tutto per abitudine.
Lui non si è arreso: ha provato anche il classico “Giorgia Meloni parla sette lingue ma non capisce la Costituzione”, meme riciclato almeno 14 volte da una pagina bulgara nel 2019.
Risultato? Nessun commento. Solo uno che ha scritto “vecchio”.

Il suo ultimo tentativo è stato disperato: ha preso una foto della Premier al G7, l’ha photoshoppata con un elmetto da vichingo e la scritta:
“Meloni pronta a invadere il buon senso”.
Neanche l’algoritmo l’ha riconosciuto come contenuto satirico. Meta ha suggerito di attivare la modalità silenziosa.

“Ora non so più cosa postare,” confessa mentre scrolla tra meme che dicono ‘Giorgia è meglio di Draghi, almeno lei ha i braccialetti della fortuna’, ricevendo un’ondata di cuoricini e “LOL” in caps lock.

Esperti di comunicazione commentano:

“Il problema è che questi ‘memisti’ si sono presi troppo sul serio. O troppo poco. In ogni caso, mai abbastanza.”

Nel frattempo, in una stanza segreta di internet, si sta formando un nuovo gruppo: “Complimeme”, dove si postano solo elogi ironici alla Meloni. Slogan del gruppo:

“Se non puoi criticarla con stile, almeno falla ridere.”

Intanto il nostro protagonista sta pensando di cambiare strategia.
“Sto lavorando a un meme in cui dico che Giorgia ha fatto bene a far male. Che poi a pensarci… fa ridere.”

Fine. O forse l’inizio. Di una nuova era del meme. Quella in cui ‘Brava Giorgia’ fa più ridere di qualsiasi battuta forzata.

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Dilettanti di padel promossi istruttori per far fronte alla carenza di maestri dopo il boom post-Sinner alle scuole di tennis.

Dopo la storica vittoria di Jannik Sinner, l’Italia intera ha scoperto improvvisamente una passione sfrenata per il tennis. Genitori in fila per iscrivere i figli, ex calcettisti riconvertiti, racchette sold out nei supermercati, e centri sportivi assaliti da richieste. Il problema? Nessuno ha previsto la più grave emergenza: mancano gli istruttori di tennis.

Per affrontare il caos, lo Stato ha deciso di replicare il “modello Covid”: se allora si autorizzavano i laureandi a esercitare la medicina, oggi tocca agli eroi del padel amatoriale scendere in campo. Letteralmente.

Secondo una nota circolare diffusa dal Ministero dello Sport (e subito rimbalzata su WhatsApp e gruppi Telegram), basterebbero 3 tornei amatoriali di padel per ottenere un riconoscimento provvisorio come istruttore di tennis. Alcuni impianti si stanno già adeguando: “Tanto la racchetta è simile, e pure la palla rimbalza,” ha dichiarato il responsabile di un circolo sportivo nel tentativo di tranquillizzare le famiglie.

Molti di questi “nuovi maestri” si stanno preparando studiando tutorial su YouTube e guardando spezzoni di partite di Federer a 1.5x. Un ex giocatore di padel intervistato ha dichiarato: “Ho fatto semifinale al Torneo Estivo del Lido 2022, penso di essere pronto a formare la prossima generazione.”

Nel frattempo, si discute anche di introdurre un bonus racchetta, simile al bonus bici del 2020, mentre le scuole valutano l’inserimento del “tennis parlato” come materia facoltativa.

Un’intera nazione, insomma, si è riscoperta tennista in una notte. E come al solito, l’importante non è saper giocare. È esserci, e pubblicarlo su Instagram.

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Usa il gatto per vedere se i funghi sono velenosi: 5 volte lo erano, ora al micio restano solo 2 vite.

San Foglia la Stretta (VR) – “Ho pensato: meglio lui che io.”
Così si giustifica un 38enne del posto, che negli ultimi mesi ha sperimentato personalmente (cioè tramite il gatto) la pericolosità dei funghi raccolti durante le sue scampagnate nei boschi limitrofi. A farne le spese, il suo gatto domestico, Carbone, sopravvissuto per miracolo a cinque intossicazioni alimentari con esito temporaneamente letale.

Secondo i vicini, ogni volta che l’uomo tornava a casa con una cesta, il felino veniva servito per primo. “All’inizio pensavamo fosse amore per gli animali. Poi abbiamo visto la cartella clinica del micio: sembrava il curriculum di un paziente di Pronto Soccorso.”

Carbone, attualmente in cura con croccantini blandamente disintossicanti, ha perso cinque delle sue sette vite nel giro di un mese e mezzo. “Ne restano due,” ha dichiarato il veterinario locale, “ma gli tremano anche quelle.”

L’uomo, al momento indagato per abuso di fiducia felina, ha dichiarato: “Se non reggi cinque amanite, non sei un vero gatto italiano.”

Il micio, ora ricoverato in una clinica privata, pare abbia sviluppato un’allergia alla parola “funghi” e una strana dipendenza dalle piante finte IKEA.

L’ENPA ha già annunciato una campagna nazionale: “Il gatto non è il tuo Bimby”.

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