
A Milano, tra vetrine in frantumi, negozi saccheggiati e tanta voglia di rivoluzionare il mondo, c’è chi ha dimostrato di avere ancora qualche piccolo problema con le questioni pratiche della rivoluzione.
Protagonista della vicenda è un giovanissimo manifestante che, nel bel mezzo degli scontri, avrebbe pensato bene di procurarsi una felpa senza passare dalla cassa. Fin qui, tutto secondo il programma del perfetto rivoluzionario in erba: abbattere il sistema, contestare il consumismo e, già che ci siamo, rinnovare il guardaroba a costo zero.
Peccato per un dettaglio: la felpa era di due taglie più grande.
Un inconveniente trascurabile per chi sta riscrivendo le sorti della società, ma decisamente fastidioso per chi deve vestirsi senza sembrare appena uscito dall’armadio del fratello maggiore.
Ed ecco materializzarsi il vero capolavoro: il giorno dopo, il giovane sarebbe tornato al negozio per chiedere il cambio.
Non un ripensamento politico, non una crisi di coscienza, non il desiderio di restituire il maltolto. Semplicemente, la taglia sbagliata.
Evidentemente, qualcuno aveva spiegato al ragazzo come si fa la rivoluzione, ma aveva dimenticato il capitolo dedicato alle taglie.
Resta da immaginare la scena: il giovane davanti alla serranda, pronto a far valere i propri diritti di consumatore, magari con la felpa sotto il braccio e la convinzione che, in fondo, un cambio merce sia il minimo sindacale anche dopo una notte di contestazione.
Perché manifestare contro il sistema è una cosa seria. Ma scegliere la taglia giusta, evidentemente, è una competenza che si acquisisce con l’età.
Morale della favola: si può anche scendere in piazza per cambiare il mondo. Ma prima sarebbe opportuno imparare a scegliere una felpa della propria misura.
E, soprattutto, ricordarsi che la rivoluzione non prevede il servizio cambi e resi.
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P.S. Per quelli che non colgono l’ironia in queste notizie, sappiate che è un post puramente IRONICO (Non me ne vogliano gli altri, sarà l’ingenuità, ma c’è chi non lo percepisce)









