Banca nega il mutuo a un cliente per il cenone da Cracco: la sua villa a Capri non basta come garanzia.

Un uomo di Napoli si è visto negare il mutuo che avrebbe dovuto finanziare il suo sogno: un cenone da Cracco per Capodanno. Nonostante possieda una villa a Capri, la banca ha giudicato che il valore dell’immobile non fosse sufficiente a coprire il “rischio gastronomico”.
“Non possiamo rischiare che la rata del mutuo venga mangiata in un solo pasto”, ha dichiarato un portavoce dell’istituto, sottolineando che nemmeno il servizio di foie gras e tartufo riesce a garantire i pagamenti futuri.
Il cliente, visibilmente deluso, ha commentato: “Pensavo che una villa a Capri valesse abbastanza, ma evidentemente il prezzo di un risotto allo champagne ha superato ogni aspettativa”.
Gli esperti finanziari invitano alla cautela: “Se il cenone da Cracco diventa la priorità, anche le ville più prestigiose rischiano di non bastare come garanzia”.
Intanto, il legale del cliente sta valutando la possibilità di offrire come ipoteca alternativa il foie gras avanzato dal cenone precedente.

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P.S. Per quelli che non colgono l’ironia in queste notizie, sappiate che è un post puramente IRONICO (Non me ne vogliano gli altri, sarà l’ingenuità, ma c’è chi non lo percepisce)

Ucraina, stop ai botti di Capodanno: “Possono causare vittime”.

Il governo ucraino ha deciso di vietare i botti di Capodanno in tutto il Paese.Il provvedimento, spiegano le autorità, è stato preso per ragioni di sicurezza e per evitare possibili vittime tra la popolazione civile.Secondo quanto comunicato, fuochi d’artificio e petardi rappresentano un rischio concreto, soprattutto in un periodo già delicato, e potrebbero provocare feriti, danni e situazioni di panico.L’invito ai cittadini è quello di celebrare l’arrivo del nuovo anno in modo sobrio e responsabile, evitando rumori inutili e comportamenti pericolosi.Le autorità ricordano che la tutela della vita resta la priorità assoluta.

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Anche quest’anno milioni di auguri di pace, serenità e amore sprecati: il 26 dicembre tutto com’era.

Come ogni anno, milioni di italiani hanno partecipato al tradizionale rito degli auguri natalizi, distribuendo a mani piene frasi come “pace”, “serenità” e “amore”, spesso senza sapere esattamente cosa significassero.Secondo fonti non meglio identificate, il giorno dopo, il 26 dicembre, nessuna pace è stata consegnata, nessuna serenità si è fatta vedere e l’amore è rimasto praticamente introvabile. I testimoni parlano di scene surreali: famiglie che si guardano negli occhi senza notare alcuna differenza, uffici completamente indifferenti agli auguri ricevuti, vicini di casa che continuano a litigare come se nulla fosse.“È come lanciare botti di Capodanno che non fanno rumore”, racconta un anonimo signore, “solo che qui, invece dei botti, hai pace, serenità e amore che nessuno raccoglie.”Gli esperti sottolineano che il fenomeno non è nuovo: ogni anno si ripete, e ogni anno il risultato è lo stesso. Le statistiche non ufficiali indicano che, su miliardi di auguri inviati, la percentuale di pace, serenità e amore realmente consegnata si avvicina pericolosamente allo zero.Nel frattempo, nei mercati, il panettone avanza e le luci di Natale si spengono. Ma, come sempre, gli auguri continueranno a essere pronunciati anche l’anno prossimo, perché la tradizione è sacra, anche quando è completamente inutile.

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Bambino dice “Buon Natale” alla maestra: polemica per l’augurio considerato religioso.

SAN FOGLIA LA STRETTA (PV) – Doveva essere una mattinata qualunque, all’insegna della neutralità culturale e dell’assenza totale di riferimenti religiosi. E invece è bastata una frase di due parole per scatenare la bufera.
Secondo quanto ricostruito, nella scuola primaria di San Foglia La Stretta il Natale era stato accuratamente “ripulito” da ogni possibile elemento sensibile:
niente presepe, niente pastori, niente stelle comete, niente Gesù.
I canti natalizi erano stati sostituiti da brani più inclusivi come “È arrivato qualcosa” e “Notte generica”.
Nei reciti scolastici, la parola “Gesù” era stata ufficialmente rimpiazzata da “Cucù”, personaggio neutro, non identificabile e non riconducibile ad alcuna fede.
Tutto procedeva secondo programma, finché, al termine della lezione, un alunno di 7 anni ha salutato l’insegnante pronunciando la frase proibita:
“Buon Natale, maestra.”
Secondo alcune testimonianze, il silenzio in aula sarebbe durato diversi secondi.
Nel giro di pochi minuti sono partite le segnalazioni, seguite da telefonate e messaggi nei gruppi dei genitori. L’augurio è stato definito da alcuni come “non neutro”, “carico di significato religioso” e “non condiviso da tutte le sensibilità”.
Alcuni genitori di altre religioni avrebbero chiesto chiarimenti, altri avrebbero parlato di “scivolamento culturale”, mentre la dirigenza scolastica ha avviato un confronto per stabilire se il saluto fosse partito “in modo spontaneo o ideologicamente orientato”.
Il bambino, ascoltato informalmente, avrebbe dichiarato di averlo detto “senza pensarci”.
La scuola ha ribadito che continuerà a promuovere un clima inclusivo e che, in vista delle prossime festività, verranno valutate formule di saluto alternative come “Buon periodo” o “Felice pausa didattica”.
Intanto a San Foglia La Stretta il Natale resta ufficialmente assente.
Ma solo fino al prossimo “Buon Natale” detto per sbaglio.

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Non passa la raccolta del vetro alle 5: intero quartiere arriva in ritardo a lavoro.

Mattinata di caos e incredulità in un intero quartiere, dove oggi la raccolta del vetro non è passata alle consuete 5 del mattino, provocando un effetto domino del tutto inatteso: centinaia di cittadini hanno continuato a dormire come se nulla fosse, arrivando tardi a lavoro, a scuola e persino dal bar.

Da anni, infatti, il fragore del vetro scaricato all’alba rappresenta per molti residenti l’unica sveglia affidabile, più precisa di un orologio svizzero e più potente di qualsiasi suoneria. L’assenza del consueto concerto di bottiglie ha generato smarrimento, confusione e un silenzio giudicato “innaturale”.

«Io mi sveglio solo quando sento il vetro», racconta Franco, professore alle superiori. «Stamattina niente rumore, niente vetro, niente vita. Mi sono alzato alle 7:45 convinto fosse domenica. Sono arrivato a scuola in ritardo e ho trovato gli studenti già più svegli di me. Una cosa umiliante».

Secondo alcuni residenti, il problema non è il frastuono in sé, ma la dipendenza psicologica che si è creata nel tempo. «All’inizio lo odiavamo», spiega una cittadina, «poi il vetro è diventato una presenza fissa. Ora senza quel rumore non sappiamo più quando alzarci».

Il Comune non ha ancora rilasciato comunicazioni ufficiali, ma fonti vicine all’amministrazione fanno sapere che si starebbe valutando l’introduzione di un file audio con rumore di vetro da diffondere comunque alle 5 del mattino, anche in caso di mancato ritiro, per non destabilizzare la popolazione.

Nel frattempo, il quartiere si prepara a una notte di ansia: nessuno sa se domani il vetro passerà.
E soprattutto, nessuno sa a che ora svegliarsi.

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Scienza. Scoperto un nuovo modo di consumare il mascarpone oltre al Tiramisù.

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Riconosce il pigiama vintage anni ’50 ricevuto a Natale: fu riciclato la prima volta da lui, quando era all’ultima moda.

Ogni Natale, come da tradizione immutabile, Marco apre il pacchetto sotto l’albero e trova l’ormai celebre pigiama a righe degli anni ’50. Un capo che, negli anni, ha visto più feste natalizie che qualsiasi altro indumento nell’armadio.

“La prima volta era all’ultima moda”, ricorda Marco con un misto di nostalgia e rassegnazione. Oggi, però, il pigiama è diventato un vero simbolo del riciclo domestico, testimone silenzioso delle abitudini familiari più conservative.

Nonostante la stoffa leggermente scolorita e il taglio vintage che farebbe impallidire qualsiasi influencer, il pigiama continua a viaggiare di mano in mano, di Natale in Natale, senza mai perdere il suo fascino storico. Alcuni esperti lo definiscono “un esempio straordinario di sostenibilità tessile”, mentre altri sostengono che sia semplicemente “l’unico regalo rimasto in casa dalla metà del secolo scorso”.

Insomma, ogni anno Marco lo riconosce, lo indossa, lo fotografa per Instagram… e lo richiude nella stessa scatola, pronto per un nuovo giro di riciclo natalizio, garantendo che anche nel 2075 qualcuno possa ancora sorprendersi di fronte a un pigiama che ha visto più compleanni di molti di noi.

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Maxi concorso annullato per gravi irregolarità: indetto senza conoscere prima i nomi dei vincitori.

In un evento che ha già fatto discutere l’intero Paese, la Pubblica Amministrazione ha deciso di annullare un maxi concorso… perché, sorpresa, non si conoscevano ancora i nomi dei vincitori.

“Di solito funziona così: si decide chi deve vincere, poi si fa il concorso per formalità”, ha dichiarato un anonimo dipendente pubblico, confermando quello che tutti sapevano già ma nessuno aveva mai scritto in un comunicato ufficiale. “Questa volta abbiamo deciso di provare a fare le cose ‘all’italiana’, ma senza preparare la lista dei vincitori… e non ha funzionato”.

Il bando, che prevedeva centinaia di posti, aveva inizialmente suscitato entusiasmo tra aspiranti impiegati, laureati e curiosi, tutti pronti a cimentarsi in prove scritte e orali. Peccato che nessuno sapesse chi avrebbe vinto. “È stato come fare una partita di calcio senza arbitro e senza sapere quale squadra doveva vincere”, ha ironizzato un partecipante.

La decisione ha suscitato reazioni contrastanti. Da una parte, c’è chi applaude l’idea di un concorso “genuinamente aperto” e senza favoritismi; dall’altra, i veterani della PA hanno subito precisato: “In Italia, il concorso pubblico è più una certificazione che qualcuno già sapeva vincere. Questo tentativo di meritocrazia improvvisata non era previsto dal regolamento”.

Al momento, non sono ancora stati fissati nuovi bandi né stabiliti nuovi vincitori, ma gli addetti ai lavori promettono: “La prossima volta ci assicureremo di sapere chi vince prima di iniziare… non si sa mai”.

Intanto, i cittadini osservano divertiti e un po’ increduli: in un Paese dove tutto è già deciso prima ancora di cominciare, qualcuno ha provato a fare il concorso… alla rovescia.

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Conte: Tra Coppa e Campionato siamo stanchi: con l’Udinese avevamo appena finito il primo tempo.

NAPOLI – Al termine della sconfitta contro l’Udinese, Antonio Conte ha analizzato la prestazione del Napoli puntando ancora una volta il dito contro il calendario.

«Stiamo pagando i troppi impegni tra Coppa e Campionato – ha spiegato il tecnico – contro l’Udinese avevamo appena finito di giocare il primo tempo e i ragazzi erano visibilmente affaticati».

Secondo Conte, la squadra non ha avuto il tempo necessario per recuperare le energie mentali e fisiche accumulate nei 45 minuti precedenti, un fattore che avrebbe inciso in maniera decisiva sull’andamento della gara.

«Quando giochi così tante partite ravvicinate diventa difficile mantenere la concentrazione – ha aggiunto – non è semplice affrontare un secondo tempo subito dopo aver concluso il primo».

Lo staff medico del Napoli starebbe ora valutando l’ipotesi di concedere alla squadra almeno dieci minuti di riposo tra un tempo e l’altro nelle prossime partite decisive.

I tifosi, intanto, restano in attesa della prossima conferenza stampa per capire se anche il fischio d’inizio possa aver influito sulla prestazione.

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A parte cemento, monnezza, traffico e smog, con un albero acceso Frattamaggiore diventa un’eccellenza.

Frattamaggiore entra ufficialmente nell’élite delle città modello.
È bastato accendere l’albero di Natale in piazza per azzerare, in un colpo solo, anni di cemento selvaggio, strade rotte, traffico perenne, smog persistente e movida fuori controllo.

Un click sull’interruttore, le luci si accendono… e improvvisamente tutto il resto sparisce.

Le buche? Sparite sotto le lucine.
La monnezza? Coperta dall’atmosfera natalizia.
Il traffico? Reso romantico dalle decorazioni.
Gli alberi tagliati? Compensati dall’albero illuminato.

Secondo questa nuova logica urbana, ogni problema strutturale può essere momentaneamente sospeso nel periodo natalizio. Basta una buona illuminazione, qualche foto in piazza e un po’ di spirito festivo, ed ecco che Frattamaggiore si trasforma in una cittadina del Nord, ordinata, vivibile ed efficiente. Almeno fino all’Epifania.

I cittadini, emozionati, iniziano a chiedersi se non sia il caso di lasciare l’albero acceso tutto l’anno, così da mantenere lo status di eccellenza anche a febbraio, magari coprendo smog e traffico con luci a tema Carnevale.

In fondo, a Natale siamo tutti più buoni.
E a Frattamaggiore, più che buoni, diventiamo direttamente un’eccellenza.

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