Ragazzo si laurea senza postare la foto della corona d’alloro: università costretta a invalidare il titolo.

Colpo di scena all’Università di Bologna: un 24enne, laureatosi in Economia, è stato privato del titolo accademico a soli due giorni dalla proclamazione. Il motivo? Non ha pubblicato su Instagram la classica foto con la corona d’alloro.

Secondo quanto riportato dal Senato Accademico, il gesto ha infranto il Protocollo di Laurea Social, una tradizione non scritta ma ormai più vincolante di qualsiasi esame di diritto privato. “È come un matrimonio senza foto del taglio della torta” ha commentato il rettore, visibilmente provato.

La vicenda è precipitata quando amici e parenti, preoccupati dall’assenza di post, hanno allertato l’Ateneo temendo che il ragazzo non si fosse effettivamente laureato. “All’inizio pensavamo fosse un caso di laurea fantasma” ha dichiarato un docente. “Poi abbiamo scoperto che era vero… e siamo rimasti scioccati”.

In segno di protesta, l’Associazione Nazionale Genitori Orgogliosi ha chiesto una legge che renda obbligatorio, entro 48 ore dalla proclamazione, pubblicare almeno:

  • Una foto con corona d’alloro e sorriso forzato.
  • Una didascalia tipo “Finalmente è finita!” o “Dottore… e adesso?”.
  • Un carosello di 10 storie con brindisi, lacrime e la zia che urla “BRAVOOOOO” fuori campo.

Il giovane, intervistato, si è difeso così: “Volevo solo tenere un po’ di privacy”. Le sue parole hanno creato sconcerto, poiché nessuno ha saputo spiegare cosa significhi “privacy” in Italia nel 2025.

L’università ha già avviato un piano di recupero dell’immagine: il titolo di Dottore sarà restituito solo se il ragazzo accetterà di posare in una foto ricostruita, con corona d’alloro in prestito e spumante già stappato (ma ormai piatto).

D’altronde, in un mondo dove se non posti la foto della corona la tua laurea è sospesa, forse il vero titolo non è quello che hai preso, ma quello che fai vedere online.

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P.S. Per quelli che non colgono l’ironia in queste notizie, sappiate che è un post puramente IRONICO (Non me ne vogliano gli altri, sarà l’ingenuità, ma c’è chi non lo percepisce)

Allarme storici: i ragazzi del futuro rischiano di pensare che Auschwitz fosse un parco giochi rispetto a Gaza.

Nel futuro prossimo, quando i libri di storia racconteranno gli eventi di oggi, potrebbe nascere un paradosso talmente assurdo da lasciare increduli anche i più scettici: la crudeltà subita dalla popolazione palestinese, soprattutto dai bambini, farà sembrare persino Auschwitz un luogo più “tranquillo”.

Gli storici avvertono che le immagini, i dati e le testimonianze delle atrocità a Gaza rischiano di essere talmente sconvolgenti da capovolgere la percezione di ciò che definiamo “orrore”. Mentre Auschwitz è simbolo di uno dei genocidi più atroci della storia, le sofferenze odierne, con bombardamenti incessanti, privazioni estreme e una devastazione che non risparmia nemmeno i più piccoli, stanno creando una ferita che i libri di domani dovranno raccontare con una crudezza quasi impossibile da immaginare.

Le nuove generazioni, che studieranno questi capitoli, potrebbero domandarsi increduli come sia possibile che un tempo si definisse “campo di sterminio” un luogo che, rispetto a Gaza, apparirà come un parco giochi. Un paradosso che parla di un’umanità che non impara e di un dolore che continua a ripetersi, ogni giorno, sotto i nostri occhi.

In questo contesto, l’ironia amara diventa quasi una necessità per affrontare una realtà che, se non fosse così drammaticamente vera, sembrerebbe uscita da un incubo surreale. Il monito è chiaro: la memoria storica deve servire a evitare che simili tragedie si ripetano, non a minimizzare quelle di oggi.

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P.S. : questo post contiene informazioni reali, senza intento ironico.

Napoli, Mark Zuckerberg da Sorbillo: 20 kg di mozzarella sprecati prima di scrivere il nome esatto sulla pizza.

A Napoli, dove la pizza è un’arte sacra, Gino Sorbillo ha trasformato la sua pizzeria in un vero e proprio tempio dei VIP. La sua specialità? Scrivere il nome del cliente famoso direttamente sulla pizza con la mozzarella, un dettaglio che ormai è diventato un must per ogni celebrità che passa di lì.

Negli anni, il forno di Sorbillo ha accolto star come Nek, i Pooh (che, per un piccolo pasticcio, si sono ritrovati con una pizza recante la scritta “Il Pooh” per Roby Facchinetti, venuto a Napoli da solo, scatenando un mare di risate), e perfino Mark Zuckerberg, il gigante dei social network.

Proprio Zuckerberg si è rivelato la sfida più ardua per Gino: scrivere il suo nome complicato sulla pizza ha richiesto ben 20 kg di mozzarella, con errori e ripensamenti che hanno fatto sembrare la mozzarella più un puzzle che un ingrediente culinario.

«È stato come giocare a Tetris con la mozzarella», ha raccontato Gino, «a un certo punto ho pensato di mollare tutto e tornare alla classica margherita». Ma Zuckerberg, divertito, ha voluto che la sfida continuasse fino al risultato perfetto.

La passione per la pizza personalizzata di Sorbillo non è nuova: si ricorda ancora con affetto (e qualche sorriso) quando Silvio Berlusconi e Marta sono passati in pizzeria e Gino ha scritto sulla pizza “Marta e Silvio”, una dedica diventata leggendaria e simbolo di quella strana, dolce commistione tra politica, gossip e… mozzarella.

Da Sorbillo, ogni VIP pretende la propria pizza con nome scritto a mano — o meglio, a mozzarella — e qualche cliente ha persino chiesto disegni personalizzati. Nel frattempo, i clienti comuni si accontentano della margherita “senza nome”, ironicamente ribattezzata “la pizza degli outsider”.

Quindi, se vi capita di passare da Napoli e volete una pizza col vostro nome (o uno più complicato di Zuckerberg), preparatevi a vedere tanta mozzarella, qualche errore di scrittura e, soprattutto, tanto divertimento!

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Giubileo: Papa Leone invita i giovani ad “aspirare a cose grandi”, provano a smontare e rubare l’Altare della Patria.

Roma, 3 agosto 2025 – Si è concluso ieri il Giubileo dei Giovani, evento che ha visto la partecipazione di oltre un milione di giovani provenienti da tutto il mondo, accorsi nella Capitale per ascoltare l’esortazione di Papa Leone XIV: “Aspirate a cose grandi”. Un invito che, evidentemente, è stato preso molto sul serio.

Durante la Messa conclusiva a Tor Vergata, Papa Leone XIV ha esortato i giovani a non accontentarsi di una vita mediocre: “Non accontentatevi di meno! Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate”, ha dichiarato. Un messaggio che ha suscitato entusiasmo tra i presenti, alcuni dei quali hanno interpretato l’invito in modo letterale.

Secondo fonti non ufficiali, un gruppo di giovani, ispirati dalle parole del Papa, si è diretto verso l’Altare della Patria con l’intento di smontarlo e portarlo via a mani nude. “Volevamo portare a casa un pezzo di storia per ricordarci di aspirare a cose grandi ogni giorno”, ha dichiarato uno dei partecipanti, che ha preferito rimanere anonimo per motivi di sicurezza.

Le forze dell’ordine sono intervenute prontamente, impedendo che l’operazione andasse a buon fine. “Abbiamo dovuto spiegare loro che l’Altare della Patria non è un souvenir”, ha dichiarato un agente, visibilmente sollevato.

L’episodio ha suscitato diverse reazioni tra i partecipanti al Giubileo. “È stato un gesto simbolico, volevamo solo dimostrare che siamo pronti a lottare per i nostri ideali”, ha dichiarato un altro giovane coinvolto nell’iniziativa. Tuttavia, alcuni hanno espresso preoccupazione per l’interpretazione letterale dell’esortazione papale. “Forse il Papa intendeva dire di aspirare a cose grandi spiritualmente, non fisicamente”, ha commentato un altro pellegrino.

Il Giubileo dei Giovani si è concluso con un messaggio di speranza e unità, ma anche con un episodio che ha messo in luce l’entusiasmo, a volte eccessivo, dei giovani partecipanti. Come ha dichiarato Papa Leone XIV durante l’Angelus finale: “Siamo con i giovani di Gaza, dell’Ucraina e di ogni terra insanguinata dalla guerra. Voi siete il segno che un altro mondo è possibile”. Un messaggio che, speriamo, venga recepito con la stessa passione, ma con un po’ più di discernimento.

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Costa Smeralda, multe a chi porta buste del Lidl sotto l’ombrellone: “Disturbano i miliardari in relax”.

A Porto Smeraldo, il Comune ha deciso di mettere un freno alla «piaga sociale» delle buste del Lidl sotto gli ombrelloni.

«Non possiamo più tollerare che il lusso venga rovinato da sacchetti della spesa economica», ha dichiarato il sindaco, vestito con camicia di lino e occhiali da sole a specchio.

Le nuove regole prevedono multe salate a chi si azzarda a posare una busta del discount vicino ai lettini dei miliardari, che pagano almeno 10mila euro a notte per la pace mentale (e per non vedere il prezzo del succo d’arancia).

«È una questione di estetica, di aura, di vibrazioni positive», ha spiegato un addetto al controllo, sorseggiando un cocktail da 50 euro. «Quando vediamo una busta della spesa piena di offerte, la magia della Costa Smeralda svanisce come neve al sole».

Le multe variano da 500 a 10.000 euro, a seconda della marca di busta e di quanto si sente offeso il miliardario di turno.

«Abbiamo persino pensato di introdurre il “divieto di carrello”, ma sarebbe stato troppo complicato», ha aggiunto un funzionario comunale.

Intanto, i villeggianti low cost hanno già iniziato a nascondere le loro buste del Lidl dentro borse firmate, sacchetti di stoffa da centinaia di euro o addirittura dentro gli asciugamani.

«Io porto sempre due buste – una per la spesa e una per far finta che sia una borsa Hermès», confessa un turista di Milano.

Intanto, la Costa Smeralda resta il regno dei miliardari, dove l’unico sconto ammesso è quello sulle nuvole che passano leggere sopra le teste di chi conta i milioni.

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Temptation Island, dopo la chiusura trovati sacchi di cipolle per pianti di scena: accertamenti in corso dell’AGCOM.

Nel resort ormai deserto dove, fino a pochi giorni fa, si consumavano falò, sospiri e tradimenti a favore di telecamera, una scoperta inquietante ha acceso i riflettori sul dietro le quinte del programma: dodici sacchi di cipolle, ancora sigillati, sono stati rinvenuti dallo staff addetto allo smantellamento del set. Secondo indiscrezioni, sarebbero stati usati come supporto emotivo per generare lacrime perfette al momento giusto, in 4K e con dissolvenza in slow motion.

L’AGCOM ha immediatamente aperto un’indagine per accertare se tali ortaggi siano stati impiegati come strumenti di suggestione emotiva non dichiarati, violando il codice delle comunicazioni audiovisive. In particolare, l’Autorità vuole capire se le cipolle siano state distribuite preventivamente tra i concorrenti prima dei famosi “falò del confronto”, noti per il tasso di umidità emotiva superiore alla media stagionale.

Le critiche al programma non si sono fatte attendere neanche quest’anno: molti spettatori hanno denunciato la presenza di coppie “da manuale”, con dinamiche già viste, ruoli stereotipati e partecipanti interessati più ai follower che ai sentimenti. Ma finora, nessuno aveva mai pensato che anche le lacrime potessero far parte del copione. Alcuni ex partecipanti, rimasti anonimi, avrebbero confermato che all’ingresso veniva chiesto di firmare un modulo che autorizzava “l’eventuale somministrazione di vapori lacrimogeni naturali a base vegetale”.

La scoperta dei sacchi ha aperto uno squarcio sul mondo sommerso dei reality, dove nulla viene lasciato al caso, nemmeno un singhiozzo. L’ipotesi è che ci fosse un reparto dedicato, il “pianto-team”, incaricato di monitorare la distribuzione delle cipolle in base al picco emotivo richiesto dalla scaletta settimanale.

In attesa dei risultati dell’indagine, pare che le cipolle avanzate verranno donate a una soap opera di seconda fascia, bisognosa di rilancio e lacrime fresche. Nessun commento dalla produzione, che si è limitata a dichiarare: “Erano cipolle biologiche. Tutta roba genuina, come i nostri sentimenti.”

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Politici si scambiano insulti camuffati da complimenti su Facebook, convinti di far colpo sui cittadini. Peccato che ai cittadini interessino solo le corna di Temptation Island.

Frattamaggiore, la stagione dei commenti: politici svegli dopo cinque anni di letargo, cittadini svegli solo per il tornaconto

Come da tradizione, le elezioni a Frattamaggiore si avvicinano e, puntuali come la pioggia a ottobre, i nostri politici locali si destano dal loro torpore quinquennale per darsi alla polemica social. Su Facebook si scambiano insulti camuffati da complimenti, credendo seriamente che a qualcuno, fuori dal loro circolo, importi ciò che si dicono. Peccato che ai cittadini, invece, interessi solo il proprio tornaconto personale: una licenza edilizia, una promessa di posto di lavoro, magari anche solo un favore in cambio del voto. Gli insulti in salsa social? Spettacolo per pochi e totale indifferenza per la maggioranza.

In effetti, questi duetti di accuse e giustificazioni sembrano più un modo per ingannare se stessi che per convincere gli elettori, soprattutto perché metà delle preferenze sono già prenotate a tavolino, destinate a chi meglio soddisferà le aspettative dei propri sostenitori. Un circolo vizioso dove la meritocrazia è un ospite mai invitato.

Nel frattempo, Frattamaggiore continua la sua trasformazione in un gigantesco cantiere edile con la parvenza di un paese: alberi? Solo un lontano ricordo. Al massimo si trovano ombre, ma rigorosamente cerchi disegnati a terra, perché tra cemento e mattoni, non si può certo lasciare spazio alla natura.

I consiglieri comunali? Sono sempre gli stessi, scelti da cittadini che da decenni votano uguale. Poi però si lamentano della situazione generale, dimenticando che sono proprio loro a mantenere questo circolo vizioso. Un film già visto, una commedia senza fine.

In definitiva, mentre i politici si scambiano insulti con l’illusione di accaparrarsi qualche voto, i cittadini guardano altrove, aspettando solo il prossimo tornaconto. E così Frattamaggiore va avanti, tra cantieri, promesse e commenti inutili.

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Coppia astuta truffata online: paga una settimana al mare in Valle d’Aosta, ma non c’è né casa né mare.

Due furbi della prenotazione online hanno scoperto all’istante cosa significa “mare invisibile” e “casa fantasma”. Convinti di aver afferrato il colpo grosso, hanno prenotato una settimana al mare… in Valle d’Aosta. Già all’arrivo, tra curve alpine e vallate innevate, cominciavano a chiedersi: «Ma dov’è questo mare?»

Si vedevano solo montagne e qualche mucca. Nessun segno di spiaggia o onde. Però pensavano: magari è un mare segreto, nascosto… Dopo un’ora di girovagare per strade sterrate e sentieri, la coppia è arrivata all’indirizzo della casa affittata online. Peccato che… casa non ce ne fosse proprio.

Non c’era niente, solo un pezzo di prato e un cartello scritto a mano “Qui ci dovrebbe essere la casa”. Nessun vicino, nessun numero civico, neanche un cane da guardia o un piccione curioso. Hanno provato a chiamare il proprietario, ma il telefono rispondeva un robot che diceva “Spiacenti, il mare è chiuso per ferie”.

La coppia si è ritrovata con la valigia piena, il portafoglio vuoto, e la consapevolezza di aver prenotato un’illusione. «Se fossimo stati davvero furbi – hanno ammesso con rammarico – avremmo già saputo che in Valle d’Aosta il mare non esiste. E se fossimo stati intelligenti, avremmo controllato che la casa fosse reale.»

Gli esperti dicono che questa è la nuova frontiera delle truffe vacanziere: vendere l’aria di montagna come mare tropicale e abitazioni inesistenti come ville da sogno. «Il vero mistero è come due persone così furbe non si siano accorte subito che qualcosa non andava», commenta un passante con aria scettica.

Dopo aver passato la settimana a fissare il nulla, la coppia è tornata a casa con un bagaglio di esperienza e un nuovo detto: “Mai fidarsi di un sito che promette il mare… tra le Alpi”.

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Israele: “Basta errori tecnici nei bombardamenti sui bambini. Ora solo colpi precisi e mirati su di loro”.

Tel Aviv – Dopo settimane di imbarazzo internazionale per i “bombardamenti accidentali” su scuole, ospedali e bambini che stavano solo giocando con un aquilone a forma di colomba, l’esercito israeliano ha deciso di voltare pagina. “Basta con le imprecisioni: d’ora in poi, solo raid chirurgici sui bersagli infantili. Nessun margine d’errore, promesso!”, ha dichiarato un portavoce dell’IDF mentre lucidava un drone con gli occhiali da vista.

Secondo il nuovo Protocollo di Precisione Infantile (PPI), ogni bambino sarà correttamente identificato grazie a un software dotato di intelligenza artificiale che distingue un bimbo che piange da un terrorista in borghese. “Abbiamo migliorato l’algoritmo,” spiega il colonnello D. C., “prima scambiava il disegno di un gattino per un razzo Qassam.”

Nel frattempo, il reparto comunicazione del governo israeliano ha lanciato una nuova campagna mediatica: “Bombardiamo meglio!”, con lo slogan secondario:

“Perché anche una strage merita professionalità.”

Fonti riservate parlano di accordi in corso con la LEGO per la produzione di modellini in scala di scuole palestinesi da usare come target nei simulatori di tiro.

Ci hanno abituati a pensare che in guerra gli errori siano inevitabili. Ma quando i bambini diventano bersagli consapevoli, quando la morte si abbatte con precisione su chi dovrebbe essere protetto per primo, non siamo più davanti a una tragedia, ma a una scelta.
Una scelta spietata, lucida, fredda.
E allora non c’è più giustificazione tecnica che tenga, né strategia che possa lavare via il sangue dell’innocenza.
Perché non esistono bombe intelligenti quando colpiscono cuori piccoli.
Esistono solo uomini che hanno smesso di esserlo
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Virus West Nile. Famiglia ricoverata per intossicazione da “Autan”.

Virus West Nile. Famiglia di San Foglia la Stretta (LT) ricoverata per intossicazione da “Autan”

Una famiglia di San Foglia la Stretta, in provincia di Latina, è stata ricoverata in ospedale dopo aver confuso il repellente per zanzare con un rimedio miracoloso contro il West Nile.

Nella speranza di evitare la puntura di una zanzara infetta, hanno deciso di “potenziare” l’efficacia dell’Autan spruzzandolo direttamente in bocca. Il risultato? Un cocktail esplosivo di nausea, vertigini e un’inaspettata passione per le zanzare.

Il West Nile è un virus trasmesso dalle zanzare, con sintomi che vanno dalla febbre alla cefalea, fino a complicazioni neurologiche in rari casi. Fortunatamente, l’Autan non ha proprietà antivirali, ma ha dimostrato di essere altamente efficace nel causare intossicazioni se ingerito o inalato in grandi quantità.

I medici hanno sottolineato l’importanza di usare i repellenti per zanzare secondo le indicazioni, evitando esperimenti casalinghi. La famiglia, ora dimessa e in fase di recupero, ha promesso di limitarsi a spruzzare l’Autan sulla pelle e non più sulla lingua.

Insomma, per combattere le zanzare è meglio usare il repellente sulla pelle e non come sciroppo: una lezione dura ma chiara.

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