
A Napoli ogni occasione è buona per festeggiare con il tradizionale metodo locale: esplosioni. Che si tratti di uno scudetto, della vittoria dell’Italia ai Mondiali o anche solo del compleanno di un parente tornato dal Belgio, il protocollo prevede da sempre batterie di fuochi, botti e ordigni artigianali in grado di far tremare interi quartieri.
Negli anni, la tradizione si è affinata al punto che alcuni ordigni sono diventati veri simboli della città. Tra i più noti la “bomba Maradona”, capace di far saltare tre balconi e spegnere l’illuminazione pubblica nel raggio di 500 metri, e la più recente “bomba Careca”, il cui boato, secondo alcuni residenti, sarebbe stato avvertito anche a Caserta.
Per la finale dell’Eurovision Song Contest, molti cittadini napoletani avevano già predisposto un piano celebrativo in caso di vittoria di Sal Da Vinci, ritenuto da diversi residenti “praticamente uno di famiglia”. Secondo fonti di quartiere, nei garage erano già pronte decine di bombe ad alto contenuto esplosivo, alcune talmente potenti che, a detta di chi le ha viste, “in confronto quelle della guerra sembrano tric trac”.
La mancata vittoria del cantante ha però bloccato tutto a poche ore dall’accensione della prima miccia. Per evitare sprechi, il Comune avrebbe quindi deciso di destinare il materiale pirotecnico all’Ucraina come aiuto militare nel conflitto contro la Russia.
Secondo indiscrezioni, i primi camion partiti da Napoli trasportavano due “bombe Maradona”, una “Careca Special Edition” e un ordigno sperimentale soprannominato “Gigi D’Alessio”, descritto dagli artificieri come “quello che non esplode subito, ma poi parte all’improvviso e ti rovina la serata”.
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P.S. Per quelli che non colgono l’ironia in queste notizie, sappiate che è un post puramente IRONICO (Non me ne vogliano gli altri, sarà l’ingenuità, ma c’è chi non lo percepisce)









