Foto di gruppo delle elementari scambiata per la foto di gruppo di un partito alle comunali.

Frattamaggiore (NA) – Doveva essere una semplice foto ricordo delle elementari.
Un gruppo di ragazzini sorridenti, pubblicato sui social per nostalgia.
E invece, nel giro di pochi minuti, è stata scambiata da molti per la foto ufficiale di un partito alle prossime elezioni comunali.
A generare l’equivoco sarebbe stato un dettaglio apparentemente innocuo: alle spalle dei bambini, infatti, comparivano una bandiera tricolore e un simbolo cittadino ben visibile.
Un mix che, a quanto pare, è bastato per far pensare a molti di trovarsi davanti a una vera foto di gruppo politica.
“Bella squadra, molto giovani”, ha scritto qualcuno.
“Finalmente un rinnovamento serio”, ha commentato un altro.
Il fraintendimento si inserisce in un contesto già particolare: secondo le voci che circolano in città, l’età media dei candidati alle comunali sarebbe talmente bassa che distinguere tra una foto scolastica e una lista politica starebbe diventando sempre più difficile.
C’è chi racconta di candidati che devono ancora finire i compiti prima di presentare il programma elettorale, e chi parla di riunioni organizzate subito dopo la merenda.
Non mancano poi i casi più estremi.
Alcuni ragazzi di 12-13 anni, vedendo quanti coetanei più grandi si candidano, avrebbero provato a proporsi anche loro, salvo poi scoprire che per entrare in lista serve qualcosa in più oltre alla buona condotta.
“Peccato, avevo già pronto lo slogan”, avrebbe detto uno di loro.
Nel frattempo, la foto continua a circolare, alimentando il dubbio tra i cittadini:
è davvero una semplice classe delle elementari… o una nuova lista elettorale?
A Frattamaggiore, in questo momento, la differenza sembra sempre più sottile.

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P.S. Per quelli che non colgono l’ironia in queste notizie, sappiate che è un post puramente IRONICO (Non me ne vogliano gli altri, sarà l’ingenuità, ma c’è chi non lo percepisce)

Elezioni comunali: finalmente resi pubblici sui manifesti e sui social i nomi dei 32 cittadini che non si sono candidati.

Frattamaggiore (NA) – A Frattamaggiore la campagna elettorale di quest’anno ha assunto proporzioni decisamente particolari.Più che una competizione tra candidati, sembra ormai una partecipazione collettiva generale, dove il problema non è trovare chi si candida… ma chi NON lo fa.Secondo quanto emerso nelle ultime settimane, infatti, le candidature avrebbero coinvolto in modo capillare famiglie intere e interi condomini.In alcuni casi si parla di nuclei familiari composti da cinque persone che hanno deciso di scendere in campo tutti insieme: padre, madre e tre figli, tutti candidati.In altri casi ancora più sorprendenti, all’interno di condomini di circa trenta famiglie, si registrerebbero situazioni in cui tre o quattro membri per famiglia avrebbero presentato la propria candidatura, trasformando interi palazzi in vere e proprie “liste condominiali”.Di fronte a questo scenario, il Comune si è trovato nella singolare situazione di dover distinguere non tanto chi è candidato, ma chi non lo è.E così, per la prima volta, sono stati resi pubblici i nomi dei 32 cittadini che non si sono candidati alle elezioni comunali.La comunicazione è avvenuta in doppia forma: manifesti affissi in città e pubblicazioni sui social, dove gli stessi interessati hanno confermato con orgoglio la loro “non candidatura ufficiale”.Post del tipo:“Comunico di NON essere candidato alle elezioni comunali di Frattamaggiore”hanno iniziato a circolare con una certa regolarità, quasi come una nuova forma di riconoscimento civico.In parallelo, i manifesti affissi dal Comune con i 32 nomi dei non candidati hanno attirato l’attenzione dei cittadini, diventando rapidamente uno dei documenti più commentati della campagna elettorale.A questo punto, tra famiglie intere candidate e condomini trasformati in liste, la vera eccezione sembra essere proprio chi ha scelto di restarne fuori.E così, per questa tornata elettorale, il dato politico più stabile e ufficiale resta uno solo:i 32 cittadini che non si sono candidati.Tutti gli altri, a quanto pare, sì.

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Svizzera, turista italiano con lieve graffio al dito evita il pronto soccorso e compra in farmacia un cerotto da 25mila euro.

Giornata di ordinaria prudenza (finanziaria) per un turista italiano in vacanza in Svizzera, che ha preferito evitare il pronto soccorso dopo essersi procurato un lieve graffio a un dito.Secondo quanto ricostruito, il giovane si trovava nei pressi di una struttura ospedaliera quando ha subito il piccolo incidente, talmente banale da non richiedere alcun intervento particolare. Gli amici, inizialmente, gli avrebbero suggerito di recarsi al pronto soccorso per una medicazione veloce, approfittando della vicinanza dell’ospedale.Il turista, però, avrebbe immediatamente rifiutato l’idea. Il motivo sarebbe legato alle recenti polemiche sui costi della sanità svizzera, dopo che proprio in questi giorni si è parlato di fatture da oltre 100mila euro inviate all’Italia per poche ore di ricovero di alcuni ragazzi coinvolti nell’incendio di Capodanno.Una vicenda che avrebbe contribuito a creare un certo “clima di cautela” tra i turisti italiani, particolarmente attenti alle possibili conseguenze economiche anche per interventi minimi.“Lascia stare, poi mi fanno pagare come se avessi fatto un trapianto”, avrebbe detto il turista secondo le testimonianze raccolte, decidendo così di rinunciare al pronto soccorso.A quel punto la soluzione alternativa: farmacia poco distante, acquisto di un classico cerotto per piccole ferite e auto-medicazione sul posto.Il tutto, però, con un dettaglio finale che riporta immediatamente il caso nel contesto svizzero: il cerotto sarebbe costato circa 25mila euro.Una cifra che, secondo alcuni osservatori, rappresenterebbe comunque un “risparmio significativo” rispetto all’ipotesi ospedaliera, confermando ancora una volta la particolare economia sanitaria elvetica, già finita al centro delle polemiche internazionali.Il turista, secondo fonti non confermate, avrebbe commentato positivamente l’operazione: “Alla fine me la sono cavata con poco”.

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Poliziotto scende dall’auto: sfiora la pistola nella fondina e finisce a processo per averla toccata.

ROMA – Nuovo caso destinato a far discutere sul confine sempre più sottile tra movimento umano e interpretazione del movimento umano.
Un agente di polizia, durante un intervento operativo, è finito a processo dopo aver compiuto un gesto definito dagli addetti ai lavori come “estremamente pericoloso dal punto di vista teorico”: scendere da un’auto.
Nel farlo, il poliziotto avrebbe semplicemente sfiorato la pistola d’ordinanza, regolarmente inserita nella fondina. Nessuna estrazione, nessuna puntata, nessuna azione. Solo contatto involontario durante il movimento.
Nonostante questo, l’episodio sarebbe stato letto come una possibile “azione fraintendibile”, aprendo un approfondimento sulla dinamica del gesto.
La difesa ha riassunto il tutto in maniera estremamente semplice:
“È sceso dall’auto e ha toccato la propria dotazione mentre era al suo posto.”
Una spiegazione che, secondo alcune ricostruzioni, avrebbe però lasciato aperto il tema dell’interpretazione del gesto.
Nel frattempo, la vicenda ha riacceso anche il dibattito tra gli operatori del settore, dove si sta facendo strada una proposta definita “innovativa quanto necessaria”.
Alcune sigle sindacali avrebbero infatti suggerito l’introduzione di fondine chiuse con lucchetto, in modo che l’arma non possa essere estratta e, soprattutto, in modo che anche un contatto accidentale non possa essere interpretato come un’azione volontaria.
L’obiettivo dichiarato sarebbe duplice: da un lato aumentare la sicurezza interpretativa degli interventi, dall’altro evitare che un gesto involontario si trasformi in un procedimento giudiziario basato sulla sola percezione dell’atto.
Nel frattempo il caso resta aperto, mentre cresce una domanda sempre più ricorrente tra gli operatori: come può un gesto involontario diventare un’azione… senza esserlo mai diventato davvero.

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La proposta di Liberiamo Fratta sul sorteggio degli scrutatori diventa improvvisamente una buona idea…ma a fine mandato.

Frattamaggiore (NA) – Dopo cinque anni di discussioni, proposte, rinvii e “ci penseremo”, arriva finalmente la svolta storica sul tema degli scrutatori.La proposta dell’opposizione di scegliere gli scrutatori tramite sorteggio pubblico, all’insegna della trasparenza totale, è improvvisamente diventata una buona idea.Peccato solo per un piccolo dettaglio: arriva a fine mandato.Per anni, infatti, la proposta era stata accolta con grande entusiasmo… teorico.Nella pratica, però, ogni volta veniva gentilmente rimandata “a data da destinarsi”, tra impegni più urgenti e priorità istituzionali non meglio specificate.Ora invece la situazione si è ribaltata.Il sorteggio pubblico degli scrutatori, secondo le nuove ipotesi circolate, potrebbe diventare un vero evento cittadino.Si parla addirittura di:diretta streaming su tutte le piattaforme disponibilicollegamenti social in simultaneae maxi schermo in piazza per permettere a tutti di assistere in tempo reale all’estrazione dei nomiUn vero e proprio “reality istituzionale”, dove il momento più atteso sarebbe quello del click finale dell’estrazione.Qualcuno già immagina anche il commentatore ufficiale che annuncia i nomi come se fosse una finale mondiale, con suspense degna delle grandi occasioni.Resta però una domanda semplice, che molti cittadini si pongono con un sorriso:come mai un’idea diventa “ottima” proprio quando il tempo per applicarla sta per scadere?Nel frattempo, la proposta del sorteggio pubblico viene accolta con entusiasmo trasversale, almeno sulla carta.E così, dopo anni di dibattiti, la trasparenza sembra finalmente arrivare.Forse un po’ tardi.Ma sempre meglio tardi che mai… soprattutto in politica.

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Pay TV amplia l’offerta: spogliatoi, bordo campo e post-partita direttamente a casa delle escort.

MILANO – Dopo anni di richieste da parte del pubblico più esigente, arriva finalmente il pacchetto che promette di “non lasciare nulla all’immaginazione”.
La nuova offerta della Pay TV sportiva, presentata come una rivoluzione nel modo di vivere il calcio, includerà infatti immagini esclusive non solo dagli spogliatoi e dal bordo campo, ma anche dal cosiddetto “terzo tempo avanzato”, definito dagli addetti ai lavori come “una fase delicata ma ormai centrale della prestazione atletica”.
Secondo quanto trapelato, le telecamere seguiranno i giocatori fino agli ultimi momenti della serata, con collegamenti in diretta da location riservate, descritte nel comunicato come “ambienti rilassanti ad alta concentrazione tattica”.
Gli abbonati potranno scegliere tra diversi pacchetti:
Base: spogliatoi pre e post partita, con audio ambientale e frasi motivazionali ripetute tre volte
Plus: aggiunta del bordo campo con primi piani intensi e sguardi nel vuoto
Premium Notte: accesso completo al post-partita esteso, con replay, moviole e analisi delle “dinamiche relazionali”
Non mancheranno rubriche di approfondimento, come “Zona Calma”, in cui esperti analizzeranno le scelte dei protagonisti minuto per minuto, e “Pressing Alto”, dedicata ai momenti più concitati della serata.
Fonti interne parlano di un progetto ambizioso, nato per rispondere alla crescente domanda di contenuti “sempre più immersivi e meno difendibili”.
“Il tifoso moderno vuole capire tutto,” spiegano. “Non solo cosa succede in campo, ma anche cosa succede dopo. Soprattutto dopo.”
Prevista anche una funzione interattiva che permetterà agli utenti di ricevere notifiche in tempo reale con aggiornamenti del tipo: “Situazione in evoluzione”, “Cambio improvviso di strategia” e “Possibile supplementare”.
Le prime reazioni del pubblico sono contrastanti, ma molti utenti hanno già dichiarato di essere pronti ad abbonarsi: “Finalmente un’offerta completa,” commenta un tifoso. “Era ora di vedere il calcio fino in fondo.”

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Rapina al fruttivendolo studiata nei minimi dettagli: due uomini armati irrompono e fuggono con il bottino di due cassette di frutta e ortaggi.

Sannfoglia la Stretta (BN) – Quella che agli investigatori appare ormai come una delle operazioni criminali “più meticolosamente studiate degli ultimi tempi” si è consumata ieri mattina in un fruttivendolo della zona.
Il locale, secondo quanto ricostruito, sarebbe dotato di misure di sicurezza di livello avanzato: porte antiscasso, vetrate antiproiettile, doppio sistema di accesso a chiusura blindata, impianto di videosorveglianza interno ed esterno e collegamento diretto con una centrale di vigilanza privata, oltre a un sistema di allarme direttamente collegato con le forze dell’ordine. Una struttura che, sulla carta, farebbe pensare più a un istituto bancario che a un negozio di frutta e verdura.
Proprio in questo contesto altamente protetto si sarebbe consumata la rapina. I due uomini armati avrebbero approfittato di un momento di temporanea assenza del vigilante incaricato della sorveglianza esterna per introdursi nel locale, riuscendo a bypassare i sistemi di sicurezza.
Per evitare di essere riconosciuti dalle telecamere di videosorveglianza, i due si sarebbero presentati con il volto coperto: uno indossava una maschera raffigurante un noto attore cinematografico, al momento non identificato, mentre l’altro aveva calzamaglia e passamontagna.
Secondo gli investigatori, anche la fase operativa sarebbe stata pianificata nei minimi dettagli: presenza di possibili “pali” all’esterno e un’azione fulminea all’interno del negozio, dove i rapinatori hanno rapidamente preso il controllo della situazione, intimando ai presenti di non reagire.
Il bottino sottratto ha però assunto contorni che continuano a sorprendere: due cassette di frutta e ortaggi, considerate ormai merce di valore elevatissimo sul mercato, al pari di beni preziosi.
La fuga è avvenuta a bordo di un’Ape Car a tre ruote, parcheggiata a breve distanza con il motore già acceso, che ha consentito ai malviventi di allontanarsi rapidamente lungo le strade secondarie della zona.
Le indagini proseguono senza escludere alcuna pista. Gli inquirenti stanno valutando anche la possibilità che l’intera operazione sia stata preparata con largo anticipo, con sopralluoghi, pianificazione dei ruoli e conoscenza dettagliata dei sistemi di sicurezza del locale.
Al momento, però, l’unica certezza rimane una: nonostante un livello di sicurezza “da istituto bancario”, il fruttivendolo è stato colpito e svuotato di due cassette di merce, lasciando aperti numerosi interrogativi.

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Tajani chiede chiarimenti sulle offese alla Meloni: ma erano già in italiano.

La richiesta di chiarimenti avanzata dal Ministro degli Esteri Antonio Tajani in merito ad alcune dichiarazioni attribuite a un conduttore televisivo russo nei confronti della Presidente del Consiglio ha inizialmente fatto pensare a un nuovo caso di tensione diplomatica da chiarire nei dettagli.
Secondo quanto emerso, le frasi oggetto della polemica sarebbero state considerate da alcuni ambienti politici come bisognose di approfondimento, sia per il contenuto sia per il contesto in cui sarebbero state pronunciate.
Tuttavia, nel corso delle successive verifiche, sarebbe emerso un elemento decisivo: le espressioni contestate sarebbero state formulate direttamente in lingua italiana.
Una circostanza che avrebbe reso, di fatto, superflua la fase di interpretazione linguistica che spesso accompagna episodi di questo tipo.
La notizia ha rapidamente modificato il tono della vicenda, trasformando quello che sembrava un caso di traduzione o mediazione diplomatica in una situazione più lineare del previsto.
Fonti informali parlano di una prima fase di comprensione “prudente”, seguita poi dalla constatazione che il messaggio, pur discutibile nei contenuti, non presentava barriere linguistiche.
Nel frattempo, il caso si è progressivamente ridimensionato, lasciando sullo sfondo una riflessione singolare: a volte, i chiarimenti richiesti non servono a tradurre ciò che è stato detto, ma solo a confermare che è stato capito fin troppo bene.

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BCE elimina la banconota da 500 euro: in Italia era già sparita da tempo, il 90% non l’ha mai vista.

BCE elimina la banconota da 500 euro: in Italia era già sparita da tempo, il 90% non l’ha mai vista.
La decisione della Banca Centrale Europea di dire addio alla banconota da 500 euro ha avuto, in Italia, un impatto particolare: più che una notizia economica, è sembrata una conferma ufficiale di qualcosa che molti cittadini avevano già intuito da anni.
Secondo le reazioni raccolte sul territorio, infatti, una larga parte della popolazione avrebbe scoperto l’esistenza del taglio solo in occasione del suo progressivo ritiro. Per molti, la banconota da 500 euro sarebbe rimasta un concetto più teorico che pratico, spesso associato a racconti, film o leggendarie “voci di corridoio” bancarie.
“Ne ho sempre sentito parlare, ma non l’ho mai vista dal vivo”, avrebbe commentato un cittadino, riassumendo un sentimento piuttosto diffuso.
La situazione, in alcuni casi, avrebbe assunto toni quasi filosofici: c’è chi si interroga se si possa davvero “perdere” qualcosa che non si è mai posseduto o visto.
Nel frattempo, il provvedimento della BCE procede secondo le linee già stabilite da tempo, con l’obiettivo di ridurre progressivamente l’utilizzo dei grandi tagli in contanti.
Ma sul campo, la percezione resta un’altra: per una parte consistente del Paese, non si tratta tanto di dire addio a una banconota, quanto di prendere atto che, a quanto pare, è sempre esistita davvero.

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Elezioni, per ora solo due segnali di cambiamento: una candidata sindaca donna e il “più verde” sparito dai programmi.

Frattamaggiore (NA) – A Frattamaggiore il cambiamento è sempre stato una promessa fissa.
Ogni elezione la stessa frase: “questa volta cambia tutto”.
Poi passano gli anni… e cambia giusto la grafica dei manifesti.
Questa volta però qualcosa è successo davvero.
Per ora, a dire il vero, solo due cose. Ma già fanno notizia.
La prima: tra i candidati sindaci c’è una donna.
E questo, in una città abituata da anni agli stessi nomi, è stato accolto come un evento quasi straordinario.
C’è chi giura di aver visto gente fermarsi davanti ai manifesti per controllare meglio, tipo: “Aspetta… ma è davvero una donna?”.
Altri parlano già di “svolta storica”, altri ancora stanno ancora elaborando la notizia.
La seconda novità è ancora più clamorosa: è sparito il famoso “più verde”.
Sì, proprio lui.
Quella promessa che compariva sempre nei programmi elettorali: “più verde”, “ancora più verde”, “tanto verde”.
Quest’anno, niente.
Scomparso.
Come se qualcuno, all’ultimo momento, avesse detto:
“Ragazzi, ma questo ‘più verde’… dove lo mettiamo?”
E lì è calato il silenzio.
Perché a Frattamaggiore, secondo alcune ricostruzioni, gli spazi liberi sarebbero finiti da tempo.
Pare che negli ultimi anni sia stato utilizzato tutto: terreni, cortili, angoli nascosti, perfino gli spazi tra un palazzo e l’altro.
C’è chi racconta che qualcuno abbia provato a misurare anche le aiuole spartitraffico, ma sono state già “tenute d’occhio”.
A questo punto, promettere “più verde” sarebbe diventato complicato.
Molto più complicato, a quanto pare, che promettere il mare.
Sì, perché in città gira una convinzione:
“È più facile che arriva il mare a Frattamaggiore che un altro albero”.
E sul mare, incredibilmente, qualcuno è anche disposto a crederci.
C’è già chi immagina ombrelloni a Piazza Risorgimento, lidi attrezzati su Via Roma e gente che prenota il posto per l’estate 2027.
Nel frattempo, però, la realtà è più semplice:
il “più verde” è sparito dai programmi di tutti.
Nessuno lo promette più.
E così, tra una candidata sindaca donna e la scomparsa del “più verde”, il cambiamento a Frattamaggiore, per ora, si limita a questi due segnali.
Non molti.
Ma abbastanza per far dire a qualcuno:
“Vabbè… rispetto agli altri anni, già è qualcosa.”

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