Attentatore terrapiattista tenta di colpire Trump dall’Italia sparando verso ovest ma sbaglia fuso orario.

ROMA – Un episodio destinato a rientrare nella categoria delle “iniziative intercontinentali mal calibrate” sarebbe stato segnalato nelle ultime ore, con protagonista un uomo che si definisce terrapiattista e che avrebbe tentato una presunta azione contro Donald Trump dall’Italia.
Secondo le ricostruzioni circolate tra fonti non verificabili ma molto convinte della propria versione, l’uomo avrebbe impostato con estrema sicurezza la direzione verso ovest, ritenendo che la traiettoria lineare fosse sufficiente a compensare la distanza geografica tra Europa e Stati Uniti.
Il piano, già di per sé complesso anche senza considerare la forma del pianeta, sarebbe però naufragato per un dettaglio tecnico spesso trascurato nelle dinamiche globali: il fuso orario.
“Ho calcolato tutto, ma ho sparato all’ora italiana giusta”, avrebbe dichiarato il presunto protagonista, lasciando intendere che la sincronizzazione temporale fosse un fattore secondario nella riuscita dell’operazione.
Negli Stati Uniti, al momento dei fatti, non risulterebbero anomalie, principalmente perché — come sottolineano osservatori non coinvolti — “non era ancora il momento giusto nemmeno per accorgersene”.
L’episodio si sarebbe quindi risolto in un nulla di fatto, non per errori di direzione o per limiti fisici evidenti, ma per una semplice discrepanza temporale tra i due continenti.
Alcuni esperti immaginari hanno parlato di “classico caso di mancata sincronizzazione tra intenzione e realtà”, mentre altri hanno fatto notare come “la Terra, anche se piatta o meno, continui a ignorare le impostazioni orarie individuali”.
Il protagonista avrebbe comunque difeso la propria logica: “Se il fuso orario fosse stato corretto, avrebbe funzionato”, avrebbe affermato, lasciando aperta la questione su quale fuso orario si aspettasse venisse aggiornato.

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P.S. Per quelli che non colgono l’ironia in queste notizie, sappiate che è un post puramente IRONICO (Non me ne vogliano gli altri, sarà l’ingenuità, ma c’è chi non lo percepisce)

Concertone del 1° maggio. Disoccupati hanno provato a infiltrarsi alla Festa dei Lavoratori indossando tute da metalmeccanici per partecipare.

Momenti di confusione ieri durante il Concertone del 1° maggio, quando le forze dell’ordine hanno fermato un piccolo gruppo di persone che cercava di accedere all’area dell’evento con un abbigliamento giudicato “eccessivamente coerente con il tema della giornata”.

Secondo quanto ricostruito, i soggetti si sarebbero presentati indossando tute da metalmeccanici, nel tentativo evidente di mimetizzarsi tra i lavoratori presenti e non destare sospetti. Un piano che, secondo gli addetti alla sicurezza, avrebbe funzionato quasi perfettamente… se non fosse stato per il dettaglio decisivo: l’assenza di qualsiasi riferimento concreto a un impiego attivo.

“Li abbiamo notati subito,” ha raccontato un operatore. “Erano troppo credibili per essere veri partecipanti della Festa dei Lavoratori. Sembrava quasi che ci stessero provando sul serio.”

La situazione ha richiesto un intervento di verifica per accertare la natura della loro presenza. Dopo alcuni controlli, gli individui sono stati allontanati dall’area “per eccesso di immedesimazione nel contesto”.

Nel frattempo, tra il pubblico, qualcuno ha commentato l’episodio con una certa preoccupazione: “Se si comincia a entrare vestiti in tema, rischiamo che al prossimo evento si presentino anche persone felici di lavorare. E questo cambierebbe tutto.”

Gli organizzatori hanno comunque rassicurato che il Concertone si è svolto regolarmente e che la sicurezza continuerà a monitorare attentamente qualsiasi tentativo di partecipazione troppo coerente con lo spirito della manifestazione.

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Bambina in un manifesto che reclamizza merendine scambiata per una candidata alle votazioni comunali.

Frattamaggiore (NA). Doveva essere una normale campagna pubblicitaria per una merendina al cacao, ma nel giro di poche ore si è trasformata in uno dei casi politici più strani degli ultimi anni.

Il volto sorridente di una bambina di circa 5 anni, comparso su diversi manifesti pubblicitari in città, è stato infatti scambiato da decine di cittadini per quello di una nuova candidata alle prossime elezioni comunali.

«Mi ha convinto subito – racconta un pensionato – ha uno sguardo deciso, e poi finalmente qualcuno che non promette niente

A generare la confusione sarebbe stata la posizione dei cartelloni, affissi proprio accanto a veri manifesti elettorali, con la bambina ritratta in primo piano e un’espressione giudicata da molti “più sincera rispetto agli altri candidati”.

In poche ore sono iniziate a circolare voci su una possibile lista civica a suo nome. Alcuni cittadini hanno persino chiesto dove poter votare “la bambina con la merendina”, mentre un gruppo WhatsApp di quartiere ha provato a ricostruirne il programma politico, ipotizzando “merendine gratuite per tutti” e “pisolini obbligatori dopo pranzo”.

La situazione è degenerata quando qualcuno ha lasciato un bigliettino sotto il manifesto con scritto: “Hai il mio voto”.

L’azienda produttrice della merendina ha chiarito che si tratta semplicemente di una campagna pubblicitaria, ma ormai per molti è troppo tardi.

«Non mi interessa se è pubblicità – commenta una residente – almeno lei è coerente: mangia davanti a tutti.»

Intanto, secondo indiscrezioni, alcuni candidati starebbero valutando di rifare le foto elettorali con una merendina in mano.

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Frattamaggiore, ritorno del tram nel programma elettorale: “Così i cittadini sanno a cosa attaccarsi”.

FRATTAMAGGIORE – A ogni tornata elettorale la storia si ripete con la puntualità di un orologio rotto sempre alla stessa ora: qualcuno rispolvera l’idea del tram a Frattamaggiore.
Un progetto che sembra vivere più nei comizi che nei progetti tecnici, ma che riesce puntualmente a riemergere come una tradizione locale non dichiarata. Questa volta, però, il candidato di turno ha deciso di fare un passo avanti nella narrazione, trasformando la proposta in qualcosa di molto più “funzionale” per la cittadinanza.
“Vogliamo riportare il tram a Frattamaggiore – avrebbe dichiarato – così, in caso di necessità, i cittadini sapranno a cosa attaccarsi”.
Una frase che ha immediatamente acceso il dibattito, anche perché a Frattamaggiore il tram non si vede dagli anni ’50-’60, quando ancora attraversava il corso prima che binari e vetture venissero progressivamente smantellati e archiviati nella memoria collettiva.
E proprio da quella memoria nasce anche il lato più ironico della vicenda. Nel parlato napoletano, infatti, l’espressione “attaccate ’o tram” non ha nulla a che vedere con il trasporto pubblico: è un modo di dire che si usa quando non resta altro che arrangiarsi, aggrapparsi a ciò che capita, spesso con un misto di rassegnazione e sarcasmo.
Ed è forse qui che il programma elettorale ha trovato la sua vera “linea guida”: non tanto un progetto di mobilità sostenibile, quanto un sistema di ancoraggio esistenziale per cittadini in cerca di punti fermi.
Nel frattempo, tra nostalgici del vecchio tram e cittadini più interessati a buche, traffico e parcheggi impossibili, la proposta continua a circolare con la stessa efficacia di un convoglio immaginario: parte, si ferma, e soprattutto… non si sa mai davvero dove vada.

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Panetteria espone cartello “senza glutine”: scambiato per simbolo di “Frattamaggiore Progressista e Riformista”.

FRATTAMAGGIORE – Doveva essere un semplice avviso per i clienti intolleranti al glutine, ma si è trasformato in un caso politico degno di campagna elettorale.
Una panetteria del centro ha affisso in vetrina una locandina con il classico simbolo dei prodotti “senza glutine”, accompagnata da un elenco dettagliato di ingredienti e avvertenze. Tuttavia, la grafica ha attirato l’attenzione di diversi passanti per una somiglianza ritenuta “troppo precisa” con il simbolo della lista civica “Frattamaggiore Progressista e Riformista”, presentata in vista delle prossime elezioni comunali.
Nel giro di poche ore, la vetrina è stata scambiata da alcuni cittadini per un punto informativo elettorale. Diversi si sono fermati a leggere quella che credevano fosse una lista di candidati, mentre altri hanno iniziato a chiedere direttamente spiegazioni al personale.
Ma quindi vi siete candidati?” è stata la domanda più frequente, rivolta a un fornaio che, fino a quel momento, si stava occupando esclusivamente di impasti e infornate.
Secondo alcune testimonianze, non sono mancati momenti di confusione: c’è chi avrebbe chiesto informazioni su programmi e alleanze, ricevendo in risposta dettagli tecnici su farine alternative e possibili contaminazioni.
La situazione si è chiarita solo quando è stato specificato che si trattava esclusivamente di un avviso alimentare e non di materiale elettorale.
Nel frattempo, la vicenda ha fatto il giro della città, aprendo un dibattito tra chi chiede simboli politici più distinguibili e chi invita a non confondere pane e politica.
Intanto il fornaio starebbe valutando di aggiornare la comunicazione in vetrina con una nota più esplicita: “Prodotti senza glutine, ma senza candidati”.

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Scoperta famiglia che viveva nascosta tra le erbacce dei marciapiedi: tolti i figli.

Frattamaggiore, scoperta incredibile durante uno spot elettorale: famiglia viveva nascosta tra le erbacce dei marciapiedi. “Pensavamo fosse solo verde pubblico trascurato”FRATTAMAGGIORE – Doveva essere un semplice video di campagna elettorale contro il degrado urbano, ma si è trasformato in una scoperta che ha lasciato tutti senza parole.Un candidato alle prossime elezioni comunali, mentre stava girando uno spot per denunciare le condizioni di alcuni marciapiedi invasi da erbacce alte e ormai ingestibili, ha notato qualcosa di insolito tra la vegetazione spontanea: una famiglia intera che, secondo le prime ricostruzioni, vivrebbe lì da anni.Le erbacce, cresciute in modo così fitto da formare quasi una “copertura naturale”, avrebbero permesso alla famiglia di passare inosservata per circa cinque anni, ovvero – secondo alcuni cittadini – “dall’ultima volta che è stato fatto il taglio del verde… coincidenza sospetta in periodo elettorale”.La scena ha immediatamente attirato l’attenzione, portando all’intervento dei servizi sociali, che hanno disposto l’allontanamento dei tre minori e il loro trasferimento in una comunità.Secondo indiscrezioni, i bambini non avrebbero frequentato la scuola in modo regolare e avrebbero vissuto praticamente “integrati nell’ecosistema urbano”, tra marciapiedi e vegetazione spontanea.La famiglia, però, non ci sta e ha già fatto sapere di considerare quelle erbacce “il loro ambiente naturale”. In particolare, avrebbero chiesto che non venga effettuato alcun intervento di sfalcio, dichiarando l’intenzione di tornare a vivere lì non appena i figli verranno riaffidati.Il Comune, dal canto suo, ha preso una posizione netta: “Non è possibile che un’area urbana diventi una zona residenziale non regolamentata di questo tipo”.Nel frattempo, un noto imprenditore locale ha offerto una soluzione alternativa: una porzione del giardino della sua villa privata, dove – a quanto pare – ha lasciato crescere volontariamente un’area di vegetazione spontanea “per spirito di accoglienza e biodiversità familiare”.La vicenda ha acceso il dibattito in città, tra chi parla di semplice incuria del verde pubblico e chi, ormai, sospetta che alcuni marciapiedi di Frattamaggiore stiano sviluppando una vita sociale autonoma.Intanto, resta una domanda sospesa nell’aria: se le erbacce non fossero mai cresciute… qualcuno avrebbe mai scoperto la famiglia?

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Roma. Parcheggia sotto casa in doppia fila e a fine mese scopre che le multe costano meno di un garage.

A Roma la scena era sempre la stessa: una macchina identica, sempre nello stesso punto, sempre in seconda fila sotto casa. Così costante da sembrare parte del paesaggio urbano. Ed è proprio da lì che, alla fine, è venuta fuori la storia.Dietro quell’auto ci sarebbe un’abitudine ormai quotidiana: il proprietario la lascia ogni sera in seconda fila al rientro a casa. Non per distrazione, ma per scelta precisa.Il motivo è molto semplice e molto romano: parcheggiare è diventato un incubo. Ogni sera il solito giro infinito nel quartiere, anche due ore a cercare un posto libero e, quando va bene, un parcheggio a un chilometro e mezzo o due da casa. In pratica: l’auto è “trovata”, ma il proprietario deve ancora arrivarci a piedi.A questo si aggiunge il problema dei garage in affitto: prezzi talmente alti da risultare fuori portata per molti. Un costo mensile che, in centro, ha ormai superato la soglia della convenienza.Da qui la soluzione: ogni sera seconda fila sotto casa, una scelta ripetuta e costante per evitare il giro infinito e restare vicino all’ingresso.E il paradosso finale è tutto nei conti: tra le multe accumulate e il confronto con il costo di un garage, il totale delle sanzioni risulterebbe comunque inferiore all’affitto mensile di un box auto in zona centrale.Così, a Roma, qualcuno ha trovato la sua personale soluzione al parcheggio: discutibile, certo, ma – almeno secondo i calcoli – più economica di un garage.

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Candidato sindaco copia il programma elettorale dall’AI e dimentica di cancellare la frase: «se vuoi te ne faccio uno con più bugie».

Nella città dove il futuro è arrivato prima delle idee, i candidati sindaci alle ultime elezioni comunali hanno compiuto un salto evolutivo che ha lasciato la politica locale a metà tra la fantascienza e il copia-incolla creativo.
Secondo fonti assolutamente non verificate ma estremamente convinte di sé, gran parte dei candidati avrebbe deciso di affidarsi direttamente all’intelligenza artificiale per costruire tutto: dal programma elettorale fino alle locandine ufficiali, passando per i sorrisi in foto, calibrati ormai non più dal fotografo ma da algoritmi “di fiducia”.
Il risultato è stato devastante per la grafica e per l’umanità intera: manifesti elettorali con volti così perfetti da sembrare stampati in serie, dove in alcuni casi si è proceduto semplicemente a premere “riutilizza volto precedente” senza nemmeno controllare. Per diversi candidati, infatti, non c’è stato quasi nulla da modificare: lo stesso volto veniva riutilizzato da circa trent’anni, con aggiornamenti minimi tipo “aggiunta rughe HD” o “versione leggermente più seria del 1998”.
Ma il vero colpo di scena è arrivato nella fase dei programmi elettorali.
Un candidato sindaco, nel pieno entusiasmo tecnologico, avrebbe copiato integralmente il testo generato dall’intelligenza artificiale dimenticando però un dettaglio non proprio marginale: la riga finale.
«Se vuoi te ne faccio uno con più bugie.»
La frase, rimasta lì come una firma poetica del futuro digitale, avrebbe iniziato a circolare tra cittadini, gruppi WhatsApp e panifici come nuovo motto non ufficiale della campagna elettorale.
Nel frattempo, anche le liste non sono state da meno. Pare infatti che la situazione abbia raggiunto livelli di ottimizzazione estrema quando ci si è accorti che una buona parte dei candidati portava lo stesso cognome: Del Prete.
A quel punto, secondo indiscrezioni, qualcuno avrebbe anche proposto di semplificare ulteriormente la scheda elettorale scrivendo direttamente: “Lista: Del Prete (versione aggiornata, ma sempre Del Prete)”.
Tra manifesti tutti perfettamente levigati dall’algoritmo, programmi scritti da intelligenze artificiali troppo sincere e cognomi che sembrano una tradizione più che una coincidenza, la campagna elettorale si è trasformata in un esperimento collettivo di coerenza digitale applicata alla realtà.
E il risultato finale è rimasto sospeso tra il serio e il surreale, con una domanda che continua a rimbalzare ovunque: se a scrivere tutto è l’intelligenza artificiale… chi si prende la responsabilità delle bugie?

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Attentato a Trump a colazione e un altro all’apericena, ma passano inosservati: ormai è routine.

WASHINGTON – Due episodi nella stessa giornata, uno nelle prime ore del mattino e l’altro poco prima dell’apericena. Eppure, per molti osservatori, la vera notizia non è più la sequenza degli eventi, ma la reazione sempre più tiepida dell’opinione pubblica.
Secondo le prime ricostruzioni, entrambi i tentativi sarebbero stati sventati senza conseguenze. Una dinamica che, fino a poco tempo fa, avrebbe dominato il dibattito mediatico per giorni, ma che oggi sembra scivolare rapidamente in secondo piano.
Nei principali notiziari, la copertura è stata contenuta, spesso relegata a brevi aggiornamenti. Sui social, invece, il tono appare diverso: più che stupore, prevale una sorta di familiarità con l’accaduto.
“È la ripetizione che cambia la percezione”, osservano alcuni analisti. “Quando eventi eccezionali si susseguono con una certa frequenza, finiscono per essere interpretati come parte di uno schema, più che come episodi isolati”.
Nel frattempo, le autorità continuano a trattare ogni caso con la massima attenzione, sottolineando la natura distinta dei singoli episodi. Ma nel racconto collettivo, qualcosa sembra essersi spostato: l’eccezionale ha iniziato a sembrare prevedibile.
E così, tra una colazione e un apericena, anche due eventi di questa portata rischiano di confondersi nella routine quotidiana. Al punto che, per molti, la vera anomalia non è più ciò che accade, ma il fatto che accada senza sorprendere quasi nessuno.

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Scoperto il vero problema: non il cemento, ma la Meloni. Parte il piano per liberare la città.

Frattamaggiore (NA) – Dopo anni di analisi su traffico, smog, cantieri e movida fuori controllo, arriva finalmente la risposta che tutti aspettavano.
Il problema della città è stato individuato.
Non è il cemento che avanza ovunque.
Non è il traffico che blocca tutto.
Non è nemmeno quello che succede di notte.
È la Meloni.
E, come annunciato con grande sicurezza durante alcuni comizi, la soluzione è una sola:
liberare Frattamaggiore dalla Meloni.
L’annuncio ha immediatamente ridisegnato le priorità cittadine.
“Prima liberiamo Frattamaggiore dalla Meloni, poi sistemiamo tutto il resto”, è stato spiegato dal palco, con la tranquillità di chi ha finalmente trovato la chiave di tutto.
Una linea così chiara che molti cittadini hanno iniziato a guardare la città con occhi nuovi.
I cantieri che spuntano tra un palazzo e l’altro?
Probabilmente una conseguenza.
Il traffico che trasforma 300 metri in un’ora di viaggio?
Effetti indiretti.
Le notti diventate ormai una prova di resistenza, tra scooter lanciati a tutta velocità, moto di grossa cilindrata che sfrecciano senza casco, rombi continui sotto i balconi e scene che spesso finiscono anche con minacce a chi chiede semplicemente un po’ di silenzio?
Dettagli.
La priorità, adesso, è solo una:
liberare Frattamaggiore dalla Meloni.
E l’idea, a quanto pare, sta prendendo piede.
C’è chi propone di iniziare subito, chi si domanda da dove cominciare, chi è semplicemente sollevato dal fatto che finalmente qualcuno abbia individuato il vero problema.
“Era sotto gli occhi di tutti”, commenta qualcuno.
“Pensavamo fosse il cemento, invece era la Meloni.”
Intanto, in città cresce la fiducia.
Perché una volta completata questa liberazione – assicurano – tutto tornerà al suo posto: meno traffico, più verde, meno caos, più vivibilità.
Sarà automatico.
Nel frattempo, però, i cantieri continuano, il traffico resta fermo e la notte continua a rombare.
Ma adesso non è più un problema.
Adesso si sa cosa fare.
Basta solo liberare Frattamaggiore dalla Meloni.
E poi, forse, con un po’ di fortuna…
qualcuno si accorgerà anche di tutto il resto.

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