Candidata sindaca illustra il programma invece di offendere e accusare gli avversari: si teme voglia fare politica seriamente .

La campagna elettorale segue ormai da anni uno schema ben preciso: i candidati sindaci non illustrano programmi per la città né spiegano agli elettori che cosa intendono fare una volta eletti. Al contrario, la comunicazione politica è interamente concentrata su un altro aspetto: accuse reciproche, attacchi personali, offese e rievocazioni di episodi legati agli avversari, che diventano il centro quasi esclusivo del dibattito elettorale. Sui social, infatti, il confronto non ruota attorno a proposte amministrative, ma a contestazioni continue tra candidati, in un flusso costante di accuse e repliche che sostituisce di fatto qualsiasi discorso programmatico. In questo contesto ormai consolidato, si è verificato un elemento considerato da molti difficilmente inquadrabile. Una candidata sindaca ha infatti scelto di fare l’unica cosa che, secondo le consuetudini locali, sembra quasi fuori contesto: illustrare il proprio programma. Senza attaccare gli avversari. Senza offese. Senza accuse personali o politiche. La reazione iniziale è stata di forte disorientamento. Alcuni cittadini avrebbero riferito di aver inizialmente pensato che la parte “vera” del comizio dovesse ancora iniziare, quella dedicata agli attacchi e alle polemiche. Altri avrebbero atteso per diversi minuti la comparsa di riferimenti agli avversari, convinti che fossero semplicemente stati rimandati. Quando però è diventato chiaro che l’intervento era interamente dedicato a programmi e proposte per la città, si sarebbe diffusa una sensazione generale di sorpresa. In diversi casi, secondo alcune testimonianze, si sarebbe arrivati a chiedersi se fosse normale assistere a un intervento politico privo di accuse. Nel frattempo, mentre gli altri candidati continuano a basare la loro comunicazione su attacchi e controattacchi, la candidata prosegue con una campagna interamente centrata sul programma. Un comportamento che, nel contesto politico di Frattamaggiore, sta producendo un effetto inatteso: non tanto una divisione, quanto una forma diffusa di stupore. E proprio da quello stupore nasce il paradosso più grande: a volte, non attaccare gli altri può sembrare più anomalo che fare campagna elettorale.

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P.S. Per quelli che non colgono l’ironia in queste notizie, sappiate che è un post puramente IRONICO (Non me ne vogliano gli altri, sarà l’ingenuità, ma c’è chi non lo percepisce)

Bufera per il centro negato a Liberiamo Fratta: cittadini scoprono che esiste un centro polivalente.

A Frattamaggiore tiene banco la polemica sollevata da Liberiamo Fratta, che nei giorni scorsi aveva chiesto regolarmente al Comune l’utilizzo del centro polivalente cittadino per un incontro pubblico in vista della campagna elettorale.
Secondo quanto riferito dal gruppo, dopo aver presentato richiesta formale e versato il contributo previsto, l’autorizzazione sarebbe stata inizialmente concessa per poi essere revocata poco prima dell’evento per motivi organizzativi. La vicenda avrebbe portato anche a una segnalazione al prefetto, che avrebbe riconosciuto la possibilità di utilizzare la struttura per questo tipo di iniziative.
Nonostante ciò, l’evento si è svolto ugualmente all’esterno, con un gazebo improvvisato davanti alla struttura, mentre sui social il partito ha denunciato il caso parlando di un diritto negato ai cittadini e di un episodio che meriterebbe attenzione pubblica.
Ma, secondo quanto emerso dai commenti online, l’effetto ottenuto sarebbe stato un altro.
In centinaia, infatti, invece di discutere del diniego, avrebbero chiesto informazioni sull’esistenza stessa del centro polivalente, confessando di non aver mai saputo che a Frattamaggiore ci fosse una struttura comunale disponibile per eventi, conferenze, spettacoli e attività aperte alla cittadinanza.
Tra i commenti più ricorrenti: “Ma dove si trova?”, “Da quando esiste?”, “Si può usare davvero pagando solo una richiesta?” e soprattutto “Pensavo fosse una cosa che stavano proponendo di costruire”.
La polemica politica, dunque, avrebbe avuto un esito inatteso: più che sollevare indignazione per il mancato utilizzo degli spazi, avrebbe permesso a molti frattesi di scoprire per la prima volta che il centro polivalente non solo esiste, ma è aperto da tempo e può essere richiesto da chiunque.
Secondo alcuni residenti, il prossimo obiettivo della campagna elettorale sarà capire se a Frattamaggiore esista anche una biblioteca comunale o si tratti solo di una voce messa in giro durante le elezioni.

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Candidato sindaco sceglie il campo sportivo per un video elettorale: cittadini convinti che sorgeranno altri palazzi.

A Frattamaggiore continua senza sosta la campagna elettorale social, con candidati sindaci e aspiranti consiglieri comunali sempre più impegnati nella produzione di video, post, dirette e lunghi messaggi su Facebook, nella speranza di convincere gli indecisi.Tra questi, nelle ultime ore, ha fatto discutere il video di un candidato sindaco che ha scelto come sfondo il campo sportivo Pasquale Ianniello per parlare del futuro della squadra della Frattese e dei problemi legati allo sport cittadino.Un’iniziativa studiata per attirare l’attenzione degli elettori, ma che avrebbe avuto un effetto completamente diverso.Secondo diversi cittadini, infatti, il video sarebbe stato interrotto dopo pochi secondi, giusto il tempo di vedere il candidato inquadrato con alle spalle l’ampio terreno del campo sportivo. Tanto è bastato a molti per trarre una conclusione immediata: se il candidato ha scelto proprio quel posto, evidentemente voleva annunciare che a Frattamaggiore esiste ancora un ultimo spazio libero dove costruire nuovi palazzi.“Pensavamo volesse presentare un nuovo parco residenziale”, avrebbe raccontato un residente della zona, spiegando di aver chiuso il video prima ancora che il candidato iniziasse a parlare della Frattese.Il fraintendimento, secondo molti, nasce anche da una semplice abitudine dei frattesi: i video elettorali non vengono quasi mai guardati fino alla fine. Nella maggior parte dei casi vengono saltati dopo i primi due secondi, esattamente come accade per i facsimile delle schede elettorali, i post infiniti contro gli avversari e i lunghi comunicati in cui ogni candidato prova a spiegare perché gli altri hanno sbagliato tutto.A quanto pare, i cittadini hanno sviluppato una tecnica molto rapida: appena vedono una faccia con dietro una bandiera, un simbolo di partito o un campo sportivo, scorrono direttamente al post successivo.Per questo motivo, mentre il candidato parlava con entusiasmo di calcio, strutture sportive e rilancio della Frattese, gran parte dei cittadini aveva già deciso che il messaggio fosse un altro: “State tranquilli, a Frattamaggiore c’è ancora spazio per costruire”.L’episodio ha riaperto il dibattito sull’efficacia della campagna elettorale social in città. Da un lato i candidati continuano a investire ore tra video, grafiche e messaggi lunghissimi; dall’altro, molti frattesi confermano di aver già deciso chi votare da mesi, quando non addirittura da anni, indipendentemente da programmi, dirette e promesse.Secondo alcuni osservatori, ogni cinque anni si ripete lo stesso rituale: i candidati credono di conquistare voti con i post su Facebook, mentre i cittadini, dopo aver messo un like per cortesia, tornano a guardare video di ricette, offerte dei supermercati e foto dei cantieri per capire dove sorgerà il prossimo palazzo.

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Mercato del sabato, delusione dei commercianti: il mercato si riempie, ma sono solo candidati in campagna elettorale.

Il mercato del sabato di Frattamaggiore, da tempo alle prese con un calo di presenze, torna improvvisamente a riempirsi.
L’episodio è avvenuto nel parcheggio adiacente il campo sportivo Pasquale Ianniello, dove da anni si svolge il tradizionale mercato settimanale, ormai frequentato sempre meno rispetto al passato.
Tra centri commerciali e acquisti online, molti commercianti si erano abituati a giornate tranquille, con poche persone tra le bancarelle e vendite ridotte.
Poi, all’improvviso, la sorpresa.
Nella mattinata di sabato, diversi operatori hanno notato un insolito afflusso di persone tra i corridoi del mercato. Gruppi numerosi che si muovevano tra le bancarelle, si fermavano, parlavano, si avvicinavano alla gente.
Per qualche minuto, tra i commercianti si è diffusa una certa speranza.
C’era chi sistemava meglio la merce, chi iniziava a pensare a una giornata diversa dal solito, chi già immaginava finalmente qualche vendita in più.
Poi la scoperta.
Quelle persone non erano clienti.
Erano candidati alle prossime elezioni comunali, impegnati a fare propaganda tra le bancarelle, a parlare con i presenti, a spiegare programmi e a chiedere consenso.
Il risultato, secondo alcuni commercianti, è stato piuttosto chiaro: tanta presenza, pochi acquisti.
Anzi, in alcuni casi, mentre i candidati parlavano, i pochi clienti reali finivano per allontanarsi, rimandando gli acquisti o cambiando corsia.
“Sembrava una giornata buona”, racconta qualcuno, “poi abbiamo capito che non era gente venuta a comprare”.
Il mercato, quindi, si è riempito.
Ma solo di candidati.
E le bancarelle, ancora una volta, sono rimaste in attesa dei clienti.

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Scoperto anche a Varsavia il metodo della targa polacca per non pagare l’assicurazione.

VARSAVIA – Quello che per anni sembrava un’esclusiva tutta italiana, soprattutto napoletana, è diventato ormai un fenomeno internazionale. Anche a Varsavia gli automobilisti avrebbero scoperto il celebre “metodo della targa polacca”, usato per risparmiare sull’assicurazione e sparire misteriosamente ogni volta che arriva una multa.Secondo le prime ricostruzioni, tutto sarebbe iniziato dopo che alcuni cittadini polacchi hanno visto sui social video provenienti da Napoli, dove da anni circolano auto e scooter con targa polacca guidati però da persone che abitano a due metri dal Vesuvio e non hanno mai visto Cracovia nemmeno su Google Maps.“Abbiamo studiato il sistema italiano e ci è sembrato geniale”, avrebbe dichiarato un automobilista di Varsavia mentre applicava una targa polacca su una Fiat Panda immatricolata già in Polonia. “Con questa targa nessuno capisce più niente. Se prendo una multa faccio finta di essere irreperibile pure se abito sopra il comando dei vigili”.Il fenomeno sarebbe esploso in poche settimane. A Varsavia ormai si vedono cittadini polacchi con auto polacche e targa polacca che spiegano fieramente agli amici: “L’ho fatta polacca per risparmiare”.Le compagnie assicurative parlano già di situazione fuori controllo. “Non riusciamo a capire perché tutti improvvisamente abbiano scoperto la Polonia”, spiega un dirigente assicurativo. “Un uomo ha assicurato uno scooter dicendo di vivere a Varsavia, poi abbiamo scoperto che abitava comunque a Varsavia. È stato impossibile smascherarlo”.Intanto da Napoli arrivano messaggi di solidarietà. “Siamo orgogliosi di aver esportato una tradizione”, scrivono alcuni cittadini. “Prima la pizza, poi il caffè, ora anche la targa polacca”.Secondo gli esperti, il prossimo passo potrebbe essere ancora più assurdo: cittadini polacchi costretti a fare la targa italiana per sembrare meno sospetti.

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Garlasco. Gli inquirenti non notarono macchie di sangue nel Cestino di Windows.

Quando l’indagine è così complessa che anche il desktop del computer diventa un luogo del delitto, ci si aspetterebbe almeno un po’ di attenzione ai dettagli. E invece no.
Secondo quanto emerso, durante le prime fasi delle indagini su Garlasco, gli investigatori avrebbero analizzato ogni possibile elemento… tranne quelli più visibili. Il famoso “Cestino di Windows”, che in molti casi è il posto dove finiscono file cancellati e tracce digitali, sarebbe stato osservato con la stessa cura con cui si guarda un’icona sul desktop prima di spegnere il computer.
Le macchie di sangue, che secondo alcune ricostruzioni erano presenti nei file eliminati e quindi ancora recuperabili, sarebbero rimaste lì, nel “cestino”, per anni. Non perché fossero invisibili, ma perché — a quanto pare — nessuno aveva pensato di cliccare due volte.
Fonti vicine alle indagini raccontano che il problema non fosse la tecnologia, ma la fiducia: “Se è nel cestino, vuol dire che è stato già buttato via”, avrebbe riassunto uno degli inquirenti, probabilmente confondendo la scena del crimine con la gestione dei file temporanei.
Col senno di poi, l’episodio è diventato un simbolo: non tanto di un errore tecnico, ma di una filosofia investigativa molto particolare, in cui anche l’evidenza più semplice può diventare invisibile se la si guarda con sufficiente convinzione.
Oggi, a distanza di anni, resta una domanda sospesa: quante altre prove erano lì, in bella vista, ma trattate come semplici “icone sul desktop”?

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Dimentica di silenziare il gruppo WhatsApp delle mamme: cellulare prende fuoco dopo 847 messaggi di auguri per la festa della mamma.

Momenti di panico ieri mattina quando una donna di 52 anni ha dimenticato di silenziare il gruppo WhatsApp “Mamme Unite”, ritrovandosi il telefono completamente fuori controllo dopo pochi minuti dall’inizio degli auguri per la festa della mamma.
Secondo le prime ricostruzioni, tutto sarebbe iniziato alle 07:43 con un semplice “Auguri mamme belle a tutte”. Da quel momento il gruppo sarebbe esploso in una valanga di immagini di rose, foto di colazioni a letto, vocali interminabili e messaggi copiati identici da internet.
“Il telefono vibrava talmente tanto che sembrava un frullatore”, racconta il marito della donna. “A un certo punto pure la sveglia si era messa a mandare auguri.”
La situazione sarebbe degenerata definitivamente quando una mamma ha inviato la foto del regalo ricevuto dal figlio: un Dyson. In meno di trenta secondi sarebbero arrivati oltre 200 messaggi tra “L’importante è il pensiero” e “A me basta anche solo un abbraccio”, scritti però da mamme visibilmente nervose.
I tecnici intervenuti sul posto parlano di temperature mai registrate prima su uno smartphone: “La tastiera era rovente. Il telefono continuava a scrivere da solo ‘Che dolce’ anche dopo essere stato spento.”
Il gruppo, al momento, risulta ancora attivo. Poco fa una mamma ha inviato un’altra foto di fiori ricevuti dal figlio. Si temono nuove vittime.

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Papa Leone arriva a Frattamaggiore per sostenere Liberiamo Fratta: prevista anche una tappa a Napoli.

Visita storica a Frattamaggiore nella giornata dell’8 maggio, dove Papa Leone ha fatto tappa per sostenere la coalizione di Liberiamo Fratta prima di proseguire il programma con una successiva visita a Napoli e infine il rientro in Vaticano.
Secondo quanto riferito da diversi presenti, il Pontefice sarebbe arrivato in città anche in nome dello storico rapporto di amicizia con il dottor Luigi Costanzo, conosciuto ai tempi dell’oratorio di San Filippo, quando Costanzo ricopriva il ruolo di presidente dell’Azione Cattolica tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90.
Un legame che, a quanto pare, sarebbe rimasto così forte negli anni da convincere Papa Leone a inserire Frattamaggiore direttamente tra gli appuntamenti della giornata.
L’arrivo del Pontefice sul corso cittadino ha subito attirato curiosi, simpatizzanti e cittadini, soprattutto nei pressi delle sedi elettorali della coalizione.
Secondo alcuni presenti, il Papa avrebbe salutato i cittadini con grande cordialità, soffermandosi anche a parlare con alcuni sostenitori di Liberiamo Fratta e concedendosi qualche stretta di mano prima della ripartenza.
Non sarebbe mancata nemmeno una breve sosta per il caffè, con diversi cittadini che hanno raccontato di aver visto il Pontefice fermarsi alcuni minuti prima di lasciare Frattamaggiore.
Terminata la visita in città, Papa Leone si è poi spostato a Napoli, dove ha effettuato una breve passeggiata sul lungomare e in piazza del Plebiscito, prima del rientro ufficiale in Vaticano.
A Frattamaggiore, intanto, la visita continua a far discutere, soprattutto per quella che molti hanno già definito “la prima benedizione elettorale internazionale ricevuta direttamente sul corso cittadino”.

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Napoli. Parcheggiatore abusivo fa mettere la Papamobile in doppia fila: traffico in tilt e città bloccata per ore.

Oggi, 8 maggio, in occasione della festività della Madonna di Pompei, Papa Leone ha fatto visita tra Pompei e Napoli, in una giornata già complicata tra pellegrini, processioni e strade che iniziano a riempirsi molto prima del previsto.Nella prima parte della mattinata, tutto si è svolto nella zona degli scavi, dove il Pontefice è riuscito a parcheggiare la Papamobile nei pressi dell’area archeologica senza particolari problemi, quasi con una calma rara per la zona.Poi lo spostamento a Napoli.Ed è qui che la situazione prende una piega tipicamente cittadina. Nel pieno del traffico, la Papamobile viene intercettata da un parcheggiatore abusivo che non riconosce il Papa e, con assoluta naturalezza, gli indica il posto come se fosse una qualunque auto di quartiere:“Dottò, mettetevi qua in seconda fila, non vi preoccupate. Lasciate pure le chiavi, se serve la sposto io. Tanto oggi i vigili stanno tutti appresso al Papa, qua non passa nessuno.”La Papamobile viene quindi sistemata in una posizione tutt’altro che regolare, praticamente “incastrata” in seconda fila.Ed è proprio questo il punto che manda in crisi la circolazione.Nel giro di poco, il parcheggio improvvisato diventa un vero e proprio collo di bottiglia: auto bloccate, mezzi di soccorso rallentati, clacson in sequenza continua. Il traffico va in tilt non per la presenza del Papa in sé, ma per la posizione della Papamobile, lasciata in modo tale da ostruire completamente il passaggio.La città resta paralizzata per ore, con una scena surreale in cui il flusso della viabilità viene compromesso da un’unica auto messa in seconda fila “a gestione locale”, trasformata di fatto nel punto critico dell’intero sistema stradale.

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Si candida ma non pubblica la foto della scheda elettorale su Facebook: rischia fino a 15 mesi di carcere.

A Frattamaggiore scoppia il caso del candidato “fantasma”.
Secondo quanto emerso dopo giorni di controlli e verifiche sui social, le forze dell’ordine avrebbero passato al setaccio i profili Facebook dei 294 candidati al consiglio comunale, depennandoli uno a uno man mano che comparivano online le classiche foto della scheda elettorale con nome, simbolo del partito e immancabile X dimostrativa incorporata.
Una pratica ormai considerata fondamentale nella propaganda moderna, nata per aiutare gli elettori nelle operazioni più delicate della democrazia: riconoscere il proprio candidato e riuscire a fare una X senza assistenza tecnica.
Secondo gli investigatori, infatti, la pubblicazione del fac simile della scheda sarebbe diventata una forma di “supporto visivo” per cittadini che, secondo molti candidati, potrebbero avere difficoltà a collegare da soli un nome a una croce.
Per questo motivo Facebook è stato invaso da tutorial elettorali sempre più dettagliati: schede col nome già evidenziato, simboli cerchiati, frecce, indicazioni grafiche e persino X già posizionate come esempio pratico.
Parenti, amici e conoscenti hanno condiviso le immagini per settimane, quasi come se senza il fac simile gli elettori rischiassero seriamente di entrare nell’urna e dimenticare improvvisamente come funzioni una matita.
Le indagini hanno però portato a una scoperta clamorosa.
Tra i 294 candidati ce n’era uno che non aveva mai pubblicato la foto della scheda elettorale col proprio nome. Nessuna immagine sui social, nessuna storia Instagram, nessun cugino, zio o cognato che avesse condiviso il fac simile con frecce, cerchi o istruzioni semplificate.
Una totale assenza di materiale illustrativo che ha immediatamente fatto scattare l’allarme.
Rintracciato poche ore dopo, il candidato avrebbe tentato di difendersi sostenendo di non essere a conoscenza della nuova prassi elettorale.
“Pensavo bastasse candidarsi”, avrebbe dichiarato agli investigatori.
L’uomo avrebbe inoltre spiegato che né lui né amici e parenti sapevano dell’obbligo morale di pubblicare online la scheda col proprio nome già evidenziato per spiegare agli elettori dove mettere la croce.
Una linea difensiva che però potrebbe non bastare.
Gli investigatori, infatti, gli avrebbero ricordato che “la legge non ammette ignoranza” e che nel 2026 un candidato non può pensare di affrontare una campagna elettorale senza pubblicare almeno una volta la scheda elettorale col proprio nome e la X già pronta.
Il candidato rischia ora fino a 15 mesi di carcere e l’esclusione morale da tutti i gruppi WhatsApp elettorali della città.

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