Rita De Crescenzo non smentisce e non conferma la co-conduzione di Sanremo accanto a Stefano De Martino.

Il mondo dello spettacolo è in subbuglio. Nessuno sa ancora se Rita De Crescenzo salirà sul palco dell’Ariston accanto a Stefano De Martino, e lei, come da copione, resta misteriosa: “Non smentisco, non confermo”, ha detto con lo stesso tono che di solito si usa per decidere se prendere un caffè o un tè.
I fan, intanto, hanno già iniziato a preparare meme, hashtag e una speciale assicurazione sulla stabilità emotiva dei divani italiani. Tra chi sogna un duo “magico” e chi teme il peggio, la tensione sale. Qualcuno ipotizza addirittura scenari apocalittici: dal festival che trasmette in playback solo per sicurezza, alla giuria costretta a usare caschi protettivi.
Rita, dal canto suo, continua a sorridere enigmaticamente, alimentando teorie di ogni tipo. Il gossip la vuole come co-conduttrice “perfetta”, De Martino sembra tranquillo, ma il pubblico… beh, quello è già con gli occhi sbarrati, pronto a reagire al primo battito d’ali della De Crescenzo.
Sanremo 2027 potrebbe essere l’anno della sorpresa più grottesca, oppure tutto rimarrà nella nebbia del “non smentisco, non confermo”. Nel dubbio, meglio tenere pronto il divano e la maschera antigas.

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P.S. Per quelli che non colgono l’ironia in queste notizie, sappiate che è un post puramente IRONICO (Non me ne vogliano gli altri, sarà l’ingenuità, ma c’è chi non lo percepisce)

L’Ariston piegato in due dalle risate… quando Carlo Conti ha definito comico Siani.

Ieri sera all’Teatro Ariston il pubblico sembrava pronto a piegarsi in due dalle risate. Il motivo? Carlo Conti, durante la serata, ha definito comico Alessandro Siani.Da quel momento, applausi scroscianti e risate fragorose… di puro sollievo. Le battute di Siani, invece, hanno avuto lo stesso effetto di un cartellone “risata” abbassato: silenzio olimpico, qualche sguardo imbarazzato e il pubblico che lentamente iniziava a controllare l’orologio.“Alle prove facevo ridere”, ha commentato Siani, ricordando con nostalgia quei tempi in cui qualcuno, da qualche parte, forse aveva sorriso.In sintesi: l’Ariston piegato in due dalle risate… ma solo quando Carlo Conti ha parlato. Siani, invece, ha dimostrato che la comicità è un’arte… che può sempre aspettare.

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Laura Pausini apre la terza serata ed omaggia Pino Daniele non cantando una sua canzone.

SANREMO – Omaggio doveva essere. E omaggio è stato. Solo non nel modo che tutti immaginavano.
Ad aprire la terza serata del Festival di Sanremo è stata Laura Pausini, che ha annunciato con voce solenne un tributo a Pino Daniele.
L’orchestra si prepara. Le luci si abbassano. Il pubblico trattiene il fiato.
Parte la canzone.
Non è di Pino Daniele.
Neanche lontanamente.
I primi trenta secondi vengono vissuti come un’introduzione moderna. Dopo un minuto, qualcuno inizia a pensare a una versione riarrangiata in chiave sperimentale. Dopo due minuti, in molti capiscono che l’omaggio consiste proprio nel non cantare nulla del repertorio dell’artista omaggiato.
Secondo indiscrezioni, si tratterebbe di un “tributo per sottrazione”: non interpretare Pino Daniele per non rischiare di toccare qualcosa di intoccabile. Un gesto artistico talmente raffinato da risultare invisibile.
In platea applausi convinti. Metà per rispetto. Metà perché nessuno voleva chiedere al vicino: “Ma questa la cantava davvero lui?”.
Gli esperti parlano già di nuova corrente musicale: la cover immaginaria.
E c’è chi giura di aver sentito, per un attimo, un leggero profumo di blues nell’aria. O forse era solo suggestione.

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Morandi e il figlio si sono dati il 5.Terremoto di magnitudo 3.5.

SANREMO – Doveva essere solo un duetto padre-figlio. È finita con un evento sismico localizzato tra palco e platea.
Nella serata di ieri, venerdì 27 febbraio 2026, durante la serata delle cover al Festival di Sanremo, Gianni Morandi e il figlio Tredici Pietro hanno concluso l’esibizione nel modo più naturale possibile: un sonoro “cinque” a mano aperta.
Un gesto semplice. Forse troppo.
Secondo le prime ricostruzioni, l’impatto tra i due palmi – notoriamente oggetto di anni di ironia per le dimensioni generose – avrebbe generato un’onda d’urto tale da far vibrare i microfoni, oscillare le telecamere e tremare i lampadari dell’Ariston con una magnitudo stimata intorno al 3.5.
Alcuni spettatori in platea parlano di “spostamento d’aria percepibile”, altri riferiscono di aver visto “un programma Rai del 1998 riapparire per un secondo sul ledwall”.
Gli esperti spiegano che quando due mani di quella categoria entrano in contatto simultaneo, l’energia liberata può trasformarsi in fenomeno tellurico temporaneo, classificato come “battito sismico affettivo”.
Nessun danno a persone o cose. Solo qualche pettinatura spostata e tre cantanti convinti di aver steccato per colpa del movimento del palco.
La Protezione Civile rassicura: “Situazione sotto controllo. Si invita comunque il pubblico a mantenere una distanza di sicurezza in caso di bis con entusiasmo”.

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Festival di Sanremo: Carlo Conti scarta un brano con 27 autori. L’elenco dei nomi avrebbe fatto sforare l’orario finale.

SANREMO – Non per la musica. Non per il testo. Non per il ritornello.
Ma per l’orologio.
Secondo indiscrezioni interne, durante la fase di selezione dei brani, Carlo Conti avrebbe eliminato una canzone in gara dopo aver letto il numero degli autori: 27.
Il problema non era artistico. Il problema era logistico.
Come noto, durante la presentazione di ogni brano al Festival, il conduttore legge uno per uno i nomi degli autori di testo e musica. Una prassi normale. Ma nel caso specifico, l’elenco occupava più spazio del regolamento.
“Solo per dire tutti i nomi in apertura rischiamo di andare oltre l’una”, avrebbe fatto notare Conti guardando l’orologio.
E l’orologio, per lui, non è un dettaglio.
Fin dalle prime serate di questo Festival, il conduttore sta dimostrando una gestione quasi chirurgica dei tempi: interventi rapidi, monologhi asciutti, scaletta serrata. L’obiettivo dichiarato è chiudere in un orario umano, intorno all’una, massimo poco oltre. Senza derive notturne.
Una linea nettamente diversa rispetto alle edizioni condotte da Amadeus, dove la finale spesso salutava il pubblico tra le 4:30 e le 5 del mattino, quando anche i coristi iniziavano a fare colazione.
Nel brano escluso, invece, il rischio era concreto: 27 autori significavano 27 nomi, 27 cognomi, eventuali doppi cognomi, possibili nomi d’arte e almeno due pause per respirare.
“Non possiamo permetterci un elenco che dura più della canzone”, sarebbe trapelato dall’entourage.
Il pezzo, assicurano, era valido. Ma il tempo è tempo.
E a Sanremo, quest’anno, il tempo si rispetta.
Anche a costo di sacrificare una virgola. O ventisette firme.

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Milanese si finge napoletano per criticare il brano di Sal Da Vinci a Sanremo senza essere picchiato.

NAPOLI – Quando si parla di permalosità, Napoli non ha eguali. E lo spettacolo è assicurato. Tutto è cominciato con il nuovo brano di Sal Da Vinci a Sanremo. Un gruppo di napoletani lo ha ascoltato, criticato e commentato senza remore, come solo loro sanno fare: con passione, ironia e un pizzico di teatralità che trasformerebbe qualsiasi discussione in uno show da palcoscenico.Fin qui, tutto nella norma: i napoletani possono permettersi qualsiasi critica, dall’intonazione di un cantante al dribbling del Napoli in Serie A. Ma quando un milanese ha provato a fare la stessa osservazione sul brano di Sal Da Vinci… beh, la situazione è degenera in maniera spettacolare. Il nostro milanese ha dovuto immediatamente dichiararsi “napoletano di adozione” per evitare di diventare involontario protagonista di un piccolo episodio di cronaca urbana, tra rimproveri teatrali e gesti scenografici da manuale.“Qui a Napoli possiamo criticare tutto e tutti, ma solo noi possiamo farlo”, ha spiegato un testimone con un sorriso complice. E in effetti è proprio così: la permalosità napoletana è un’arte, un mix irresistibile di orgoglio, ironia e carisma, capace di trasformare una critica musicale in uno spettacolo che farebbe impallidire qualsiasi reality show.E la stessa regola vale anche per il calcio. Il tifoso napoletano può insultare la squadra, ridicolizzare l’allenatore e inventare scenari improbabili per il prossimo match… tutto senza rischiare nulla. Il tifoso milanese che prova a fare lo stesso? Rischia di diventare il protagonista di una lite grottesca degna di un film comico. Ma sempre con eleganza: nessuno viene veramente ferito, tutto è condito da sorrisi, gesti teatrali e tanta, tanta ironia.In sostanza, Napoli ha inventato una forma unica di doppio standard: una combinazione spettacolare di critica liberissima se sei napoletano, reazione epica se non lo sei. E in mezzo a tutto ciò, i napoletani escono come veri carismatici: permalosi sì, ma irresistibili, ironici, esagerati… e irresistibilmente simpatici.Insomma, tra Sal Da Vinci, il Napoli e le critiche musicali o sportive, Napoli ci regala ogni giorno uno spettacolo unico, dove la permalosità diventa virtù e la battuta più grottesca è sempre a portata di mano.

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«Ma quanto ho dormito?» Si addormenta sul divano guardando la Pausini e al risveglio trova una 105enne accanto a Carlo Conti.

Era tutto tranquillo sul divano di casa sua: coperta sulle ginocchia, snack a portata di mano, occhi fissi sulla televisione. Sanremo scorreva sereno, e il nostro spettatore – come tanti italiani – cercava di resistere al richiamo della sonnolenza. Finché, inevitabilmente, gli occhi hanno ceduto. Un piccolo sonnellino, nulla di grave… o almeno così pensava.
Quando si è risvegliato, però, il mondo era cambiato. Accanto a Carlo Conti sul palco c’era una signora di 105 anni. Per il nostro spettatore, l’unica spiegazione plausibile era chiara: la Pausini aveva improvvisamente invecchiato di cinquant’anni durante il suo pisolino.
Un cortocircuito temporale da Sanremo, un salto temporale involontario e un trauma leggero per chi ha osato sfidare la gravità del divano. Il povero telespettatore, confuso, ha passato il resto della serata a verificare il calendario e a ripensare ai decenni persi.
Morale? A Sanremo non si dorme mai… o se lo fate, attenti: potreste svegliarvi convinti di aver attraversato mezzo secolo, con la Pausini diventata centenaria e il divano diventato macchina del tempo.

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Sanremo, 30 cantanti sono troppi: Conti li farà cantare due per volta per rispettare l’orario e non sforare.

Dopo anni di Festival finiti quando già cantavano i galli, la Rai corre ai ripari.
Secondo fonti molto presenti sul divano, Carlo Conti avrebbe deciso che i 30 cantanti di Festival di Sanremo non si esibiranno più uno alla volta, ma due per volta. Non in coppia, proprio in contemporanea.
L’obiettivo è chiaro: rispettare l’orario e non sforare.
“Non possiamo rischiare un altro caso come quando presentava Amadeus”, avrebbe confidato qualcuno nei corridoi. In quell’edizione, il Festival finì alle 4 del mattino e metà Italia scoprì il vincitore direttamente a colazione.
Il nuovo regolamento prevede che, allo scoccare della mezzanotte, parta automaticamente un conto alla rovescia. Se la canzone non è finita, parte l’altra sopra. Se non basta, entra l’orchestra con il medley forzato.
La Rai fa sapere che si tratta di una “scelta artistica innovativa”. Gli italiani, invece, chiedono solo di sapere chi ha vinto prima che suoni la sveglia.

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Roma. Vandali scambiano artista di strada per statua vera di marmo e gli staccano due dita.

Roma — È caos tra statue e artisti di strada dopo una nuova ondata di vandalismi che sta mettendo a dura prova l’iconografia urbana della Capitale.Negli ultimi giorni, infatti, la celebre statua dell’elefante con obelisco in centro è rimasta senza zanna sinistra, lasciando turisti e piccioni locali in profonda confusione su quale sia il corretto orientamento da dare alla scultura. Le forze dell’ordine hanno parlato di “atto inspiegabile”, mentre gli storici d’arte si interrogano sul significato simbolico di un elefante ubriaco.Ma i danni non si sono fermati alle opere classiche. Nel pomeriggio di ieri, in Piazza Navona, un gruppo di vandali con scarso senso dell’estetica e una grande fiducia nelle proprie capacità interpretative ha preso di mira un artista di strada in piedi immobile, credendolo una statua vera di marmo.Il risultato? Due dita dell’artista staccate sul serio. L’uomo, ancora scosso, ha commentato tra il dolore e l’incredulità:“Pensavo fossi marmo… ehm… pensavo fosse marmo”,ripetendo più volte la frase come fosse un mantra—o un nuovo tipo di performance live art.I passanti, dapprima convinti di trovarsi davanti a un trittico di Michelangelo, hanno poi confessato di aver pensato: “Che statua iperrealista!” fino al momento in cui l’artista ha iniziato a chiedere un taxi e un cerotto.Nel frattempo la Soprintendenza sta valutando di inserire un’etichetta “statua o persona? È complicato” accanto a tutte le installazioni viventi di Roma, mentre gli organizzatori di eventi culturali suggeriscono un corso obbligatorio per vandali: “Come riconoscere una statua da un collega performer (base e avanzato)”.Resta da capire se il vero vandalismo consista nel rompere opere d’arte… o nel non sapere più distinguere tra marmo e legno… o tra arte e che so io… un tizio che chiede una moneta.

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Lezione inaugurale a Londra, porta dell’aula non si apre: interviene Di Maio e la apre come una scatoletta.

LONDRA – Momenti di tensione durante la lezione inaugurale del nuovo professore Luigi Di Maio al King’s College London.Secondo quanto riferito dagli studenti, la porta dell’aula sarebbe rimasta bloccata proprio pochi minuti prima dell’inizio del corso. Tecnici in difficoltà, personale nel panico e studenti già pronti a seguire la lezione dal corridoio.A quel punto, il professore avrebbe chiesto con calma: «Scusate, qualcuno ha un apriscatole?».Testimoni parlano di un intervento rapido e deciso. Di Maio si sarebbe avvicinato alla porta, avrebbe osservato la serratura con sguardo concentrato e, citando vecchi slogan motivazionali, avrebbe dichiarato: «Tranquilli, questa l’ho già sentita».In meno di trenta secondi, la porta era aperta. Applausi in aula, qualcuno commosso.Fonti interne riferiscono che l’università starebbe valutando di affidargli anche il laboratorio di “Tecniche avanzate di apertura”, mentre gli studenti avrebbero chiesto di inserire nel piano di studi un nuovo modulo: Geopolitica e scatolette.La lezione è poi proseguita regolarmente. Unica raccomandazione dell’ateneo: evitare porte con linguetta.

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