
Ieri sera, alla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali, milioni di italiani erano pronti a cantare l’inno di Mameli con mano sul cuore. Peccato che Laura Pausini avesse deciso di reinterpretarlo in versione… Sanremo. Ritornello incluso? Non proprio, ma l’effetto era simile: tonalità pop, vibrato a effetto e qualche nota che sembrava sospesa nel vuoto spazio-temporale.
A salvare il patriottismo nazionale ci ha pensato lo speaker, eroe invisibile dell’evento, che ha chiesto al pubblico di alzarsi in piedi. Senza di lui, è probabile che molti avrebbero applaudito pensando di assistere a un nuovo singolo della cantante, mentre l’inno nazionale scivolava via inosservato.
Il pubblico a casa ha quindi imparato una nuova lezione: il patriottismo può sopravvivere a qualsiasi reinterpretazione, purché qualcuno abbia il coraggio di dirti di alzarti. I social, come prevedibile, si sono divisi tra chi ha apprezzato la performance “leggera” e chi ha implorato Mina di materializzarsi per restituire lustro all’inno.
Intanto, fonti non ufficiali parlano di un piccolo crollo del patriottismo in percentuale non dichiarata, direttamente proporzionale alla distanza tra il vibrato di Pausini e quello di Mameli.
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P.S. Per quelli che non colgono l’ironia in queste notizie, sappiate che è un post puramente IRONICO (Non me ne vogliano gli altri, sarà l’ingenuità, ma c’è chi non lo percepisce)









