Commercianti: Ogni sabato affollate il mercato, ma non comprate mai niente… che ci venite a fare?

FRATTAMAGGIORE — Dopo anni di crisi, bancarelle sempre più vuote e clienti ormai rarissimi, i commercianti del mercato settimanale pensavano finalmente di aver rivisto un po’ di movimento.
Sabato scorso infatti il mercato era improvvisamente pieno di persone. Gruppi interi che camminavano compatti tra le bancarelle, stringevano mani, salutavano tutti, sorridevano, distribuivano pacche sulle spalle e si fermavano ogni tre metri a parlare con qualcuno.
“Finalmente un po’ di gente”, aveva pensato inizialmente qualche commerciante.
Peccato però che nessuno comprasse niente.
Né un chilo di pesche.
Né mezzo limone.
Nemmeno una bottiglia d’acqua.
Erano i candidati.
Da quel giorno, raccontano alcuni ambulanti, è partita una vera e propria moda elettorale.
Una coalizione è andata al mercato il sabato?
E allora il sabato dopo ci è andata pure l’altra.
E quello dopo ancora un’altra lista.
Ormai il mercato di Frattamaggiore, più che un mercato, sembra diventato una passerella politica itinerante.
“I clienti normali almeno chiedono il prezzo”, racconta ironicamente un ambulante.
“Questi invece fanno il giro completo del mercato, salutano tutti, promettono cambiamenti, stringono mani… e poi se ne vanno senza comprare nemmeno una cipolla.”
La delusione maggiore, spiegano alcuni commercianti, nasce soprattutto dall’illusione iniziale.
Per qualche secondo infatti, vedere tutta quella folla tra le bancarelle aveva fatto pensare ai vecchi tempi, quando il mercato del sabato era davvero pieno di persone.
Poi però la realtà è apparsa subito chiara:
non erano clienti.
Erano candidati in cerca di voti.
Nel frattempo, i commercianti continuano a guardare con amarezza le bancarelle sempre più vuote.
Una volta il sabato mattina era quasi impossibile camminare tra la folla.
Oggi invece, raccontano alcuni ambulanti, gli unici giorni in cui si rivede un po’ di confusione sono proprio quelli della campagna elettorale.
“Prima almeno la gente veniva per comprare”, racconta qualcuno sorridendo amaramente.
“Adesso vengono solo per chiedere voti.”
E proprio in vista dell’ultimo sabato prima delle elezioni, diversi commercianti avrebbero rivolto un appello ai candidati:
“Va bene tutto… le strette di mano, le foto, i sorrisi, i video per Facebook… però già che state qua, almeno fate pure un po’ di spesa.”
Perché a Frattamaggiore, ormai, il mercato del sabato non lo stanno salvando i clienti.
Lo stanno riempiendo i candidati.

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P.S. Per quelli che non colgono l’ironia in queste notizie, sappiate che è un post puramente IRONICO (Non me ne vogliano gli altri, sarà l’ingenuità, ma c’è chi non lo percepisce)

Monopattini, scattano le nuove regole su targa e assicurazione: a Napoli si parte direttamente con le targhe polacche.

Con l’entrata in vigore delle nuove norme che impongono targa e assicurazione anche per i monopattini elettrici, il Paese si prepara a una piccola rivoluzione della micromobilità urbana.Nel resto d’Italia si stanno organizzando uffici, pratiche, sportelli, appuntamenti e file infinite per adeguarsi alla normativa. A Napoli, invece, la fase “intermedia” sembra essere stata semplicemente eliminata.Secondo le prime segnalazioni — ancora in fase di verifica ma già ampiamente commentate — molti utenti avrebbero scelto una strategia estremamente lineare: non perdere tempo.Perché passare dalla targa italiana per poi valutare eventuali alternative, quando si può direttamente iniziare dal risultato finale?Così, mentre altrove si discute di modulistica, codici e assicurazioni, a Napoli si sarebbe già passati alla soluzione definitiva: targhe polacche direttamente montate sui monopattini, con una logica che, almeno sul piano dell’efficienza, non fa una piega.Una scelta che alcuni definiscono “ingegneria amministrativa avanzata”, altri semplicemente “pragmatismo puro”, e altri ancora “riduzione drastica dei passaggi inutili”.Il principio è semplice: se una scorciatoia esiste, perché fare prima il giro lungo per arrivarci?Nel frattempo, le autorità osservano il fenomeno con attenzione, cercando di capire se si tratti di casi isolati o di una nuova tendenza in grado di rivoluzionare l’intero settore della regolamentazione dei mezzi elettrici.Resta il fatto che, ancora una volta, tra norme e realtà, qualcuno ha trovato il modo di accelerare il processo.Saltando direttamente alla versione “finale”.

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Sempio beve una Coca-Cola e rutta in auto: l’audio è ora al vaglio degli inquirenti per la traduzione.

Ancora una volta la televisione italiana dimostra che nulla, proprio nulla, va sprecato quando c’è da fare ascolti.
Da circa due mesi, in quasi tutte le trasmissioni pomeridiane e serali, il caso Garlasco è diventato una sorta di radiodramma nazionale a puntate infinite. Ogni giorno un nuovo audio, ogni giorno una nuova “scoperta”, ogni giorno qualcuno che in studio prova a spiegare cose che, spesso, non si sentono nemmeno.
Ma il vero capolavoro è arrivato adesso: l’interpretazione dell’ininterpretabile.
Gli audio trasmessi in TV, nella maggior parte dei casi, sono talmente chiari che potrebbero essere tranquillamente scambiati per vento tra le foglie, interferenze radio degli anni ’90 o frullatori accesi in un’altra stanza. Eppure, con una determinazione degna di un laboratorio scientifico, vengono rallentati, riascoltati, scomposti, analizzati.
E soprattutto: tradotti.
Tradotti in che lingua, non è dato saperlo.
Nel frattempo, nel grande universo delle intercettazioni, entra anche la celebre scena di Sempio in auto. Secondo quanto ricostruito dalle trasmissioni, dopo aver bevuto una semplice Coca-Cola, avrebbe emesso un suono. Un suono. Che oggi, con grande serietà istituzionale, viene definito “elemento audio rilevante”.
Il passo successivo è inevitabile: capire cosa abbia detto.
O meglio, cosa abbia “voluto dire” quel suono.
Le redazioni si sono già attivate. In studio si alternano esperti di fonetica, criminologi, sensitivi e ospiti fissi che ormai riescono a distinguere “un sì sussurrato” da “un forse esistenziale” anche nel rumore di una sedia che si sposta.
Nel frattempo, gli inquirenti — almeno secondo la narrazione televisiva — sarebbero al lavoro non tanto per interpretare i fatti, quanto per tradurre l’audio. Una nuova frontiera dell’indagine: la linguistica applicata al rumore involontario.
C’è chi sostiene che dentro quel suono si nasconda una frase chiave. Chi invece è convinto che sia solo un rutto. Ma la televisione, si sa, non si accontenta mai di una spiegazione semplice quando può costruirci sopra due ore di diretta.
E così, tra un riascolto e un fermo immagine, la vicenda continua a crescere.
Perché alla fine il punto non è più cosa sia successo.
Il punto è cosa si può far dire a quello che si sente.

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Porterò più verde a Fratta: dipingeremo di verde le facciate dei palazzi, visto che non ci sono più terreni liberi.

A Frattamaggiore, durante la precedente tornata elettorale, l’attuale sindaco — poi eletto con ampia partecipazione di consensi — aveva presentato la propria campagna con manifesti ben chiari: “meno cemento, più verde”, insieme ad altre promesse legate alla riqualificazione urbana e all’aumento degli spazi verdi in città.
A distanza di cinque anni, secondo quanto notano diversi cittadini, la realtà urbanistica della città appare però profondamente cambiata, con una forte presenza di nuovi edifici e una disponibilità sempre più ridotta di terreni liberi da destinare a parchi, aiuole o nuove aree verdi.
In questo contesto, il tema del “verde” continua comunque a essere presente nei programmi elettorali dei candidati sindaci che si preparano alla nuova tornata.
Uno dei candidati, infatti, ha inserito nel proprio programma una proposta che sta facendo discutere: di fronte alla mancanza di spazio fisico per nuovi parchi o alberi, il “più verde” verrebbe comunque garantito, ma in una forma alternativa.
La proposta consiste nel dipingere di verde tutte le facciate dei palazzi della città, così da aumentare visivamente la presenza del colore verde nel contesto urbano, pur in assenza di nuovi spazi reali destinati alla natura.
Una soluzione che alcuni leggono come provocazione ironica da campagna elettorale, mentre altri la interpretano come una risposta pragmatica a una città ormai quasi completamente urbanizzata.
Nel frattempo, il tema del verde resta centrale nel dibattito politico frattese, anche se la sua declinazione, rispetto a cinque anni fa, sembra aver cambiato completamente forma: dalle promesse di nuovi spazi naturali, alle ipotesi di “verde applicato” direttamente sulle facciate dei palazzi.
A Frattamaggiore, insomma, il verde continua a essere un obiettivo condiviso. Anche quando non si trova più terreno per farlo crescere.

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Grande delusione per il Giro d’Italia: non passa per Via Genoino, asfaltata alla perfezione per l’occasione.

A Frattamaggiore, pochi giorni prima del passaggio del Giro d’Italia in città, Via Genoino è stata completamente rifatta e asfaltata a regola d’arte, con lavori eseguiti in modo accurato e rifiniture che hanno subito attirato l’attenzione dei residenti.
L’intervento, realizzato proprio a ridosso della tappa ciclistica, aveva inizialmente fatto pensare a molti cittadini che la strada potesse essere inserita nel percorso ufficiale della gara, vista anche la qualità eccezionale dei lavori eseguiti rispetto ad altri interventi ordinari.
Per questo motivo, per diversi giorni, in zona si era diffusa una certa curiosità, con alcuni residenti convinti che il passaggio del Giro d’Italia avrebbe valorizzato proprio Via Genoino, trasformandola in uno dei punti più visibili della città.
La realtà, però, si è rivelata diversa: il Giro d’Italia è passato sì per Frattamaggiore, ma ha seguito un percorso completamente differente, lasciando Via Genoino fuori dalla mappa ufficiale della corsa.
Tra i cittadini non è mancata una certa delusione, soprattutto da parte di chi si era convinto di vedere i corridori sfrecciare proprio sotto casa, su quella strada appena riasfaltata e ora perfettamente liscia.
A quel punto, mentre qualcuno si è limitato a sottolineare il dispiacere per il mancato passaggio della corsa, sui social è emersa anche un’altra lettura, più maliziosa, secondo cui l’intervento non sarebbe stato legato al Giro d’Italia, ma semplicemente al fatto che proprio su Via Genoino risiede il sindaco.
Una lettura che ha alimentato commenti e sospetti tra i cittadini, anche alla luce del fatto che i lavori sono stati eseguiti negli ultimi giorni del mandato amministrativo.
Resta comunque il dato oggettivo: Via Genoino oggi è una delle strade meglio asfaltate della zona, anche se il Giro d’Italia non l’ha percorsa. E tra i residenti, accanto alla soddisfazione per il nuovo manto stradale, rimane ancora aperta la domanda che ha accompagnato tutta la vicenda: coincidenza legata alla corsa o semplice scelta “casalinga” dell’intervento?

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Sfuma la vittoria di Sal Da Vinci all’Eurovision: Napoli invia all’Ucraina le bombe preparate per i festeggiamenti.

A Napoli ogni occasione è buona per festeggiare con il tradizionale metodo locale: esplosioni. Che si tratti di uno scudetto, della vittoria dell’Italia ai Mondiali o anche solo del compleanno di un parente tornato dal Belgio, il protocollo prevede da sempre batterie di fuochi, botti e ordigni artigianali in grado di far tremare interi quartieri.
Negli anni, la tradizione si è affinata al punto che alcuni ordigni sono diventati veri simboli della città. Tra i più noti la “bomba Maradona”, capace di far saltare tre balconi e spegnere l’illuminazione pubblica nel raggio di 500 metri, e la più recente “bomba Careca”, il cui boato, secondo alcuni residenti, sarebbe stato avvertito anche a Caserta.
Per la finale dell’Eurovision Song Contest, molti cittadini napoletani avevano già predisposto un piano celebrativo in caso di vittoria di Sal Da Vinci, ritenuto da diversi residenti “praticamente uno di famiglia”. Secondo fonti di quartiere, nei garage erano già pronte decine di bombe ad alto contenuto esplosivo, alcune talmente potenti che, a detta di chi le ha viste, “in confronto quelle della guerra sembrano tric trac”.
La mancata vittoria del cantante ha però bloccato tutto a poche ore dall’accensione della prima miccia. Per evitare sprechi, il Comune avrebbe quindi deciso di destinare il materiale pirotecnico all’Ucraina come aiuto militare nel conflitto contro la Russia.
Secondo indiscrezioni, i primi camion partiti da Napoli trasportavano due “bombe Maradona”, una “Careca Special Edition” e un ordigno sperimentale soprannominato “Gigi D’Alessio”, descritto dagli artificieri come “quello che non esplode subito, ma poi parte all’improvviso e ti rovina la serata”.

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Candidati si tirano addosso il fango dei cantieri: costretti a importarlo da fuori per finire la campagna elettorale.

A Frattamaggiore, ormai ribattezzata da molti “la città delle mille gru”, la campagna elettorale starebbe provocando un effetto collaterale inatteso: la progressiva scomparsa del fango dai numerosi cantieri edili sparsi in città.Secondo quanto raccontato da alcuni residenti, nelle ultime settimane diversi candidati alle prossime elezioni comunali sarebbero stati avvistati aggirarsi in orario serale nei pressi dei cantieri, armati di secchi, palette e sacchi neri, con l’obiettivo di raccogliere quanto più fango possibile da utilizzare durante i quotidiani scontri elettorali.A Frattamaggiore, infatti, la tradizionale espressione “tirarsi fango addosso” avrebbe ormai superato il semplice significato politico per trasformarsi in una vera pratica materiale. I candidati, anziché limitarsi a post su Facebook e accuse reciproche, starebbero utilizzando direttamente il fango dei cantieri cittadini per colpire gli avversari.La dinamica sarebbe semplice: ogni candidato, durante il giorno, pubblica lunghi post contro i rivali; di sera, invece, si recherebbe nei cantieri per rifornirsi di nuovo materiale da lanciare simbolicamente — e, secondo qualcuno, anche con una certa precisione — contro gli altri.Secondo alcuni osservatori locali, la competizione si starebbe giocando proprio su questo: vincerà chi riuscirà a tirare più fango addosso agli avversari senza farsene arrivare troppo in faccia. Un criterio che molti definiscono già il vero termometro della campagna elettorale frattese.Il problema è che, a pochi giorni dal voto, il fango disponibile nei cantieri di Frattamaggiore sarebbe quasi esaurito. I numerosi scavi aperti in città, solitamente abbondanti di terra e pozzanghere, sarebbero stati letteralmente svuotati dalle continue incursioni notturne.Per evitare l’interruzione della campagna elettorale prima del previsto, il Comune sarebbe stato costretto a rivolgersi ai paesi vicini per importare nuove scorte.Nelle ultime ore, diversi camion di ditte specializzate nel movimento terra sarebbero stati visti entrare in città carichi di fango proveniente da Succivo, Casandrino, Orta di Atella e Frattaminore, nel tentativo di garantire ai candidati la possibilità di completare regolarmente gli ultimi giorni di campagna.La situazione avrebbe già creato un piccolo boom economico per le aziende di trasporto terra, che secondo indiscrezioni starebbero applicando tariffe straordinarie per i viaggi urgenti diretti a Frattamaggiore, dove la richiesta di fango resta altissima fino alla chiusura dei seggi.Intanto, tra i cittadini, c’è chi sostiene che il vincitore delle elezioni non sarà tanto chi avrà convinto di più gli elettori, quanto chi, entro la fine della settimana, riuscirà a svuotare per primo l’ultimo cantiere rimasto ancora fangoso.

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Candidato rilancia la sfida all’avversario assente al confronto: ‘Scegli tu luogo, ora… e anche l’arma del duello.

A Frattamaggiore continua a salire la tensione in vista del confronto tra candidati sindaci organizzato da alcune testate giornalistiche locali, che avevano invitato tutti e cinque gli aspiranti alla fascia tricolore a un tavolo pubblico di discussione.
All’appello, però, si è presentato soltanto un gruppo parziale dei candidati: uno dei cinque, infatti, non ha preso parte all’incontro, alimentando inevitabilmente discussioni e interpretazioni tra sostenitori e osservatori politici.
L’assenza non è passata inosservata, soprattutto perché il confronto era stato pensato proprio come momento di discussione aperta tra tutti i candidati.
Nelle ore successive, uno dei candidati presenti ha deciso di rompere gli indugi e rilanciare la sfida direttamente sui social, rivolgendosi proprio all’aspirante sindaco assente.
Un messaggio diretto, senza troppi giri di parole: scelta del luogo, dell’orario, del moderatore e organizzazione completamente lasciata nelle mani dell’avversario.
Una disponibilità totale al confronto che, nel tono utilizzato, ha assunto i contorni di una vera e propria “chiamata pubblica al duello politico”, tanto da far parlare qualcuno di sfida aperta senza più regole prestabilite.
E per aumentare ulteriormente il livello di provocazione, non è mancata la battuta finale: la possibilità di scegliere non solo modalità e contesto, ma persino — tra l’ironia generale — “l’arma del confronto”.
Un’espressione chiaramente simbolica, che ha trasformato una mancata presenza a un dibattito in un confronto dai toni quasi medievali, dove più che di programmi elettorali si parla ormai di sfide dirette tra contendenti.
A rendere la vicenda ancora più particolare, il fatto che i due candidati protagonisti della polemica condividano anche lo stesso cognome, dettaglio che ha contribuito a rendere lo scontro ancora più seguito sui social e tra i cittadini.
In attesa di una risposta ufficiale alla sfida, a Frattamaggiore la campagna elettorale continua a muoversi tra confronti mancati, rilanci social e inviti sempre più personalizzati, in un clima che ormai somiglia sempre meno a un dibattito politico e sempre più a una sfida a colpi di dichiarazioni pubbliche.

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Chirurgo denuncia paziente: “Mi ha rubato le forbici”, ritrovate nella sua pancia.

San Foglia la Stretta (PC). Una donna di 53 anni si è presentata al pronto soccorso dopo mesi di dolori addominali seguiti a un intervento estetico. Dopo vari controlli e rassicurazioni, una TAC ha rivelato la presenza di un paio di forbici chirurgiche dimenticate nell’addome durante l’operazione.
La vicenda ha assunto toni ancora più surreali quando, secondo alcune indiscrezioni raccolte in paese, il chirurgo avrebbe contattato la paziente non per scusarsi, ma per chiederle la restituzione immediata dello strumento, sostenendo che si trattasse di un modello professionale acquistato da poco e pagato oltre 300 euro.
“Pensavo fossero i punti che tiravano”, ha raccontato la donna agli amici, “invece avevo direttamente il kit base del chirurgo dentro la pancia”. Per sette mesi il medico le avrebbe assicurato che i dolori erano normali sintomi post-operatori, prescrivendole antibiotici e riposo, fino a quando l’esame ha chiarito il mistero.
Una volta saputo del ritrovamento, il professionista si sarebbe presentato in clinica con la scatola originale delle forbici, lo scontrino e una denuncia già compilata per sottrazione di attrezzatura sanitaria. Ai carabinieri avrebbe spiegato: “Le avevo lasciate sul tavolo operatorio, poi non c’erano più. Se stanno nella sua pancia, qualcuno se le è prese”.
Nel frattempo i residenti di San Foggia la Stretta hanno avviato una raccolta fondi per comprare al medico un nuovo set da sala operatoria e invitare i pazienti futuri a controllare le tasche prima delle dimissioni.

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Candidato non fa il video davanti alla piscina comunale: rischia fino a diciotto mesi di carcere.

A Frattamaggiore esiste un luogo che, più che una struttura pubblica, sembra essere diventato un passaggio obbligato della politica locale: la piscina comunale.
Abbandonata da anni, vandalizzata, e ormai ridotta a simbolo fisso di ogni campagna elettorale, la piscina è da tempo protagonista assoluta dei video dei candidati sindaci e consiglieri comunali, che puntualmente si riprendono davanti ai cancelli arrugginiti o con immagini di repertorio per denunciare il degrado e rilanciare promesse di riqualificazione.
Negli anni, la situazione ha assunto contorni sempre più particolari: alcuni candidati, soprattutto alle prime esperienze, hanno dichiarato di non sapere nemmeno dove fosse la piscina comunale, salvo poi farsi accompagnare da colleghi più esperti… che a loro volta avevano già girato il classico video denuncia.
In alcuni casi, la visita sul posto è diventata quasi un rito di iniziazione politica: “prima si gira il video, poi si impara dov’è”.
Il paradosso, però, emerge quando si prova a dare indicazioni nella vita quotidiana.
A Frattamaggiore, infatti, dire “si trova vicino alla piscina comunale” non aiuta praticamente nessuno.
Molto più efficace è un altro riferimento urbano ormai consolidato: “si trova da Amadeus”, il noto pub-pizzeria della zona.
Ed è proprio qui che si crea il cortocircuito geografico.
Per molti residenti, quella zona è “la zona di Amadeus”, punto di riferimento reale della vita quotidiana, mentre la piscina comunale, pur trovandosi a pochi metri, resta un edificio sconosciuto fino al momento in cui compare nei video elettorali.
Non è raro, infatti, che qualcuno scopra l’esistenza della struttura proprio vedendola dietro le spalle di un candidato, reagendo con stupore genuino: “Ma quella cosa diroccata era la piscina comunale?”
Il fenomeno ha assunto ormai una tale regolarità che la campagna elettorale sembra seguire uno schema preciso: prima si scopre la piscina, poi si denuncia la piscina, poi si promette il recupero della piscina.
Tutto questo, spesso, senza che la piscina fosse mai stata realmente “vista” prima.
In questo contesto, la recente notizia di un candidato che non ha realizzato il tradizionale video denuncia davanti alla piscina ha creato forte scompiglio nel panorama politico locale.
Secondo fonti non confermate, la mancata presenza davanti alla struttura sarebbe stata interpretata come una grave anomalia del sistema elettorale, tanto da far ipotizzare per il responsabile conseguenze fino a diciotto mesi di carcere per “omissione di contenuto politico obbligatorio”.
Nel frattempo, la piscina comunale resta lì, immobile, abbandonata e perfettamente centrale nella vita politica di Frattamaggiore.
Forse più conosciuta nei video elettorali che nella realtà quotidiana.
E soprattutto, più facile da trovare nei comizi che nelle indicazioni stradali.

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