Migliaia di stolti in Italia: ieri sera hanno fotografato il dito di chi mostrava la Luna eclissata.

Nonostante l’eclissi di Luna fosse visibile a occhio nudo, ieri sera migliaia di italiani hanno preferito immortalare… il dito di chi gliela stava mostrando.

Secondo i primi dati, interi gruppi di persone si sarebbero radunati in piazze e balconi non per guardare il cielo, ma per inseguire con lo smartphone qualsiasi indice alzato verso l’alto. “È stato un momento magico – racconta un testimone – ho scattato più di 200 foto al dito di mio cognato, sembrava quasi in 4K”.

Le immagini stanno già circolando sui social, dove in molti sostengono che “il dito, con la giusta esposizione, sembra addirittura più misterioso della Luna stessa”.

Gli esperti parlano di un fenomeno epocale: “Il proverbio lo diceva da secoli, ma mai nessuno aveva preso alla lettera l’invito a guardare il dito invece della Luna”, spiegano dall’Osservatorio.

Intanto, pare che un uomo di Napoli sia stato l’unico a fotografare effettivamente la Luna eclissata. È stato immediatamente isolato e studiato come caso clinico.

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P.S. Per quelli che non colgono l’ironia in queste notizie, sappiate che è un post puramente IRONICO (Non me ne vogliano gli altri, sarà l’ingenuità, ma c’è chi non lo percepisce)

Italia-Israele, FIFA rassicura: i bambini resteranno solo raccattapalle, non bersagli.

ROMA – In vista della partita più attesa e temuta dei Mondiali, Italia e Israele si preparano a sfidarsi in un clima di tensione… calcistica. La FIFA, però, ha voluto subito tranquillizzare i tifosi: «I bambini presenti sugli spalti e in campo resteranno solo raccattapalle. Nessun bersaglio, promesso», ha dichiarato un portavoce dell’organizzazione, mentre distribuiva caschetti fluorescenti e pettorine antiproiettile in miniatura.Gli allenatori delle due squadre hanno confermato che l’allenamento dei portieri è stato modificato: «Ora i tiri a porta saranno solo sui pali e sulle reti, mai sugli spettatori», ha spiegato il tecnico israeliano, cercando di non ridere. Sul fronte italiano, i calciatori sembrano entusiasti di mostrare il loro talento… senza mai toccare il settore giovanile, almeno secondo le nuove regole FIFA.I tifosi, però, non si sono lasciati ingannare: sugli spalti già si vendono tute antiproiettile in taglia mini e scudi improvvisati, in attesa che il fischio d’inizio dia il via alla sfida più surreale dell’anno.Morale: nel calcio, come nella vita, il fair play dovrebbe iniziare con chi ha meno di dieci anni… e forse anche qualche adulto potrebbe imparare qualcosa.

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Tappo della bottiglia di acqua Sant’Anna si riattacca da solo dopo essere stato staccato: il Papa manda ispettori per verificare il miracolo.

Oggi, mentre il Papa Leone celebrava la canonizzazione di nuovi santi a San Pietro, un altro miracolo cattolico ha attirato l’attenzione dei fedeli… e dei supermercati. Una bottiglia di acqua Sant’Anna, staccata dal suo tappo da mani umane, ha deciso di tornare al suo collo da sola, senza alcun intervento esterno.

Immediata la reazione del Vaticano: il Papa ha inviato un contingente di ispettori per verificare se si tratta di un autentico miracolo o solo di “innovazione tecnologica europea”, vista la recente legge che obbliga i tappi di plastica a rimanere attaccati alle bottiglie.

“Abbiamo documentato il fenomeno con telecamere ad alta definizione e preghiere incrociate”, ha dichiarato uno degli ispettori. “Se confermato, potrebbe trattarsi del primo miracolo post-legge UE”.

I fedeli, nel frattempo, si sono affrettati a recarsi nei supermercati per assistere al fenomeno dal vivo, tra sacchetti della spesa e rosari. Alcuni esperti prevedono che, se la pratica si diffonde, altre acque minerali potrebbero presto chiedere la canonizzazione del tappo come santo patrono del packaging.

E così, mentre a San Pietro vengono proclamati nuovi santi, una semplice bottiglia di acqua Sant’Anna sembra voler ricordare a tutti che i veri miracoli… a volte si trovano al reparto bevande.

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Donna ricoverata: ingoia l’applicatore del mascara mentre se lo mette con la bocca spalancata.

Una signora di 34 anni è stata ricoverata ieri dopo un curioso incidente domestico: mentre si truccava davanti allo specchio, ha deciso di applicarsi il mascara… con la bocca spalancata. Il gesto, definito dagli esperti “impressionante ma poco pratico”, ha avuto un effetto immediato: l’applicatore è finito dritto nello stomaco.“Sembra incredibile, ma succede più spesso di quanto pensiate”, commenta un infermiere che ha assistito all’arrivo della paziente. “Ogni giorno vediamo cose strane, ma questa…”.La donna è ora sotto osservazione e ha giurato di tornare al mascara tradizionale, con bocca rigorosamente chiusa. Nel frattempo, il web si è già diviso tra chi la difende: “Era solo un metodo innovativo”, e chi la punisce virtualmente: “Io non rischio nemmeno con la matita occhi”.

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Muore Armani: la moda era farsi ricordare e non farsi notare, ma la rata della camicia lo fa ricordare ogni mese.

Giorgio Armani, icona assoluta della moda mondiale, ci ha lasciati. Per lui lo stile non era “farsi notare, ma farsi ricordare” – e missione compiuta: i clienti continuano a ricordarlo… soprattutto ogni fine mese, quando l’estratto conto ricorda loro quanto costa una camicia firmata.Le sue creazioni hanno vestito star, politici e manager, ma anche chi ha deciso che un piccolo mutuo per un capo Armani valesse la pena. Giacca, camicia o paio di scarpe: ogni acquisto un investimento nella memoria dello stilista.Oggi la moda perde un gigante, ma il ricordo resta vivo in passerelle, musei… e soprattutto nei portafogli di chi, ogni mese, sospira: “Giorgio, non ti sei fatto notare, ma ti ricorderò fino all’ultima rata.”

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Soldi falsi sequestrati finiscono nelle casse dello Stato per pagare pensioni ai falsi invalidi.

In un colpo di genio burocratico degno di nota, lo Stato ha deciso di usare i soldi falsi appena sequestrati per pagare le pensioni ai falsi invalidi. Ma non è tutto: i funzionari stanno valutando di destinarli anche a chi ha chiesto il reddito di cittadinanza ma non aveva i requisiti.“È un piano perfetto”, ha spiegato un anonimo dirigente. “Se i beneficiari li spendono, rischiano di essere arrestati per spaccio di soldi falsi. Così imparano a gestire il denaro… e noi risolviamo due problemi in uno.”Sul campo, i falsi invalidi sono entusiasti. Alcuni già discutono su cosa comprare prima: sigarette finte? Birre invisibili? Biglietti della lotteria che non esistono? “L’importante è spendere prima che arrivi la polizia”, dice un pensionato fittizio, mentre conta con attenzione le nuove banconote colorate e leggermente trasparenti.Intanto, le banche hanno iniziato a installare contatori anti-illusione e sportelli speciali “per chi ha soldi che sembrano veri ma non lo sono”. Gli esperti contabili sono sconvolti: “Non sappiamo se ridere o piangere… forse entrambe le cose contemporaneamente”, confessa un funzionario tra le risate.In pratica, lo Stato ha trovato il modo di pagare tutti senza spendere un centesimo vero, generando al contempo un nuovo business criminale: comprare con soldi falsi rischiando la galera. Una soluzione che, se non fosse reale, sembrerebbe perfetta per un film comico.

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Schlein: per farmi pubblicare le foto su ‘Phica’ ho dovuto pagare mille euro al mese.

Dopo le polemiche degli ultimi giorni, quando numerosi vip hanno denunciato di essere stati costretti a pagare cifre esorbitanti per rimuovere le proprie foto dal sito Phica, arriva un nuovo capitolo della vicenda che ha del surreale.

Schlein, infatti, ha dichiarato di aver dovuto versare addirittura mille euro al mese non per cancellare, ma per avere l’onore di comparire sulla piattaforma.

«Mi hanno spiegato che era un servizio premium – racconta – praticamente l’abbonamento al contrario. Loro non mi toglievano le foto, me le mettevano».

Una testimonianza che ribalta completamente la logica del business di Phica: se da un lato i personaggi famosi spendono per sparire, dall’altro c’è chi deve pagare per apparire.

Il portavoce del sito, interpellato sulla questione, si è limitato a dire: «È la legge del mercato: chi non vuole si toglie, chi vuole si mette».

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Scuola in Nuova Guinea vieta l’uso dei cellulari in classe: studenti chiedono prima di cosa si tratta.

Clamorosa decisione del Ministero dell’Istruzione della Nuova Guinea: vietati i cellulari in classe. La misura, pensata per garantire più concentrazione durante le lezioni, ha però generato sconcerto tra gli studenti che, dopo essersi guardati intorno spaesati, hanno chiesto: «Scusate, ma che cos’è un cellulare?».

Mentre in Italia la polemica infuria tra genitori, presidi e studenti costretti a lasciare lo smartphone nello zaino, in Nuova Guinea il problema principale resta leggermente diverso: avere uno zaino. O, al massimo, avere una scuola con quattro mura e un tetto.

Un insegnante locale ha commentato: «Abbiamo accolto di buon grado la direttiva, ma la verità è che i nostri alunni arrivano a piedi dopo due ore di cammino nella foresta, portando al massimo una banana per merenda. L’ultima volta che ho visto un telefono era quello del fotografo australiano venuto qui in gita nel 2008».

Nonostante ciò, il divieto resta in vigore. Alcuni studenti hanno già trovato una soluzione alternativa: farsi passare i compiti di nascosto incidendoli su corteccia di albero. Nel frattempo in Italia, invece, gli alunni si lamentano perché senza smartphone non possono seguire il gruppo WhatsApp della classe, dove si decide chi porta la focaccia il venerdì.

Conclusione: in Italia si combatte contro TikTok, in Nuova Guinea si combatte ancora con i gessetti rotti. Ma in entrambi i casi, alla fine, l’unico vero vincitore resta sempre lui: il bidello.

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Marche. Primo negozio che chiude per ferie e non per la crisi.

Scoperto nelle Marche il primo negozio che chiude per ferie e non per crisi: i vicini organizzano una colletta per salvarlo, scoprendo troppo tardi che era solo in vacanza

San Foglia la Stretta (PU) – In un fatto destinato a scuotere le coscienze marchigiane, è stato scoperto il primo negozio della regione che chiude… per ferie, e non per la solita, temuta crisi. La notizia ha gettato nel panico gli abitanti di San Foglia la Stretta, abituati a vedere saracinesche abbassate solo quando i conti non tornano.

Subito dopo aver visto la porta chiusa, un gruppo di vicini – armati di caffè, panini e cartelloni di incoraggiamento – ha deciso di organizzare una colletta per “salvare il negozio”, temendo che fosse sull’orlo del fallimento. Solo al termine di una settimana di veglie notturne e riunioni con la comunità locale è emerso il terribile colpo di scena: il negozio non era in crisi, ma semplicemente in vacanza.

“Io pensavo davvero che stessero per chiudere per sempre”, racconta un vicino con gli occhi lucidi, stringendo una busta piena di monetine raccolte. “Abbiamo addirittura consultato il parroco per benedire la saracinesca…”

La proprietaria del negozio, intanto, ha dichiarato: “Non credevo che chiudere per una settimana potesse creare tanto scompiglio. Mi sento quasi in colpa… ma mica possiamo lavorare sempre!”

Intanto, gli abitanti di San Foglia la Stretta stanno valutando di istituire un Premio di Solidarietà Commerciale, da assegnare a chiunque abbassi la serranda senza preavviso: “Così almeno la prossima volta sapremo se è davvero una crisi o solo ferie”, commenta un residente con un sorriso tra il rassegnato e l’incredulo.

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Inizio scuola: Dimentica di silenziare il gruppo WhatsApp delle mamme e prende fuoco il cellulare.

Inizio scuola: Mamma dimentica di silenziare il Gruppo WhatsApp e gli prende fuoco il cellulare per la ripresa dei messaggi di buongiorno al mattino

Inizia l’anno scolastico e con esso anche le grandi sfide della vita moderna. Tra quaderni, zaini e orari da rispettare, alcune mamme si trovano già ad affrontare il primo, serio pericolo del 2025: il Gruppo WhatsApp delle mamme.

Secondo fonti rigorosamente non verificate, questa mattina una mamma di nome Maria (nome di fantasia) ha dimenticato di silenziare le notifiche. Risultato: il suo cellulare, in preda a un’indignazione digitale, ha cominciato a vibrare con tale intensità da sembrare sul punto di prendere fuoco. Tutto questo a causa dei numerosi messaggi di “Buongiorno!” inviati dai membri del gruppo, pronti a salutare la nuova stagione scolastica con entusiasmo… e con 47 messaggi consecutivi per ogni ora del mattino.

Testimoni oculari raccontano scene di panico: la mamma, tra un tentativo di spegnere il telefono e un sorso di caffè per mantenere la lucidità, ha dichiarato: “Non sapevo che un buongiorno potesse avere più potenza di un tostapane acceso”.

Il Gruppo WhatsApp delle mamme, dal canto suo, non ha mostrato alcuna pietà. Tra consigli sugli zaini, aggiornamenti sui compiti e foto delle merende, il flusso di notifiche è stato definito da esperti locali come “una piccola catastrofe naturale di emoji e sticker”.

Le autorità scolastiche raccomandano prudenza: per quest’anno, meglio silenziare il gruppo, oppure dotarsi di estintore portatile e cappello antifuoco, in attesa della prossima ondata di “Buongiorno!”.

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