Arrivano le promesse dei candidati:Edificare sotto i ponti dell’asse mediano per evitare montagne di rifiuti e roghi tossici.

Arrivano le promesse elettorali… o quasi
A meno di un mese dalle elezioni comunali a Frattamaggiore, gli elettori sembrano già prepararsi al tradizionale sport locale: cercare un programma elettorale che non esiste. E in effetti, a guardare i candidati in campo, non c’è da sorprendersi: promesse, piani, progetti? Zero.
Tra silenzi strategici e discorsi generici, l’unica proposta che sembra emergere — e che fa discutere tutti — è un vero capolavoro di pragmatismo e creatività: costruire case anche sotto i ponti dell’asse mediano.
Sì, avete capito bene. Non si tratta di una scelta urbanistica qualunque, ma di una soluzione “due problemi in uno”:
Si sfrutta l’ultimo terreno rimasto libero in città (perché a Frattamaggiore ormai ogni centimetro è già costruito o cementificato);
Si risolvono i roghi tossici sotto i ponti, evitando così che la popolazione assista all’ennesima nube di fumi velenosi e montagne di rifiuti dati alle fiamme.
Insomma, finalmente un programma elettorale chiaro: più case per tutti, meno fuochi tossici da respirare. E tutto senza promettere niente di impossibile: a Frattamaggiore, d’altronde, peggio del degrado attuale non si può fare.
Gli elettori, tra un sopracciglio alzato e un sospiro rassegnato, possono quindi dormire sonni tranquilli: i candidati non faranno nulla che possa peggiorare la situazione, ma almeno ci saranno nuove abitazioni… sotto i ponti, dove tutto è già un po’… infuocato.
Come sempre, la politica frattese ci ricorda che quando le promesse mancano, l’arte del non fare è già un programma in sé.

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P.S. Per quelli che non colgono l’ironia in queste notizie, sappiate che è un post puramente IRONICO (Non me ne vogliano gli altri, sarà l’ingenuità, ma c’è chi non lo percepisce)

Napoli come Roma: arrivano i “centurioni degli scippi”, turisti pagano per il selfie col furto finto.

NAPOLI – È ormai ufficiale: Napoli è diventata la capitale mondiale del turismo. Nei weekend, durante i ponti, le vacanze pasquali o natalizie, la città partenopea è presa d’assalto da turisti di ogni nazionalità, tutti desiderosi di respirare l’aria unica di pizza, mandolino e… leggende metropolitane.
Una di queste leggende, che ha attraversato gli anni ’70 e ’80, raccontava di audaci scippatori pronti a sottrarre Rolex d’oro ai malcapitati automobilisti fermi al semaforo rosso. Ovviamente, nessuno li ha mai visti davvero: era un luogo comune, una sorta di folklore napoletano. Ma il mito, si sa, è più resistente della realtà.
E così, con un colpo di genio degno di un vero napoletano, qualcuno ha deciso di trasformare la leggenda in business: sono nati i finti scippatori per selfie. Sì, avete letto bene. I turisti, ormai abituati a pagare per esperienze autentiche in ogni angolo del mondo, possono ora farsi scippare… a pagamento. Basta stendersi sul marciapiede, allungare la borsa o il polso, e scattare la foto ricordo con l’attore improvvisato che finge di strapparti il portafoglio.
“La gente lo adora – racconta un operatore del nuovo servizio – vogliono il brivido, il ricordo, il selfie. È come fare un tuffo negli anni ’80 senza rischiare davvero nulla.” E infatti, a differenza dei presunti scippatori del passato, qui non si perde nulla: solo qualche euro e un sorriso.
La Polizia Locale, in un recente blitz, ha fermato due finti scippatori che si facevano pagare per foto ricordo con i turisti. “È incredibile – hanno commentato – non li avevamo mai visti prima, ma in effetti… è un’idea geniale.”
Insomma, Napoli non smette mai di sorprendere: tra pizza, mandolino e selfie con finti scippatori, la città partenopea conferma il suo primato mondiale nel turismo esperienziale vintage. E chissà, magari tra qualche anno nascerà il pacchetto completo: scippo + pizza + passeggiata sul lungomare.

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Finalmente un nuovo sindaco a cui dare la colpa di cantieri, traffico e smog: perché tanto vincono sempre i soliti.

A Frattamaggiore si avvicinano le elezioni e, come ogni cinque anni, i cittadini hanno l’opportunità di scegliere chi guiderà la città. Sembra il momento perfetto per cambiare davvero: nuove idee, nuovi volti, la possibilità di migliorare strade, verde e vivibilità.
Ma la realtà è un’altra. La maggioranza voterà chi gli ha fatto un favore personale: permessi di costruire, condoni, licenze edilizie, modifiche burocratiche ai progetti, ampliamenti di case… quei piccoli favori che creano un debito personale con chi conta davvero in città.

Così, mentre qualcuno sogna una Frattamaggiore più vivibile, le elezioni seguono la legge dei favori. Risultato? Il nuovo sindaco arriva, ma cantieri, cemento, smog e movida selvaggia restano invariati.
Negli ultimi cinque anni la città ha conosciuto il massimo del caos urbano: costruzioni ovunque, aree verdi ridotte al minimo, alberi abbattuti, traffico insostenibile e smog alle stelle nelle ore di punta. Nei weekend, Frattamaggiore è diventata meta di visitatori da tutti i paesi vicini per pub, pizzerie e locali.
Eppure il nuovo sindaco potrebbe davvero cambiare le cose: fermare lo scempio edilizio, ridare verde e aria pulita, organizzare traffico e parcheggi, contenere la movida selvaggia. Ma niente di tutto questo succederà: i consiglieri eletti grazie ai favori continueranno a guidare la città come sempre.
Tra chi prova a fare diversamente, c’è un partito emergente, che ha cercato di portare un cambiamento reale. Negli ultimi cinque anni hanno raccolto qualche voto, ma non abbastanza per eleggere consiglieri. La loro piccola base dimostra che una parte dei cittadini vuole davvero cambiare… ma i favori del passato soffocano ogni novità.
E così, alla fine, il copione è sempre lo stesso: nuovo sindaco, stessi problemi. Cantieri, traffico, smog e movida selvaggia continueranno indisturbati, mentre i cittadini continueranno a lamentarsi, perché a Frattamaggiore la rivoluzione si ferma sempre davanti a un piccolo favore personale.

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Dopo Sanremo nel mirino di Aldo Cazzullo finisce la pastiera: “Troppo da camorristi”.

Napoli – Non si placa la polemica culinario-musicale che nelle ultime settimane sta infiammando il dibattito nazionale. Dopo le dichiarazioni sulla canzone di Sal Da Vinci, Aldo Cazzullo torna a far discutere, questa volta colpendo uno dei simboli più sacri della tradizione partenopea: la pastiera napoletana.“Adoro Napoli, è una città straordinaria”, avrebbe dichiarato il giornalista, “ma la pastiera è troppo da camorristi”. Una frase che in poche ore ha fatto il giro dei social, scatenando reazioni tra l’incredulo e il divertito.Secondo alcuni osservatori, si tratterebbe di una vera e propria escalation: prima la musica, poi le zeppole di San Giuseppe e ora anche la pastiera. “A questo punto temiamo per il babà”, commenta ironicamente un cittadino, mentre un altro aggiunge: “Se continua così, tra una settimana ci vieta pure il ragù la domenica”.Intanto, le pasticcerie napoletane registrano un aumento improvviso delle vendite. “La gente entra, compra una pastiera e ride”, racconta un pasticcere. “Alcuni ci chiedono anche: ‘Questa è quella da camorristi?’”.Sui social è già nato l’hashtag #PastieraPerTutti, con centinaia di foto, video e meme che celebrano il dolce simbolo della tradizione. C’è chi la mangia per protesta, chi per orgoglio e chi semplicemente per fame.Un solo dato è certo: a Napoli, tra ricotta, grano e acqua di fiori d’arancio, la risposta è sempre la stessa — si mangia e si ride. Tutti, tranne forse Aldo Cazzullo, che continua la sua personale battaglia contro i sapori… troppo “sospetti”.

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Giovedì Santo, prete usa troppo bagnoschiuma per la lavanda dei piedi e la cerimonia si trasforma in uno schiuma party.

San Foglia la Stretta (PD) — In un Giovedì Santo che passerà agli annali locali, la tradizionale lavanda dei piedi nella piccola comunità di San Foglia la Stretta si è trasformata in uno spettacolo degno di Carnevale… ma con più schiuma e meno costumi.
Secondo i testimoni, tutto è cominciato quando don Roberto, noto per la sua attenzione all’igiene — e forse un po’ troppo alla morbidezza della pelle — ha versato una quantità di bagnoschiuma talmente generosa da far impallidire qualsiasi vasca da bagno di lusso. In pochi istanti, la zona dell’altare si è ricoperta di una coltre di schiuma bianca, trasformando la sacra cerimonia in un autentico schiuma party improvvisato.
“Io venivo per la benedizione, non per il bagno,” ha detto una fedele con un piede semi‑affogato nella montagna di schiuma. “Ma un po’ di bolle non guastano mai…”
Lo spettacolo ha lasciato i presenti tra l’incredulo e il divertito: alcuni fedeli hanno iniziato a scivolare goffamente tra risate soffocate e preghiere speranzose, mentre altri hanno pensato bene di sfruttare l’occasione per un selfie mistico‑ghignante.
Don Roberto, dal canto suo, ha cercato di portare avanti il rito come se nulla fosse, declamando le parole sacre tra una nuvola di suddetta schiuma e l’altra. A un certo punto è stato avvistato mentre cercava di recuperare il passo con le istruzioni liturgiche, ma è stato rapidamente sopraffatto da un’onda di bagnoschiuma degna di un DJ set.
Le autorità parrocchiali, interpellate dopo l’accaduto, hanno già annunciato l’intenzione di introdurre regole più severe per la quantità di “prodotti cosmetici ad effetto schiuma” ammessi durante le cerimonie. Nel frattempo, però, i fedeli di San Foglia la Stretta si godono il ricordo di un Giovedì Santo che davvero non si vede tutti i giorni.

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C’è aria di cambiamento per le prossime elezioni: i soliti consiglieri hanno cambiato il ristorante rispetto a cinque anni fa.

A Frattamaggiore, come ogni ciclo elettorale che si rispetti, i soliti consiglieri tornano a parlare di discontinuità, “campo largo” e grandi novità per la città. Peccato che negli ultimi 10 anni abbiamo assistito a un elenco di “migliorie” che definire ironico è poco: ogni pezzetto di terra libero è stato cementificato, il traffico e lo smog sono aumentati a livelli epici, e la movida del weekend ha reso insonni le notti di tanti cittadini. I benefici? Zero.
Eppure, come per magia, quando si avvicinano le prossime elezioni comunali, ecco che la voglia di cambiamento esplode. Ma dai, mica per fare più servizi o risolvere problemi! Il primo atto concreto di questa tanto decantata discontinuità è stato… cambiare ristorante.
Sì, esatto: i soliti consiglieri hanno deciso di dare aria di cambiamento iniziando proprio dalla scelta del locale dove incontrarsi per pianificare la campagna elettorale.
Insomma, se ti aspettavi innovazione vera su strade, ambiente, sicurezza, vivibilità o servizi… beh, dovrai accontentarti di sapere che almeno il ristorante dove si organizzano è diverso da quello di cinque anni fa.
E sì, forse è proprio questa la loro idea di discontinuità: non cambiare la città… ma cambiare il tavolo dove si pianifica il ritorno in consiglio.

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L’Italia perde ai rigori, l’opposizione: Meloni risponda in Aula, il popolo vuole sapere perché.

ROMA – Un dramma nazionale ha scosso ieri sera l’Italia calcistica: la nostra nazionale è stata eliminata dai Mondiali dalla temibile Bosnia, con un clamoroso 4-1 ai rigori. Ma la vera emergenza politica è già esplosa: l’opposizione ha chiesto che Giorgia Meloni riferisca immediatamente in Parlamento.“Non possiamo più tacere”, ha dichiarato un deputato dell’opposizione con la maglietta azzurra ancora sudata, “ogni rigore sbagliato è un affronto alla democrazia. Il popolo vuole risposte!”Il Governo, dal canto suo, ha preso tempo: “Stiamo ancora cercando di capire se il fallo di mano in area sia stato politico o sportivo”, ha commentato un portavoce, mentre analisti di strategia parlamentare e tattica calcistica si affannano a stilare grafici con percentuali di colpa tra arbitri, calciatori e… Palazzo Chigi.Intanto sui social impazza il dibattito: c’è chi chiede l’istituzione di una Commissione d’inchiesta speciale sui rigori, chi propone un’interrogazione urgente sulla posizione dei portieri, e chi, più pragmatico, suggerisce di convocare anche i pastori della Bosnia per chiarire come abbiano trovato tanta precisione.Il Parlamento si prepara quindi a una sessione storica: non più solo leggi e bilanci, ma rigori, panico nazionale e dichiarazioni ufficiali sulla responsabilità morale dei gol mancati. Gli italiani, tra un commento ironico e un meme, non aspettano altro che la seduta in Aula: dopotutto, come recita il nuovo motto dell’opposizione, “Se perdiamo ai rigori, almeno che sia col consenso del Parlamento”.

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Irruzione all’alba in un casolare: fermati mentre preparavano il post «In Italia l’unica cosa legale rimasta è l’ora», da pubblicare domani.

Blitz all’alba dei carabinieri in un casolare isolato, dove due soggetti sono stati fermati mentre erano intenti a ultimare la preparazione di un post destinato a essere pubblicato nella giornata di domani, in concomitanza con il ritorno dell’ora legale.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i due stavano lavorando da ore a una grafica ormai tristemente nota: sfondo bianco, caratteri cubitali e la frase «In Italia l’unica cosa legale rimasta è l’ora». Un contenuto considerato dagli inquirenti “ad alta diffusione”, capace di propagarsi in maniera incontrollata su Facebook nel giro di pochi minuti.
Durante la perquisizione sono stati sequestrati diversi dispositivi elettronici già pronti alla pubblicazione, oltre a bozze del post con leggere variazioni sul tema, tutte ritenute “ugualmente prevedibili”.
Gli investigatori parlano di un fenomeno che si ripete con cadenza annuale. “All’inizio poteva sembrare una battuta,” spiegano fonti vicine alle indagini, “ma col passare degli anni si è trasformata in una vera e propria abitudine reiterata, difficile da arginare”.
Determinante sarebbe stata una segnalazione anonima partita da un utente esasperato, che avrebbe riconosciuto in anticipo i segnali tipici della preparazione del contenuto: apertura di Facebook, ricerca di una pagina bianca e digitazione lenta ma decisa della frase.
Le indagini proseguono per verificare eventuali collegamenti con altri soggetti che, nelle stesse ore, starebbero preparando contenuti analoghi da diffondere su larga scala.
Non si esclude che nelle prossime ore possano scattare nuovi controlli su tutto il territorio nazionale.

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Portofino: ladro stile Robin Hood ruba ai ricchi per darlo ai poveri, non li trova e si tiene tutto.

PORTOFINO – Un ladro con velleità da Robin Hood ha scoperto l’impossibile a Portofino: tentare di fare beneficenza è praticamente un reato contro il nulla. Armato di zaino, mascherina e buone intenzioni, il malcapitato ha deciso di “rubare ai ricchi per dare ai poveri”, ma dopo ore di ricerche non ha trovato nemmeno un povero.“Sembra che qui l’unico colore visibile sia il verde dei conti in banca”, ha commentato sconsolato il ladro, che alla fine ha deciso di tenersi tutto. Bottino? Un conto corrente gonfio, una villa in affitto e un aperitivo pagato al locale più esclusivo del porto.Non è un caso isolato: altre zone d’Italia – da Forte dei Marmi a Cortina, passando per Portovenere – sembrano aver bandito i poveri. “Se provi a fare beneficenza, ti senti un alieno”, ha raccontato un turista di passaggio. “Ti guardano come se stessi rubando l’aria ai gabbiani”.In effetti, chiunque viva qui sa che la vera sfida non è sopravvivere, ma trovare qualcuno a cui regalare qualcosa senza finire per arricchirsi da solo. Robin Hood, se fosse nato oggi, probabilmente farebbe lo stesso: rubare ai ricchi, cercare i poveri e… ritrovarsi più ricco di prima.

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Referendum insegna: basta una X per far votare in massa, candidato alle prossime comunali fa scrivere “detto X” accanto al suo nome.

A Frattamaggiore il recente referendum avrebbe lasciato un insegnamento molto chiaro: quando per votare basta fare una semplice X, la partecipazione aumenta e gli elettori si presentano in massa alle urne.
Proprio partendo da questa “lezione”, un candidato alle prossime elezioni comunali avrebbe deciso di adottare una strategia tanto semplice quanto efficace: far scrivere accanto al proprio nome e cognome, direttamente sulle liste, la dicitura “detto X”.
Secondo alcune voci che circolano lungo il corso, l’idea sarebbe nata osservando il comportamento degli elettori durante il referendum, dove lo sforzo richiesto si sarebbe limitato alla classica crocetta sulla scheda.
Non si tratta, in realtà, di una novità assoluta. In passato, diversi candidati hanno utilizzato il “detto” per farsi riconoscere più facilmente. È il caso, ad esempio, dell’onorevole Concetta Giordano, conosciuta da tutti come “Conny”, nome con cui compariva accanto al proprio nelle liste.
Questa volta, però, il livello sembra essersi alzato: non più solo un soprannome per farsi riconoscere, ma una vera e propria scorciatoia per il voto.
L’obiettivo sarebbe quello di semplificare al massimo l’esperienza dell’elettore: entrare nel seggio, individuare il candidato e completare tutto con una sola, rapida X.
Intanto tra i cittadini c’è chi guarda con curiosità a questa possibile evoluzione, immaginando che nelle prossime settimane possano comparire anche altre soluzioni ancora più immediate.
Al momento, però, una cosa sembra certa: a Frattamaggiore la campagna elettorale entra nel vivo, e c’è già chi ha deciso di puntare tutto sul gesto più semplice di tutti. Una X.

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